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Innovazione

Book blogger, critici letterari o trend setter?

di E. Refraschini notizia del 6 giugno 2012

«Non c’è mai stato un momento più stimolante di quello che stiamo vivendo oggi per prendere parte ad un dialogo sui libri e sulla lettura»: così ha esordito la blogger e autrice Jennifer Weiner, che ha aperto la giornata del BEA dedicata a questo variegato e poco studiato gruppo di attori della filiera libraria. Già, perché nonostante il 12,1% della clientela libraria entri in negozio proprio grazie ad un consiglio letto in un blog (più influenti di Facebook e altri social network su cui le case editrici puntano, dunque), il mondo del publishing americano fatica ancora a considerare questa categoria importante per la filiera del libro.
È eloquente, a questo proposito, un intervento dal blog thebooksmugglers.com apparso l’anno scorso che prendeva posizione su quando sembrava essere emerso dalla convention: che i blogger fossero subordinati agli editori, anche se esercitano, in realtà, una libera professione. Ad aver spinto persino alcuni blogger a questa percezione può aver contribuito anche una comunicazione inviata ad alcuni di loro qualche mese prima, in cui un editore – rimasto anonimo - affermava che avrebbe sì inviato le copie gratuite perché venissero recensite, ma che si aspettava una review positiva entro un certo limite di tempo. Nonostante la richiesta sia poi caduta, l’avvenimento è sintomo dell’incertezza che aleggia ancora intorno alla figura del book blogger. Quanta libertà d’azione ha? E quanto è lecito che l’editore faccia affidamento sul blogger perché abbia un risultato positivo nelle vendite di un certo titolo? Sono tutti quesiti ancora aperti e che si ripresenteranno anche da noi quando la figura del blogger con un proprio spazio personale sul Web avrà preso più piede.
I nostri blog di libri, per ora, si presentano più come riviste letterarie (senza per questo essere «elitari», naturalmente) che come siti «d'opinione». Esempi riusciti di comunicazione in questo senso sono invece molti siti di moda italiani dove figure singole (per lo più ragazze appassionate della materia) guadagnano spessore e riconoscibilità creando attorno al proprio spazio personale sul Web una vera e propria community di appassioanti per parlare, ogni giorno o quasi, di moda e trend (ricodiamo per esempio la seguitissima Chiara Ferragni blogger di The blonde salad).
Il successo del fashion blogger, in ogni caso, si spiega anche guardandolo attraverso la lente della comunicazione: non parlano da esperti di moda, ma da consumatori voraci vicini ai destinatari del blog stesso. La comunicazione, dunque, è orizzontale piuttosto che verticale. Anche su questo punto si è espressa la Weiner, quando ha ragionato sulle somiglianze tra il book club di Oprah (almeno, quello che era il book club all’interno dell’omonimo programma interrotto l’anno scorso) e i book blogger: «Oprah non parlava con la voce del critico letterario. Parlava da amica».
E come battuta conclusiva, un consiglio spassionato a tutti i blogger perché utilizzino al meglio gli strumenti che offre internet: «Ballate come se nessuno vi stesse guardando, cantate come se nessuno vi stesse ascoltando, twittate come se vostra madre non fosse on line». Chissà se Mark Twain avrebbe apprezzato...

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