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Innovazione

La scrittura non alfabetica dei nuovi media

di Mamamò notizia del 17 novembre 2020

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Uno dei fattori più dirompenti portati dalla rivoluzione digitale nel mondo dei media è stato il passaggio del pubblico da un ruolo esclusivo di consumatore a quello di produttore di contenuti. Etichettata con il brutto termine di «prosumer», questa nuova condizione è stata facilitata dall’avvento di tecnologie che hanno messo a disposizione di chiunque strumenti per la produzione di contenuti, senza che fosse necessaria una particolare competenza tecnica. Nel frattempo, la disintermediazione digitale ha progressivamente eroso il ruolo di editori e testate giornalistiche a favore dei social network, delle piattaforme di content sharing e dei loro utenti. Da sempre Facebook & co. tengono al proprio ruolo di attori «neutrali», che non agiscono come editori, ma come arena di confronto e di libera espressione (con tutti i limiti e ambiguità che questo comporta).
Fatta questa doverosa premessa, come cambia il panorama dei media se ci soffermiamo a guardare i contenuti prodotti dagli utenti? Abbiamo cercato di individuare alcuni trend osservando soprattutto i ragazzi e le piattaforme frequentate dai più giovani.


L'appropriazione: fandom, meme e challenge
Uno degli elementi più rilevanti è sicuramente la tendenza ad appropriarsi di contenuti esistenti, personalizzarli e ricondividerli all’interno di quell’orizzonte chelo studioso di media Henry Jenkins ha chiamato «culture partecipative». Un esempio radicato da tempo sul web è quello legato al mondo fandom, dalle fanzine digitali ai siti dedicati ad Harry Potter fino alla fanfiction che trova casa su Wattpad. In questi casi i fan pescano a piene mani da un universo narrativo esistente e lo espandono in nuove direzioni. Con l’avvento dei social, il remix ha trovato la propria massima espressione nei meme digitali e nelle challenge.
I primi sono quelle foto, slogan o format che si diffondono in modo virale in rete venendo rielaborati ad ogni condivisione. In sostanza, il meme digitale è una rilettura di un elemento culturale noto al pubblico, attraverso espedienti tipici del genere umoristico, come il rovesciamento, la metafora, la parodia.
La pagina Facebook Se i quadri potessero parlare – un progetto da cui sono anche nati una serie di libri – prende come punto di partenza l’immagine di un dipinto famoso e ne reinterpreta il significato attraverso l’uso di didascalie ironiche. Anche quando il punto di partenza è meno nobile, il meme presuppone da parte degli utenti la capacità di riconoscere gli elementi culturali d’origine (la parte fissa del meme) e quella parte variabile in cui consiste la personalizzazione.
Funzionano secondo la logica meme anche le challenge, quelle sfide online in cui gli utenti devono interpretare un gesto o ripetere una coreografia. Nate su Youtube, ora spopolano su TikTok, che si presta alla produzione di brevi spezzoni video a partire da un format dato, grazie agli strumenti di editing messi a disposizione dalla piattaforma stessa. Del resto, il flusso ininterrotto di brevi frammenti video di TikTok si presta particolarmente alla veloce ripresa di un contenuto in infinite varianti. Il gioco che cattura i ragazzi sta proprio nello scoprire come sarà stato reinterpretato e personalizzato.
 



 
Un ritorno alla scrittura
Lo Stanford Study of Writing ha messo in evidenza come lo spostamento dal consumo alla produzione investa anche lettura e scrittura nella loro essenza. Le nuove generazioni non leggono di meno rispetto al passato, ma lo fanno in forme e per finalità differenti.
Inoltre, scrivere è sempre meno un gesto autoriale, in un panorama in cui si diffondono modalità partecipate e collaborative di scrittura, tramite tool come Google Docs e piattaforme di crowdwriting come la già citata Wattpad. Con i suoi 80 milioni di autori/lettori e 600 milioni di storie, quest’ultima rappresenta uno spazio in cui si instaura un dialogo in tempo reale tra lo scrittore e il suo pubblico, mentre i testi si affinano progressivamente grazie ai suggerimenti dei lettori.
La piattaforma meno visiva tra quelle amate dai ragazzi, ci fa comprendere inoltre come la produzione di contenuti viva sempre in un’ottica transmediale: i racconti sono pensati fin dall’inizio per vivere, oltre che come romanzi digitali a puntate, anche come libri cartacei, film e serie tv.
 



Scrivere per il piccolo schermo
Anche la lettura sullo schermo di un telefonino, in mobilità, influisce sulle modalità di scrittura: le frasi si contraggono, mentre la struttura si frammenta in paragrafi brevi, adatti ad essere consumati velocemente, mentre si aspetta il metrò o si attende il proprio turno al supermercato. È ciò che accade nel reportage digitale Five feet Under, in cui il testo multimediale diventa una partitura di titoli, didascalie, immagini, brevi animazioni. Lo stesso processo si verifica nella scrittura delle storychat, narrazioni che si sviluppano attraverso messaggi istantanei, simulando conversazioni in chat tra due o più personaggi, supportate da immagini, sfondi che ricreano suggestioni d’ambiente e messaggi vocali. Anche forme non verbali come le Stories e i video di TikTok, una combinazione di foto, gif e clip accompagnati spesso da musica, va a costruire un flusso mediale frazionato. Ogni singolo frammento può costituire però una narrazione a sé, come le IG Stories di Mattia Labadessa.
Come sottolinea Pier Cesare Rivoltella, «la scrittura giovanile non è più solo alfabetica: essa si esprime anche attraverso le immagini, le icone, il layout, così che il concetto stesso di scrittura si allarga offrendo a chi la pratica nuove sfide da raccogliere».


Quest’articolo fa parte di una rubrica nata dalla collaborazione tra il Giornale della libreria e il portale online Mamamò, a cura delle sue fondatrici: Roberta Franceschetti ed Elisa Salamini. I temi affrontati sono quelli del digitale per bambini e ragazzi, tra contenuti e contenitori narrativi, nuove tendenze e aspetti d’interesse e di convergenza con il settore editoriale.

L'autore: Mamamò

Mamamò è un portale online che dal 2012 si occupa di educazione digitale e formazione nel campo della media education. Ha curato i programmi dei DigiLab rivolti a bambini e ragazzi presso il BookStockVillage del Salone del Libro di Torino. Le due fondatrici, Roberta Franceschetti ed Elisa Salamini, sono giornaliste con anni di esperienza nel settore dell’editoria, della comunicazione online e dei contenuti digitali per ragazzi. Il loro lavoro indaga il connubio ragazzi e tecnologia, per esplorare in particolare lo sviluppo di nuovi format in chiave narrativa, dalle app ai videogiochi, dalle serie tv ai canali YouTube. Sono co-autrici della nuova serie animata MeteoHeroes, che spiega il cambiamento climatico ai più piccoli. Sono autrici del libro Youtuber - Manuale per aspiranti creators di prossima pubblicazione con Editoriale Scienza. Dal 2017 Roberta Franceschetti è membro della giuria del BolognaRagazzi Digital Award della Bologna Children’s Bookfair.

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