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Librerie

I segreti del successo delle librerie indipendenti americane: il caso della libreria Green Apple

di Elena Refraschini notizia del 2 aprile 2015

Attenzione, controllare i dati.

Dopo le prime due puntate (le trovate qui e qui) pubblicate nelle scorse settimane, continua il nostro viaggio tra le librerie indipendenti americane.  
Oggi parliamo della Green Apple, libreria storica di San Francisco che ha recentemente aperto una nuova sede. Fondata da Richard Savoy nel 1967, la libreria ha vissuto nella città e con la città cinque decadi di storia. A partire dal 1999 Savoy ha liquidato progressivamente il negozio ai tre dipendenti storici Kevin Hunsanger, Kevin Ryan e Pete Mulvihill potendo così monitorare il successo del negozio e dando l’occasione ai nuovi proprietari di imparare il mestiere dal loro mentore. «Green Apple è apparentemente semplice, umile, persino ingannevole» ha detto lo scrittore Dave Eggers, ricordando quando la scambiò per un mercato ortifrutticolo. «Ma è una libreria, e di prim’ordine». Ne parliamo con l’attuale proprietario, Pete Mulvihill.

Prima di tutto, qualche numero: metratura del negozio, quanti libri tenete, quanti librai lavorano con voi?
Adesso abbiamo due negozi. Nel negozio principale di Clement Street abbiamo circa 750 mq di superficie, due vetrine e 28 librai. Non so quanti libri abbiamo a magazzino, ma saranno almeno 100.000. Nel nostro nuovo negozio, Green Apple Books on the Park, sulla 9th Street nel quartiere Inner Sunset, abbiamo 2.200 mq di superficie, 7 librai e circa 35.000 libri. 

In che modo Book Passage costruisce la sua comunità e questo come influenza il suo giro d'affari?
La comunità è una parte importante del nostro successo, sia in modi che sono visibili al pubblico, sia da dietro le quinte. Il coinvolgimento del pubblico va da presentazioni con gli autori o partnership con altre istituzioni letterarie (il festival Liquake, per esempio) al coinvolgimento di altre aziende e associazioni (abbiamo contribuito alla creazione di Sfloma, faccio parte del consiglio della Ncba, della Clement Street Merchants Association ecc.). Siamo stati anche la forza propulsiva dietro all’Independent Bookstore Day, coinvolgendo i nostri colleghi librai – 350 dei quali parteciperanno anche quest’anno. Ogni donazione di un buono regalo Green Apple alle scuole, ogni evento che organizziamo in un’altra sede, ogni riunione alla quale partecipiamo per supportare il tessuto economico locale – tutto questo contribuisce all’identità del brand Green Apple nel lungo periodo. 

Il 2014 è stato un anno positivo per gli indipendenti: a cosa attribuite questo successo?
Onestamente, per quanto cerchiamo di innovarci, i consumatori votano con il loro portafoglio ogni giorno. Perciò, il merito è degli amanti dei libri e anche dell’economia che sta ripartendo. Poi, San Francisco è una città che sostiene il consumo locale, dà valore alla serendipità che si può trovare in una libreria fisica. E ai suoi abitanti piace avere un «terzo luogo» (fuori dalla casa e dal lavoro) dove incontrare gli amici. Tanto è cambiato da dietro le quinte, come un più rapido rifornimento delle librerie sulla costa Ovest, ma principalmente dobbiamo ringraziare le centinaia di persone che acquistano qui ogni giorno. 

Può raccontarci un episodio che mostri la capacità di Book Passage di cogliere al volo un’opportunità e usarla a proprio vantaggio?
Certamente. Qualche anno fa notammo che compravamo più libri usati di quelli che riuscivamo a vendere. Abbiamo contattato allora diversi proprietari di caffè nella zona e li abbiamo coinvolti in un programma che ci consente di comprare di meglio da chi vende, far conoscere il negozio in altri luoghi e guadagnare qualcosina in più. Sostanzialmente, abbiamo posizionato delle librerie nei bar (un bar ha sei scaffali), le riempiamo con bei libri usati in conto deposito, e chiediamo al bar 2,50 dollari a libro ogni volta che riforniamo le librerie ogni tot settimane. Dividiamo il guadagno con i bar, ed è un bel modo per farci conoscere anche da chi ancora non ci frequenta.

Qualche considerazione finale?
Per chiudere, vorrei solo aggiungere che noi americani abbiamo tanto da imparare dagli altri Paesi. Per esempio, la legge che vieta gli sconti in Francia farebbe miracoli nel riequilibrare il mercato della vendita di libri negli Stati Uniti. Se i librai italiani avessero dei suggerimenti per noi... siamo tutt’orecchi! 

L'autore: Elena Refraschini

Dopo aver vissuto negli Stati Uniti e in Cina mi sono stabilita a Milano. Se non ho tra le mani un libro (e tre in borsa), sono rannicchiata vicino al finestrino di un treno a lunga percorrenza, armata di diario e macchina fotografica. Lavoro nell'editoria e nella scuola, e dal 2010 mi occupo per il Giornale della libreria di storie di libri e librerie nel mondo.

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