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Mercato

Giappone. Il mercato editoriale resiste grazie ai manga e al digitale

di Antonio Lolli notizia del 3 febbraio 2020

Attenzione, controllare i dati.

Con 1.543 miliardi di yen (circa 12,7 miliardi di euro) il mercato editoriale giapponese, comprensivo di libri, periodici e riviste in formato cartaceo e digitale, si è mantenuto pressoché stabile nel 2019, con un +0,2% rispetto all’anno precedente. Il settore digitale ha confermato la sua sempre maggiore importanza, rappresentando oggi il 19,9% del mercato totale. Questi sono alcuni dei principali dati che emergono dalla fotografia scattata dall’Associazione degli editori giapponesi di libri e riviste (AJPEA). Il quadro è quello di un settore che trova nel digitale e nei manga i principali punti di forza per resistere a una tendenza complessiva alla contrazione presente già da diversi anni. Era il 1996 – l’annus horribilis per l’editoria giapponese – quando è comparso il primo segno negativo nelle vendite di libri e riviste dopo un lungo periodo di espansione ininterrotta.

La – seppur debolissima – crescita del 2019 è dovuta in larga parte all’aumento a doppia cifra del fatturato digitale. Se da una parte infatti il mercato dei prodotti cartacei ha registrato un calo del 4,3% rispetto al 2018, attestandosi a 1.236 miliardi di yen, dall’altro il settore digitale ha ottenuto un consistente segno positivo (+23,9%) arrivando a 307,2 miliardi di yen. Dal confronto di quest’ultimo valore con quello registrato nel 2015 (150,2 miliardi di yen) si può osservare come il settore sia raddoppiato in termini di fatturato in soli cinque anni.




I giapponesi – come è facilmente prevedibile – si confermano grandi amanti dei manga. La categoria ottiene un aumento sia in formato cartaceo (+4,0%) sia in formato digitale (+29,5%). I manga rappresentano oggi l’84,4% delle vendite complessive di formati digitali in Giappone. Tra i motivi che hanno permesso questa ulteriore crescita nel 2019, l’AJPEA menziona la pubblicazione di alcuni grandi best seller come il manga Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba pubblicato da Shūeisha, e l’aumento dei prezzi che i grandi editori hanno applicato a partire dall’estate 2018. Ma non solo: a contribuire è stata anche la chiusura nell’aprile dello scorso anno di Mangamura, un conosciutissimo sito pirata di manga che, secondo alcune stime, sarebbe stato visitato tra il settembre del 2017 e il febbraio del 2018, almeno 620 milioni di volte, provocando un danno alle aziende di 320 miliardi di yen.

Nell’ambito del settore digitale, gli e-book hanno registrato una crescita dell’8,7% con un giro d’affari di 34,9 miliardi di yen, grazie in particolare ai buoni risultati della light novel – un tipo di romanzo illustrato molto amato in Giappone che presenta caratteristiche simili ai manga – e del self help,  mentre le riviste digitali hanno subito una contrazione del 16,7%.

Per avere un’idea del numero di case editrici presenti nel Paese del Sol Levante bisogna fare riferimento agli ultimi dati disponibili, relativi al 2016. La stima è di 3.489 case editrici attive, di cui 2.660 con sede a Tokyo. La maggior parte sono realtà medio-piccole: il 52% ha meno di 10 dipendenti, mentre il 23% da 11 a 50. Tra i principali editori figurano Kōdansha, che pubblica libri, riviste e manga, Shūeisha, attiva soprattutto nei manga (ha pubblicato tra gli altri Dragon Ball e Naruto) e Kadokawa, anch’essa con un focus particolare sull’universo manga.

L'autore: Antonio Lolli

Redattore scientifico iscritto all'ordine degli ingegneri della provincia di Modena. Dopo la laurea in Ingegneria e l’esperienza di ricerca in ambito accademico svolta presso l’Università di Bologna, ho frequentato il master in editoria dell'Università Cattolica di Milano e ho lavorato diversi anni alla redazione del Giornale della libreria. Seguo il mondo editoriale nelle sue diverse sfaccettature, con particolare interesse per il confronto tra le realtà dei diversi Paesi del mondo e per le ultime novità dal punto di vista produttivo e tecnologico.

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