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Mercato

Liberi, sincretici, transmediali: perché in Italia ci piacciono tanto i fumetti (e i manga)

di Alessandra Rotondo notizia del 19 maggio 2022

Attenzione, controllare i dati.

Il 10% dei libri venduti nel 2021 nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione sono libri a fumetti. Un libro su dieci in termini di copie, quasi il 6% del volume totale del mercato di varia (romanzi, saggistica, manualistica e libri per ragazzi). E i numeri dei primi quattro mesi del 2022 indicano che il trend è ancora in crescita: nel periodo tra gennaio e aprile i fumetti sono arrivati a pesare il 12,3% sul numero di copie e il 7% a valore.
 
L’Associazione Italiana Editori – in collaborazione con il programma Eudicom finanziato dalla Commissione Europea attraverso Europa Creativa – ha presentato oggi al Salone del libro di Torino i numeri del mercato fumetti in Italia. Un mercato eterogeneo, come si coglie dalla classifica dedicata del GDL, fatto di strisce a fumetti, supereroi, graphic novel… e manga: la grande forza trainante del 2021 con i suoi 58,3 milioni di euro di vendite (erano stati poco più di 11 nel 2019).
 
Una «tempesta perfetta», la definisce Marco Schiavone (Edizioni BD) riflettendo sulle ragioni del loro successo: con il manga che ha raggiunto ottimi livelli in termini di qualità e varietà dell’offerta e la pandemia che ha costretto in casa i ragazzi, incentivando la lettura e l’esplorazione delle storie.
 
È un consumo, quello dei manga, che passa anche molto per la transmedialità, come fa notare Renato Franchi (Edizioni Star Comics): «I ragazzi scoprono la storia attraverso il prodotto d’animazione, da lì arrivano al manga e vengono coinvolti dalla sua lunghissima serialità».
 
Ma è anche e soprattutto una questione di linguaggio, di temi, di libertà. «Il linguaggio più contemporaneo in assoluto» lo ha definito Emanuele Di Giorgi (Tunué, responsabile commissione comics e graphic novels di AIE) parlando in generale del fumetto. «Quello che ha ibridato ogni tipo di comunicazione, realizzando da sempre quella commistione tra testo e immagine che è così familiare a chi è nativo di social e digitale».
 
«Il nostro core è il fumetto supereroistico, che arrivando dal cuore dell’occidente è estremamente politically correct» racconta Sara Mattioli (Panini Comics). «I manga, invece, beneficiano ancora di una libertà di cui i lettori più giovani vanno in cerca. Nel loro linguaggio c’è tutto lo spettro di sottogeneri, livelli di lettura e complessità del romanzo». Il manga è una sorta di nuovo romanzo di formazione per le generazioni più giovani, insomma.
 
La crescita dimensionale del mercato del fumetto è legata anche dalla sua diffusione in libreria, un canale di vendita che si va affermando accanto a quelli tradizionali dell’edicola e della fumetteria. «Noi siamo nati 13 anni fa quando vendere i fumetti in libreria era un sogno, una chimera» racconta Caterina Marietti (BAO Publishing). «Per gli editori di fumetti c’è sempre una barriera culturale da spezzare». L’ingresso in libreria – con il fenomeno Zerocalcare ma non solo – ha aiutato molto, ma adesso la palla passa anche ai librai: «Chiediamo aiuto a loro, affinché organizzino al meglio i loro scaffali con i nostri libri, dando conto delle differenze tra graphic novel, manga, prodotti per bambini… E magari formandosi per aiutare il lettore a scegliere».
 
Come continuare a coltivare la crescita del fumetto? Condividendo la responsabilità di non «rompere il giocattolo – suggerisce Schiavone – magari cercando l’allargamento del mercato con metodi che danneggiano il pubblico di riferimento». «Si deve avere criterio nel pubblicare» gli fa eco Marietti. «Curando bene gli autori esordienti, per esempio, accompagnandoli alla pubblicazione nei tempi giusti. E non buttandosi su questo genere, parlo per gli altri editori, solo perché al momento “funziona”».

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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