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Mercato

Spagna, Portogallo e Grecia. I mercati del libro durante l’emergenza Covid-19

di Antonio Lolli notizia del 21 maggio 2020

Attenzione, controllare i dati.

I risultati del mercato editoriale nei primi mesi del 2020 hanno risentito pesantemente degli effetti dell’emergenza coronavirus in tutti i principali Paesi. In diversi articoli abbiamo già raccontato la situazione in Francia, Germania, Austria, Cina e Russia, caratterizzata diffusamente da forti cali delle vendite di libri e da qualche piccola boccata di ossigeno data soprattutto dagli store online.

Diamo ora uno sguardo all’andamento del settore in questo difficile periodo in tre Paesi dell’Europa meridionale: Spagna, Portogallo e Grecia. Paesi caratterizzati da economie diverse in termini di dimensioni e di organizzazione del tessuto produttivo, ma caratterizzati in generale da una maggiore fragilità rispetto a quelli dell’Europa centrale e settentrionale.  

La Spagna è stato uno dei Paesi europei più colpiti dall’emergenza, al terzo posto per numero di contagi nel mondo dopo Stati Uniti e Russia. Una grave situazione sanitaria che ha portato alla chiusura di tutte le attività non essenziali a partire dal 14 marzo. Le librerie hanno potuto riaprire lunedì 4 maggio ma solo su appuntamento e con una capienza limitata. Secondo i dati pubblicati dalla Federación de Gremios de Editores de España, si stima un calo addirittura dell’80% delle vendite di libri nelle settimane più critiche di marzo e aprile, caratterizzate dal lockdown delle attività. E circa il 50% delle aziende attive nel settore hanno attivato un Expediente de regulación temporal de empleo (ERTE), una sorta di cassa integrazione temporanea prevista dalla legislazione spagnola.
A fronte della grave crisi prevista per il settore, il governo ha previsto uno stanziamento di 75 milioni di euro a sostegno del settore culturale. Di questi però, solo 5 milioni di euro sono destinati al settore editoriale e specificatamente alle librerie indipendenti. Una misura definita «insufficiente» da editori, distributori e librai che richiedono il varo di misure organiche a sostegno dell’intero settore.

Anche il mercato del libro portoghese ha subito notevoli cali di fatturato a causa del coronavirus. Basti osservare che nella settimana compresa tra il 16 e il 22 marzo le vendite di libri sono diminuite del 63,3% a valore. E il risultato peggiore – secondo Gfk Portugal – è stato ottenuto dalle librerie fisiche, con un -73% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Tra i generi che hanno registrato le maggiori perdite troviamo – inaspettatamente – il settore «hobby e tempo libero» con un -75% a valore, seguito dai libri per bambini e ragazzi (-64%) e dalla narrativa (-58%).

E infine la Grecia, che con solo 2.800 contagiati e 162 vittime finora è stata uno dei Paesi europei che ha registrato numeri più contenuti legati alla diffusione dell’epidemia. Questo risultato positivo dal punto di vista sanitario è dovuto in particolare al blocco delle attività deciso dal governo greco a partire dall’11 marzo quando i casi erano solo 99 e non c’era stata ancora alcuna vittima. La chiusura delle attività ha però portato a una crisi economica che sta compromettendo alcuni settori vitali per l’economia greca, primo fra tutti il turismo.
Come avvenuto in Spagna, le librerie hanno potuto riaprire lunedì 4 maggio, insieme alle cartolerie e ad altri esercizi come panetterie, giornalai, parrucchieri ed estetisti. Un mese e mezzo di chiusura che ha portato a ingenti perdite per il settore e i cui effetti si ripercuoteranno anche sui risultati dei prossimi mesi.
Secondo il presidente dell’Associazione greca degli editori e dei librai (ENELVI) Ioannis Konstantaropoulos, si prevede quest’anno un calo del fatturato di circa il 30-40% «per un mercato che era appena riemerso dalla lunghissima crisi degli ultimi anni». È importante osservare che, prima della crisi economica iniziata nel 2009, il mercato del libro greco nei canali trade valeva circa 250 milioni di euro. Un valore che si era poi ridotto drasticamente, stabilizzandosi a 150-160 milioni di euro negli ultimi due anni. Questa nuova situazione quindi porterebbe a un ulteriore crollo di un settore già gravemente danneggiato dalla crisi economica che il Paese ha dovuto affrontare nel decennio scorso.

Nell'immagine di sfondo: l'ingresso della libreria Atlantis Books (Βιβλιοπωλειο Ατλαντιδα) a Oia, sull'isola greca di Santorini.
Norbert Nagel / CC BY-SA (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0)

L'autore: Antonio Lolli

Editor presso la redazione del Giornale della libreria. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’università di Bologna, seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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