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Persone

Alfieri Lorenzon: i miei 13 anni in AIE

di Samuele Cafasso notizia del 10 dicembre 2020

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«Per il libro sono cambiate più cose negli ultimi dieci anni che nei cento precedenti». Alfieri Lorenzon lascia l’Associazione Italiana Editori dopo 13 anni: dal primo gennaio sarà Fabio Del Giudice a ricoprire l’incarico di direttore di AIE. Manager di numeri e organizzazione, abituato a lavorare nelle retrovie, per una volta Lorenzon accetta di gettare uno sguardo alla strada percorsa negli ultimi tredici anni parlando in prima persona, «anche se il lavoro di questi anni è soprattutto frutto di un noi fatto delle professionalità interne all’Associazione, quelle attuali e quelle che si sono susseguite nel corso degli anni e che ho avuto il privilegio di conoscere».


Fabio Del Giudice e Alfieri Lorenzon


Il minimo che si possa dire, è che Lorenzon è stato un osservatore privilegiato del mondo del libro in Italia e, per AIE, uno dei motori delle iniziative che si sono susseguite nel corso degli anni: «Credo che in questi tredici anni abbiamo vissuto, come editoria, dei passaggi veramente problematici. La più grande crisi economica dal 1929 da cui ci siamo risollevati appena due anni fa, per affrontare adesso l’emergenza Covid. Un cambiamento tecnologico rilevante che, per un certo periodo, ha fatto gridare molti alla morte del libro, cosa che non è avvenuta. Almeno 3-4 riforme scolastiche che hanno impattato pesantemente sugli editori, che si sono mostrati capaci di adeguare la loro offerta al digitale». In questa mega-accelerazione, «oggi vediamo che i percorsi di trasformazione che abbiamo affrontato, di cui gli editori in primis si sono fatti carico, ci hanno consentito di affrontare meglio l’emergenza epidemia: la velocità del cambiamento è sempre una variabile difficile da gestire, ma il nostro mondo sta dimostrando di averla affrontata bene».

Se molto è cambiato a livello di contesto, il «centro» dell’Associazione, inteso come obiettivi e tappe per conseguirli, è rimasto costante: «Il problema italiano non è mai stato la produzione editoriale, ma la domanda e quindi la lettura. Tredici anni fa c’erano poche iniziative in questo senso, era stato creato da poco il Centro per il libro e la lettura, si investiva ancora poco; ma adesso le cose sono cambiate e AIE e gli editori hanno avuto un ruolo centrale, non solo di sensibilizzazione. Penso all’iniziativa #ioleggoperché che, in cinque anni, ha portato ben oltre un milione di libri nelle biblioteche scolastiche e che è stato un successo anche in un anno complicato come questo». Pochi anni prima, nel 2014, l’Associazione aveva lanciato la campagna «Un libro è un libro», a favore dell’equiparazione dell’Iva sugli e-book al livello di quella per i libri cartacei: «Una battaglia vinta in Italia e in Europa e dove siamo stati centrali anche nell’evidenziare un principio: è la produzione culturale ad essere centrale, non il mezzo attraverso cui viene veicolata».

Ma negli ultimi tredici anni Lorenzon non nasconde ci siano stati anche passaggi più complicati, incomprensioni: «Nel 2017 abbiamo sposato il progetto di una grande fiera del libro a Milano, che non lavorasse in competizione con altre iniziative, ma che mettesse questa città così importante per le professioni del libro in Italia al centro dell’attenzione. Ci sono state delle incomprensioni, è vero, ma credo che sia una fase che abbiamo superato confermando che ogni tipo di manifestazione dove si promuove il libro e la lettura è appoggiata dall’Associazione e, allo stesso tempo, rivendicando il nostro ruolo di rappresentanti degli interessi degli editori. Questo vale sempre e voglio ribadirlo al di là di contrapposizioni che non hanno, a mio modo di vedere, grande ragione d’essere. Il nostro faro è la difesa degli editori, di tutti gli editori, e lo abbiamo dimostrato anche recentemente aprendo, durante l’emergenza Coronavirus, la nostra newsletter di servizio anche ai non soci».

L’Associazione Italiana Editori che a dicembre lascia, conclude Lorenzon, è un’associazione che ha un livello di rappresentatività e autorevolezza «che è stata guadagnata grazie alle nostre iniziative su tutti i fronti, a partire dalla libertà di edizione. È un ruolo che ci è riconosciuto a livello europeo: quando sono arrivato il presidente di AIE era anche presidente di FEP, mentre l’attuale presidente Levi è vicepresidente della Federazione europea e sarà al vertice tra due anni. Significativa, inoltre, la scelta della Fiera del Libro di Francoforte di indicare il nostro Paese come ospite d’onore nel 2024».

«Ma è un ruolo – continua - che ci è riconosciuto soprattutto a livello nazionale: come si è visto anche in occasione dei 150 anni di vita della nostra associazione, celebrati a Roma lo scorso anno alla presenza del presidente Mattarella. Tutto questo è un patrimonio che si è creato e rafforzato nel corso degli anni lavorando a servizio di tutti gli editori: io ho cercato di fare fino in fondo la mia parte».

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano, dove ho frequentato il master in giornalismo dell’Università Iulm e quello di editoria di Unimi, Fondazione Mondadori e AIE. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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