«Con la scomparsa di Achille Mauri, il mondo del libro e della cultura perde un sicuro punto di riferimento. Ha fatto della curiosità intellettuale una ragione di vita» ha dichiarato il presidente dell’Associazione Italiana Editori Ricardo Franco Levi. «Alla presidenza di Messaggerie Italiane così come della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, che lui ha guidato con appassionata attenzione, e più recentemente nell’avventura di BookCity, Achille Mauri, personalità unica e amante della vita e della libertà, si è sempre speso per portare i libri, quanti più numerosi e diversi possibile, all’attenzione dei lettori italiani. Era una persona che viveva con gioia e così lo ricorderemo a Venezia tra pochi giorni, in occasione della prima edizione della Scuola durante la quale purtroppo non potremo sentire la sua voce» ha concluso Levi.

Nel 2013, in occasione dei trent’anni della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri, Giovanni Peresson intervistava per il Giornale della libreria Achille Mauri, a proposito delle trasformazioni del mondo del libro e del concetto di libreria, chiedendogli se il «libraio medio» fosse pronto al cambio culturale in atto. Questo un estratto del suo pensiero e delle sue parole, pubblicate sul numero di gennaio di dieci anni fa, con cui oggi vogliamo ricordarlo.

«Perché il bookshop del Moma a New York – con i suoi libri ma anche con la sua ‘gadgetteria’ sofisticata, colta, di qualità – è una delle migliori librerie del mondo? Perché alle spalle ha il Moma, cioè uno dei luoghi con una cultura della modernità più raffinata al mondo. Questo paragone non lo possiamo applicare anche alla libreria? Non pensano i librai che la loro cultura possa servire anche per ripensare in modo spregiudicato e nuovo al loro assortimento senza aver paura neanche dei gadget più innovativi e strani purché coerenti con l’idea di modernità di cui si devono fare portatori?» aveva risposto Mauri. «Perché il libraio non può pensare di vendere un e-reader? Bisogna usare questi strumenti e con la maggior spregiudicatezza possibile. Chiudono le drogherie? Noi apriamo le drogherie nelle librerie. Sostituiremo quello che non c’è più. Reinventare ciò che manca, ecco la nostra missione. Presidiare ciò che manca, avendo nella gerla, come i vecchi pontremolesi, il libro che è la nostra passione. Io non voglio che il libro venga venduto in una gerla, ma che sia affiancato da confezioni il cui margine e le rotazioni mi aiutino ad andare in vacanza. Un conto è presidiare il territorio, un contro è soffrire. La libreria deve cercare di non soffrire, e per non soffrire deve farsi portatrice di futuro».