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Innovazione

Non chiamiamola intelligenza artificiale

di Julien Palier notizia del 8 giugno 2023

Questo articolo compare in forma integrale sul numero di maggio 2023 del Giornale della Libreria. Se vuoi leggere questo e tutti gli altri contenuti premium, abbonati qui alla nostra rivista.



L'intelligenza artificiale sta facendo molto parlare di sé, soprattutto dopo il brillante rilascio di ChatGPT3 qualche mese fa. Al di là delle sue caratteristiche tecniche, è la capacità dell'IA generativa di creare testi, immagini e altri contenuti con una qualità sorprendente che ha colpito maggiormente. Tuttavia, è una rivoluzione o è solo un'evoluzione tecnologica? Una minaccia per le industrie creative o un potenziale alleato?

Innanzitutto, dobbiamo ricordarci che, anche se parliamo di intelligenza, in realtà dobbiamo pensare a una semplice meccanica ben sviluppata. Ad oggi l'intelligenza artificiale è ancora algoritmi, formule matematiche tradotte in sistema binario da ingegneri informatici. Quando «discutiamo» con ChatGPT, le risposte non sono tanto l'espressione di un'intelligenza, quanto il risultato di una complessa formula matematica. Il sistema simula – molto bene – ma non si esprime in senso umano.
L’intelligenza artificiale assomiglia ancora molto al «turco meccanico» del XVIII secolo: un automa di dimensioni umane, dotato della capacità di giocare a scacchi. Ha ingannato tutte le corti d'Europa, fino ai tempi di Napoleone. Sotto la sua base si nascondeva infatti un vero giocatore di scacchi, in carne e ossa, in grado sia di animare l'automa sia, naturalmente, di prendere decisioni. Simulazione.

La grande differenza con l'intelligenza artificiale è che non c'è una persona dentro la macchina per aiutarla a prendere decisioni in tempo reale. L'uomo ha creato a monte un insieme di codici e logiche che fanno sì che la macchina, in modo autonomo, dia l'impressione di poter fornire una risposta spontanea.
Oggi, la macchina è in grado di apprendere e prendere decisioni grazie a complessi modelli matematici. Alcuni dei sistemi più affermati imitano la struttura del nostro cervello riproducendo matematicamente le sue reti neurali. I primi tentativi di sviluppare una macchina del genere risalgono al 1957, il concetto di Machine Learning risale al 1959. I recenti progressi, oltre ai grandi miglioramenti nel campo degli algoritmi, sono legati soprattutto alla cresciuta capacità di calcolo delle nostre macchine, che permettono di creare reti neurali molto complesse, e al volume di dati disponibili (grazie a Internet), che permette di costruire database di apprendimento (dataset) composti da miliardi di informazioni.

Interagendo in linguaggio naturale, quindi componendo frasi del tutto ordinarie, con una IA conversazionale come ChatGPT le nostre parole vengono analizzate una per una. Si tratta di algoritmi statistici che, attraverso l'assorbimento di un enorme volume di informazioni, classificano e definiscono la probabilità di ogni parola che andrà a comporre la frase di risposta, scegliendo le informazioni da comunicare, riassumendo e ricordando i messaggi precedentemente scambiati.
Non siamo tutti ingegneri informatici, ma tutti possono già accedere a questi strumenti, in modo molto intuitivo e spontaneo. E le aziende possono trovare la propria strada a costi molto contenuti. Abbiamo parlato di ChatGPT e OpenAi, ma ce ne sono molti altri. Tutti lavorano con lo stesso modello: algoritmi alimentati per imparare attraverso database estremamente densi, a volte di diversi miliardi di immagini. Al centro dell'interazione, il «prompt»: una descrizione testuale più o meno precisa che fornirà tutti i dettagli di ciò che il suo autore si aspetta come risultato.

Ad esempio, si può chiedere a MidJourney «un ritratto del Piccolo Principe e della sua volpe, dipinto dal Beato Angelico», e poi provare con altri artisti famosi (abbiamo provato con Lucian Freud, Arthur Rackham e altri, è incredibile). In tutti questi casi, MidJourney è stato in grado di creare un'immagine ampiamente fedele allo stile dell'artista. Perché? Perché l'intelligenza artificiale ha nel suo database un numero sufficiente di immagini che sono riferite e identificate come create dai suddetti autori. Anche in questo caso, stiamo parlando di capacità di ricopiare, piuttosto che di semplice potenziale creativo.
Dobbiamo anche pensare che ogni intelligenza artificiale, ogni motore oggi disponibile online avrà un proprio set di dati. Pertanto, sarà più o meno affidabile ed efficiente a seconda del tipo di dati che gli sono stati offerti per la sua fase di apprendimento.

La prima grande sfida per ogni creatore è quella di padroneggiare questi nuovi strumenti. L'IA generativa, come dicevamo, lavora molto sulla base di prompt, di cui bisogna capire il funzionamento. È un nuovo modo di dialogare con la macchina, come siamo abituati a cercare su Google attraverso le parole chiave. Scrivere prompt, descrizioni dettagliate che la macchina capirà per produrre l'immagine finale, ripetere la procedura, finché il risultato non sarà adatto alle vostre esigenze. L'apprendimento richiede tempo, non è ancora «documentato» e potrebbe cambiare da uno strumento all'altro.

Poiché l'AI è sviluppata dagli esseri umani (per quanto tempo ancora?), questi algoritmi sono soggetti a pregiudizi umani. Genere, razza, opinioni. Pregiudizi involontari o meno. Provate a chiedere un riferimento a Tian'anmen a qualche intelligenza artificiale cinese... È anche difficile fidarsi di ciò che l'IA ci dice in generale. Nessun algoritmo è ancora affidabile al 100%, e alcuni – tra cui ChatGPT – hanno delle «allucinazioni»: ovvero un risultato completamente sbagliato, nonostante buone informazioni di partenza. Inoltre, non c'è alcuna menzione delle fonti nei risultati (Bing ne offre alcune). E chi sceglie le fonti di dati per la fase di apprendimento? Quali dati sono stati considerati «veri» o «falsi»? La posta in gioco va oltre l'IA e la sua pura abilità tecnologica.

L'intelligenza artificiale esiste già. Sta progredendo in modo accelerato, come nel caso della maggior parte delle rivoluzioni industriali che hanno già cambiato la nostra vita quotidiana in passato. È una rivoluzione tecnologica che ci spingerà oltre i limiti nel modo in cui creiamo, consumiamo, distribuiamo, vendiamo beni e creazioni artistiche. E di tutto il resto. In realtà, sta già accadendo. Probabilmente avete già interagito con una AI senza saperlo.

Per il mondo dell'arte, piuttosto che parlare di intelligenza artificiale, credo che dovremmo parlare di intelligenza aumentata, o di creatività aumentata. C'è ancora molto spazio per l'essere umano e l'intelligenza artificiale sarà un ulteriore strumento che sicuramente rivoluzionerà le nostre pratiche. Come è già successo per il video e il cinema, come è successo a monte per il suono e la radio, come è successo anche per la stampa e la fotografia, si tratta di un nuovo strumento per la creazione.

Piuttosto che lottare contro le rivoluzioni, dobbiamo sapere come affrontarle, capirle meglio e, perché no, come regolarle. E soprattutto ottimizzarle affinché il loro impatto sia più positivo che negativo. Intelligenza aumentata, più che artificiale.

L'autore: Julien Palier

Giornalista, imprenditore nel settore dell’hi tech e delle intelligenze artificiali, head of product a AilyLabs.

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