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Innovazione

Storytelling «pulp» alla tedesca

di G. Vassi notizia del 17 dicembre 2013

Dicembre, periodo di bilanci. Passando in rassegna i temi caldi dello scorso anno non può sicuramente mancare lo storytelling transmediale. Nonostante il concetto in sé non sia niente di nuovo – Henry Jenkins ne teorizzava le caratteristiche già dieci anni fa – mai come negli ultimi tempi, gli editori e, in generale, chi si occupa di contenuti, si trovano di fronte alla necessità di andare incontro a un pubblico che ama narrazioni complesse, immersive e interattive. Non solo storie quindi, ma storie dietro alle storie: diverse porte d’ingresso (e d’uscita), diverse piattaforme di fruizione e canali che, sapientemente mescolati, permettono di fruire i contenuti, esaltando le peculiarità di ogni mezzo a disposizione.
Un buon esempio viene dalla Germania dove ha sede l’agenzia berlinese vm media che ha lavorato nel campo del transmediale per libri di tutti i generi, da Young Adult alla crime fiction, fino ad incursione nel guerrilla gardening.
Una delle più recenti collaborazioni è la serie thriller in dieci app/enhanced e-book dall’inquietante titolo Deathbook, realizzata partendo da un’idea dell’editore Rowolth Verlag dell’Holtzbrinck Group.
Il lettore si trova immerso in un universo transmediale che «funziona» solo quando social network, blog, QR code, audio, video, coordinate GPS «suonano all’unisono» per creare la migliore melodia possibile. A dar voce alla storia, la casa editrice ha arruolato l’autore di thriller Andreas Winkelmann per scrivere un romanzo su una serie di morti inspiegabili legate a internet e a un misterioso «network della morte». Ad attirare attenzione sul progetto, ci ha pensato il blog Posten und Sterben (lettermente ‘Posta e muori’), gestito da un’altra autrice (Insa Kohler), che mette in guardia i lettori sulle presenze oscure in Internet.
Intervistata dal Publishing Perspective, la Kohler, ha confessato di essersi divertita a scrivere dal punto di vista di una persona paranoica e si augura che i lettori non abbiano preso i presagi infausti troppo seriamente mentre cercavano di combinare le tessere del puzzle… Immersione si, ma fino a un certo punto! 

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