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Librerie

Come sarà ALI dopo l’ingresso di Mondadori, Feltrinelli e Giunti

di Samuele Cafasso notizia del 29 giugno 2021

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La svolta, racconta il presidente dell’Associazione Librai Italiani (ALI) Paolo Ambrosini, è arrivata «quando durante il lockdown ci siamo impegnati con il ministero perché l’apertura delle librerie fosse consentita anche nei centri commerciali: lì penso che sia stato chiaro a chiunque che noi potevamo lavorare nell’interesse di tutti», e quindi anche per le librerie di catena che, apprestandosi ad entrare in ALI, cambieranno il volto dell’Associazione. Ad oggi ALI rappresenta in maniera diretta 350 librerie a cui bisogna aggiungere gli esercizi iscritti alle associazioni locali di Confcommercio che portano così la rappresentanza a un numero stimato e dichiarato dall’Associazione di circa 1300 punti vendita. A questi si aggiungeranno adesso «112 librerie Feltrinelli, 227 di Giunti e 34 di Mondadori, ovvero le librerie di catena pura, ma poi lavoreremo con i dirigenti di Mondadori e Feltrinelli per coinvolgere anche le librerie in franchising», alcune già presenti in Associazione (sono più di 500 le librerie di Mondadori Retail in franchising presenti in tutta Italia). In futuro, apre Ambrosini «si può andare anche oltre, ad esempio capendo se il mondo dell’editoria cattolica, le sue catene, sono interessate a questa operazione».

L’ingresso non è ancora stato ufficializzato ma, dopo che lo scorso 22 giugno in Consiglio è stata formalizzata la richiesta di Librerie Feltrinelli, Giunti e Mondadori Retail, la strada è tutta in discesa. «Una ALI che ha dentro anche le tre catene editoriali principali ci rafforza con le istituzioni – spiega Ambrosini – dà la possibilità ad ALI insieme ad AIE e AIB di essere più forte. Abbiamo dietro una fetta importante del mercato, non dico la totalità ma quasi». Lo stesso presidente di AIE, Ricardo Franco Levi, ha sottolineato che «l’unione delle rappresentanze degli interessi è sempre un fatto positivo. L’accresciuta rappresentatività di ALI contribuirà a rendere ancora più proficuo il dialogo tra le nostre associazioni, che ha consentito – insieme all’Associazione Italiana Biblioteche – al mondo del libro di parlare con una voce unica».

«Il trend registrato dal nostro settore nell’ultimo anno ha ribadito l’importanza che le librerie, siano esse indipendenti o di catena, ricoprono per il comparto librario. Sono luoghi di promozione culturale e svolgono inoltre, attraverso i librai, una funzione determinante per lo stimolo alla lettura. A ciò si aggiunge anche che dietro le librerie in franchising ci sono spesso degli imprenditori con una realtà familiare e di business assimilabile a quella di una libreria indipendente» commenta Carmine Perna, amministratore delegato di Mondadori Retail. «Unire le forze ci permette di mettere a fattor comune esigenze e obiettivi a beneficio di tutta la filiera, in un momento di profonda trasformazione del mercato del libro e delle abitudini dei lettori. Assieme a Librerie Feltrinelli e Giunti abbiamo avviato un dialogo con ALI per intraprendere un percorso di lavoro che ci permetta di confrontarci in modo proficuo sul futuro del nostro settore, saldando le istanze di librerie di catena e indipendenti. Tra le priorità, la realizzazione di misure a sostegno delle librerie e della lettura con la definizione di un piano congiunto di interventi a supporto di scuole, biblioteche e dei consumi culturali delle comunità locali e delle famiglie, oltre a incentivi per l’innovazione del settore».

Sulla stessa lunghezza d’onda Alberto Rivolta (Feltrinelli): «Il mondo del libro oggi è chiamato ad affrontare le sfide di un mercato sempre più interconnesso e competitivo, e risulta evidente che non esista un modo solo di fare libreria: ci sono logiche e dimensioni diverse, così come stili di narrazione e modalità diverse di promozione della lettura. Tutte queste sfumature meritano di essere ugualmente salvaguardate perché si compenetrano tra loro, creando sia il “mercato della cultura” che le condizioni per lo sviluppo del pensiero tanto del singolo quanto della comunità. Ciò che accomuna le librerie indipendenti e quelle di catena è lo sguardo orientato a garantire la circolazione delle idee: per questa ragione è fondamentale la biodiversità libraria. Promuovere i presidi del libro e della cultura sul territorio è la sfida che come collettività abbiamo davanti, ed è la motivazione che ci ha portato a valutare una possibile adesione all’ALI. Riteniamo che sia opportuno instaurare un fertile dialogo sulle diverse modalità del “fare libreria” oggi, mettendo a fattore comune il proposito di promuovere cultura, stimolare riflessioni e confronto, contribuire allo sviluppo della cittadinanza attraverso il libro, il primo veicolo delle idee».

E, tuttavia, non è stato un percorso breve: «Eravamo partiti durante la presidenza precedente di Alberto Galla con una modifica dello Statuto perché eravamo convinti che l’Associazione avesse l’ambizione e il dovere di rappresentare le librerie tutte, anche quelle che hanno interessi più vicini al mondo della produzione». A seguito di quella modifica era stato aperto un tavolo con le librerie di catena, ma il percorso si era un po’ avvitato su sé stesso durante la discussione sulla legge per il libro, dove le parti si erano trovate su posizioni diverse. Incomprensioni che sono state superate negli ultimi mesi durante un’interlocuzione molto fitta tra Ambrosini da una parte e, dall’altra, Alberto Rivolta per Feltrinelli, Carmine Perna per Mondadori e Jacopo Gori per Giunti. Saranno loro ad assumere incarichi all’interno dell’associazione? «Con loro abbiamo costruito un percorso, sta alle catene capire fino a che punto possono essere disponibili per un impegno più assiduo sulle tematiche specifiche. Ma oggi sono stati superati da entrambe le parti ogni preconcetto. Da parte degli associati nostri potevano esserci dai timori, ma io ci metto la faccia come presidente e penso di potermi fare garante di questa operazione».

Sullo sfondo, c’è la grande questione del rapporto con il commercio online e con Amazon, protagonista di una grande espansione nell’ultimo anno nel nostro Paese. «Certo, è un tema di preoccupazione, ma va affrontato bene, evitando una logica nemico-amico. Dobbiamo capire quale valore aggiunto fornisce il commercio online e come mai noi non riusciamo a fornirlo. Serve un nuovo patto di servizio, non è pensabile che la filiera del libro continui a lavorare con schemi organizzativi uguali da decenni, c’è qualcosa che non funziona se nel momento in cui si creano nuove opportunità, strumenti, soluzioni, noi non riusciamo a innovare il nostro sistema. Le faccio solo un esempio: è normale che, per i libri scolastici, la distribuzione si blocchi ad agosto mettendo in difficoltà chi, come le librerie, si trova a contatto con il cliente lasciando campo libero all’online? A me pare follia pura».

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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