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Innovazione

Zelda Rhiando: «Così si progettano prodotti editoriali digitali incentrati sugli utenti»

di E. Molinari notizia del 3 ottobre 2013

Si fa presto a dire digitale. Più complesso pensare in ottica di prodotti digitali: formati diversi, e-reader e tablet sempre nuovi, applicazioni, siti e tanto, tanto altro. Ancora più difficile pensare a quali flussi di lavoro e approcci usare per ognuno di questi. In un panorama in cui la maggior parte delle case editrici si trova ancora a cavallo tra carta e digitale, il tutto si complica se «software» sembra essere diventata sempre più la parola chiave in campo editoriale. Come fare allora a rendere fruibili narrazioni digitali che per loro natura sono spesso frammentate? Come strutturarne i contenuti? Come fare i conti con l’interattività e con le molteplici interazioni possibili degli utenti?
Una risposta viene dall’user-centered design, processo che mette gli utenti al centro di tutte le fasi del ciclo produttivo – dalla pianificazione al design, dallo sviluppo al lancio, fino alle fasi di post vendita – e che permette di creare un collegamento tra l’editoria tradizionale e quella digitale.
Zelda Rhiando, fondatrice di Badzelda e esperta di user experience e design digitale, ha spiegato in un articolo pubblicato sul nuovo numero del «Giornale della Libreria», come progettare prodotti editoriali digitali incentrati sugli utenti. Le abbiamo chiesto in cosa consiste questo processo e come può aiutare gli editori a creare prodotti digitali di qualità.

Cosa significa con user-centered design (ucd)? Come creare esperienze migliori per gli utenti? In che modo può migliorare l’esperienza d’uso? 
L'ucd si basa, come dice la parola stessa, sull’utente. In primo luogo si cerca di comprendere il target di riferimento attraverso la profilazione e la mappatura di richieste e esigenze della clientela. Tutto questo non solo nel breve ma anche nel lungo periodo. A ogni fase dello sviluppo del prodotto, dall’ideazione alla creazione del prototipo, fino all’implementazione e al lancio, il prodotto è testato con il target di riferimento e i feedback ricevuti su usabilità, contenuto e prezzo sono presi in considerazione e incorporati nel processo per ottenere un prodotto migliore. Un aspetto chiave dell’ucd è la mappatura e la comunicazione di come il prodotto funzionerà. Le specifiche tendono a essere espresse in forma visuale e basata su wireframe piuttosto che attraverso documenti di testo lunghi e complessi, e si focalizzano su come l’utente interagisce con il prodotto. L’ucd è un processo altamente ripetitivo: la documentazione deve essere veloce e facile da produrre, abbastanza chiara in modo che diversi uffici possano lavorarci, spesso contemporaneamente. Con un’attenzione particolare sulla fase di monitoraggio costante e di testing (piuttosto che all’approccio big design up front, tipico dell’editoria tradizionale), l’ucd è ideale per creare prodotti che fidelizzino i clienti in modo duraturo.

Come inserire l’ucd all’interno dei normali flussi di lavorazione?
Una delle caratteristiche dei progetti ucd è lo sviluppo parallelo di diversi flussi di lavoro. Per esempio, il mark-up del contenuto è più facile che avvenga nello stesso momento in cui si lavora all’interfaccia e si progetta la struttura tecnica e di sviluppo del progetto. La maggior parte degli editori tende a lavorare con il tradizionale approccio a cascata nella gestione dei progetti, dove i compiti sono portati avanti in maniera sequenziale e i progetti hanno una vita lunga. Uno degli aspetti su cui è importante soffermarsi è uno sviluppo «agile» e la sua interazione con i tradizionali flussi di lavoro editoriali. Lo sviluppo del digitale tende a concentrarsi su un approccio iterativo e reattivo nella creazione di software, all’interno di cicli di produzione brevi che possono essere spiazzanti per case editrici più abituate a lavorare su cicli di lavoro a base annuale con tempi di realizzazione lunghi. I metodi ucd possono aiutare ad azzerare il gap proponendo strumenti che aiutino gli editori ad avere un approccio più agile.

L'intervista completa è on line e scaricabile per gli abbonati al «Giornale della Libreria» nella sezione In questo numero. Per abbonarti clicca qui.

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