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Librerie

Thalia, la quota di maggioranza va all’editore tedesco Herder

di Camilla Pelizzoli notizia del 12 luglio 2016

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Thalia è un nome ben noto ai lettori tedeschi. Con i suoi 280 punti vendita in Germania, Austria e Svizzera, è la catena libraria più presente nei paesi germanofoni; inoltre ha anche sviluppato i reader Tolino, insieme alle catene Hugendubel e Weltbild (con la collaborazione tecnica di Deutsche Telekom), portato e distribuito qui in Italia in collaborazione con Messaggerie, Ibs.it e Librerie Ibs.  

Fondata nel 1919 ad Amburgo e presto ampliatasi con delle sedi nei principali centri tedeschi (anche attraverso una politica di acquisizioni piuttosto importante negli anni ’70-’80), la catena è poi passata per diverse mani: le azioni della Thalia Holding erano divise, fino al 2012, tra Buch & Medien (controllata al 100% dalla Douglas Holding), che ne possedeva il 75%, e Könnecke-Beteiligungs, il cui partner principale era la famiglia Könnecke, che aveva acquisito Thalia nel 1931. Per la fine dello stesso 2012, tuttavia, la Douglas Holding aveva ottenuto la proprietà del 100% di Thalia, per poi cederne una quota importante alla società di private equity Advent International, mantenendo  per sé solo il 20%.

Ora, però, c’è di nuovo aria di cambiamento, dopo che per molti mesi si sono rincorse voci riguardanti l’intenzione di Advent di trovare un acquirente per le proprie quote. Ieri è stato annunciato formalmente, infatti, l’acquisto della quota di maggioranza da parte di un consorzio proprietario guidato dalla famiglia Herder, che può vantare una storia secolare nell’editoria: Manuel Herder è l’esponente della sesta generazione attiva nel settore. Gli Herder si occupano di libri dal 1801, con il capostipite Bartholomäus Herder, e sin dalla fondazione pubblicano principalmente libri di ambito religioso.

Advent International e la famiglia Kreke (proprietaria della Douglas Holding) rimangono azionisti del gruppo, pur con percentuali molto minori; inoltre, a loro si aggiungono i managing partner Leif Göritz, imprenditore e già parte del consiglio direttivo della Herder, e Michael Busch, attuale amministratore delegato di Thalia. Le quote esatte dei nuovi investitori, tuttavia, non sono state rivelate, così come rimane al momento sconosciuta la somma effettivamente collocata dagli Herder (ma diverse fonti riportano come probabile una cifra di poco superiore ai 100 milioni di euro); e soprattutto l’operazione, al momento, è ancora soggetta all’approvazione dell’antitrust.

Come è stato sottolineato anche da Christina Schulte su Boersenblatt, due delle conseguenze più importanti di questo affare sono le possibilità che apre per la casa editrice Herder – oltre agli eventuali svantaggi nei rapporti con altri librai, se questi dovessero cominciare a vedere i loro libri come «legati alla concorrenza» – e il fatto che l’avvento di una realtà così legata all’ambito editoriale porti a un investimento a lungo termine, portato avanti da esponenti del settore in grado di comprendere i ritmi e i tempi dell’industria libraria.

Per quanto riguarda il primo punto, Michael Busch ha subito sottolineato che i librai non dovranno temere ingerenze da parte della casa editrice: «la gamma di libri disponibile nelle librerie deve essere innanzitutto adeguata per i clienti» ha detto in un’intervista, sottolineando poi la presenza e l’importanza delle opinioni degli altri soci.

Passando al secondo punto, poi, possiamo riferci alle parole dette dallo stesso Manuel Herder, che ha affermato che Thalia sarà sempre attenta alla cultura della lettura e alle istanze dei lettori: «le intense discussioni delle ultime settimane» ha aggiunto «hanno dimostrato che condividiamo con la famiglia Kreke e il team di gestione guidato da Michael Busch gli stessi valori e una visione a lungo termine per Thalia».

L'autore: Camilla Pelizzoli

Laureata in Lettere moderne (con indirizzo critico-editoriale), ho frequentato il Master in editoria. Mi interessa la «vita segreta» che precede la pubblicazione di un libro – di carta o digitale – e mi incuriosiscono le nuove forme di narrazione, le dinamiche delle nicchie editoriali e il mondo dei blog (in particolare quelli letterari).

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