Questa settimana il «Giornale della libreria» si trasferisce nel Sud degli Stati Uniti, più precisamente nel North Carolina. Qui, abbiamo intervistato Emöke B’Racz, fondatrice e titolare della libreria Malaprop’s.
Emöke è nata in una famiglia ungherese che sin dalla più tenera età le ha fatto capire l’importanza della conoscenza, «l’unica cosa che nessuno potrà mai rubarti», come le diceva sempre sua nonna. Mai dimenticando che c’è stato un tempo in cui poeti e scrittori semplicemente scomparivano (tra questi, suo padre), una trentina d’anni fa Emöke ha coronato il suo sogno di creare un luogo dove al centro fosse la poesia e l’importanza della parola e oggi Malaprop’s è una delle librerie indipendenti più apprezzate negli Stati Uniti.
Qui le puntate precedenti della nostra inchiesta: Book Passage, Green Apple, Powell BooksBoulder e Politics&Prose.

Cos’è Malaprop’s?
Aprii Malaprop’s (dal personaggio Mrs. Malaprop, personaggio di The Rivals di Richard Brinsley Sheridan dal quale è derivato il «malapropismo») nel 1982 in un posto molto più piccolo di quello di ora. Nel 1997 ci spostammo nell’edificio accanto, ampliando la superficie di vendita che ora è di circa 500 metri quadrati. Nel 1987 ho aperto Downtown Books and News Gallery, situata a qualche metro di distanza dalla libreria principale. L’ho fatto perché i miei clienti spesso si lamentavano (lo fanno tuttora) che i libri costano troppo: nel secondo punto vendita quindi vendiamo libri usati, riviste, e organizziamo i nostri eventi (compreso Juniper Bend, i nostri reading di poesia che riscuotono molto successo). In totale, Malaprop’s ha circa 30 librai

Come costruite la vostra comunità?
Siamo sempre stati attenti a essere parte della nostra comunità (per esempio, abbiamo una bacheca in libreria dove mettiamo gli avvisi più importanti). Tutti i giorni, cerchiamo di rendere memorabile l’esperienza di chi entra in libreria. I commenti più interessanti che riceviamo sempre più spesso somigliano a «wow, una libreria vera»: questo è un complimento che ci sprona a essere attenti nella costruzione del catalogo e nel servizio al cliente. Il mio staff è bravissimo in questo.

Pensa che essere membri di un’associazione di categoria sia importante per la vita di una libreria indipendente?
Siamo da molti anni membri delle principali associazioni di categoria per i librai e i librai indipendenti come  SibaAba, Abe e Biblio. È sempre utile partecipare attivamente a queste associazioni perché, oltre a fare sistema, si impara molto dall'esperienza condivisa dagli altri. Questa è una cosa assai utile perché ci permette di ricavare tanti spunti da mettere in pratica che spesso hanno anche un ritorno economico per la libreria.

Il 2014 è stato un anno positivo per le librerie indipendenti. È stato così anche per Malaprop’s? 
Lo scorso anno è andato piuttosto bene e per ora anche il 2015 sembra essere iniziato allo stesso modo. L’impatto maggiore sul nostro fatturato lo hanno avuto gli eventi. In più, abbiamo notato che sempre più spesso le aziende vengono da noi per ordinare grandi quantità di libri e questo è un bel cambiamento per il quale siamo molto grati.

Blind date with a bookseller

Come sono gestiti gli eventi alla Malaprop’s?
Nel 2000 «Publishers Weekly» ci ha nominati la migliore libreria della nazione e questo ha fatto partire in quarta il nostro programma eventi. I nostri lettori amano vedere, sentire e interagire con gli scrittori che amano. Abbiamo quindi dovuto insegnare loro che abbiamo bisogno che comprino i libri da noi, per far sì che gli editori siano positivamente colpiti e continuino a mandarci gli autori. Ci siamo riusciti, tanto che la maggior parte dei nostri eventi è a pagamento. A volte organizziamo anche le cene con autore, che sono molto apprezzate. Tuttavia non tutti gli eventi sono a pagamento e a volte la possibilità di resa è un fattore essenziale.

In che modo le librerie indipendenti possono competere con i giganti dell’e-commerce?
Quando mi si chiede come possiamo competere, rispondo sempre che questa non è uno stadio ma una casa della cultura. La competizione è solo con noi stessi, perché troviamo sempre nuovi modi per essere interessanti per la comunità.

Quali sono le iniziative che funzionano meglio in libreria e che non potrebbero essere attuate da un negozio on line?
Abbiamo un nuovo settore che è molto popolare presso i lettori più giovani: si chiama Blind Date with a Bookseller: si tratta di un libro incartato sul quale i librai hanno scritto una decina di parole chiave che lo descrivono e che possano attirare il lettore. Cose come queste funzionano bene perché si diffondono con il passaparola. Abbiamo anche inaugurato un bookclub riservato ai manager della libreria. Siamo rimasti tutti sorpresi da quanto questo ci serva, e da quanto apprezziamo lo stare insieme. Non credo che le grandi multinazionali prendano in considerazione questo genere di cose.