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Mercato

#libroslibres, l’hashtag che apre il mercato editoriale argentino

di Alessandra Rotondo notizia del 8 gennaio 2016

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Dal 2010 in Argentina è in vigore una legge (la Resolución 453/2010) che limita l’importazione nel Paese di libri provenienti da editorie estere e anche di una serie di prodotti (come carta, inchiostri e altri materiali) connessi alla produzione libraria.
Questo provvedimento, preso nell’ottica autarchica di proteggere l’economia argentina dalla concorrenza dei più floridi e competitivi mercati stranieri, si è dimostrata – nel corso degli anni – una misura fortemente penalizzante. Sicuramente per gli editori stranieri (che hanno visto comprimersi il loro mercato globale) e per i lettori che, dovendosi servire da un «offerente unico», hanno perso in varietà, possibilità di scelta e accesso alla bibliodiversità; ma anche per gli editori autoctoni, da un lato chiamati a sobbarcarsi un carico di lavoro – quello per la traduzione e la pubblicazione in patria di opere costose e complesse – che spesso non sono in grado di sostenere, dall’altro afflitti da una sempre crescente perdita di competitività, determinata dal concorrere – di fatto – in un mercato chiuso.
Qualche giorno fa, però, il Ministro della cultura argentino ha lanciato l’hashtag #libroslibres, per diffondere capillarmente le modifiche impresse alla legge 453/2010 dalla Resolución 1/2016, che attenua di molto le limitazioni precedenti, aprendo il mercato argentino dei prodotti editoriali ai concorrenti stranieri.
La soluzione è motivata, da un lato, dal crollo dell’importazione che il precedente provvedimento ha determinato (- 65% dal 2011 al 2014), dall’altro, dall’esistenza di una legge fondamentale del Governo argentino (la 25.446) che riconosce nei libri e nella lettura strumenti indispensabili per favorire l’arricchimento e la diffusione della cultura, implicitamente violata dalle restrizioni imposte al settore.
A quanti obiettano che ciascun prodotto importato potrebbe essere agevolmente sostituito da uno «locale», Trinidad Vergara – presidente della Cámara Argentina de Publicaciones (l’associazione di categoria degli editori argentini) – risponde che è improbabile applicare questo principio all’editoria: «pretendere di sostituire un libro con un altro è altrettanto assurdo che pretendere di sostituire una persona con un’altra».

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Fondazione Mondadori, Unimi e Aie. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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