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Editori

Tra 4 anni tutti i libri dovranno essere accessibili: ecco come Fondazione LIA aiuta gli editori

di Alessandra Rotondo notizia del 20 gennaio 2021

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L’assemblea dei soci di Fondazione LIA ha confermato per i prossimi tre anni il suo direttivo: alla presidenza Mario Barbuto (già presidente dell’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti), nel Consiglio di Amministrazione Piero Attanasio (AIE), Giorgio Dossi (Centro Studi Erickson), Rodolfo Masto (Istituto dei Ciechi di Milano) e Federico Motta (Forma Edizioni).

Con Cristina Mussinelli, che prosegue nel suo incarico di Segretario generale, abbiamo provato a individuare le sfide che l’obiettivo dell’accessibilità pone e porrà agli editori nell’immediato futuro. Nella prospettiva, in particolare, di un appuntamento normativo che li interessa molto da vicino: l’imminente entrata in vigore dell’European Accessibility Act.

In che modo Fondazione LIA può supportare gli editori che vogliono (devono!) rendere le loro pubblicazioni accessibili in un contesto in cui la via dell’accessibilità è sempre più premiante, strategica e urgente? «Per quanto riguarda gli appuntamenti normativi e le sfide che pongono c’è da fare un’importante distinzione» precisa Cristina Mussinelli.

«Partiamo dal Trattato di Marrakesh, che introduce un insieme di eccezioni al diritto d’autore». Queste eccezioni permettono alle «entità autorizzate» – le organizzazioni che producono le versioni accessibili dei prodotti editoriali – di farlo senza chiedere l’autorizzazione all’avente diritto, che nella maggior parte dei casi è un editore. Allo stesso tempo viene ampliata la platea dei beneficiari di queste versioni: non solo persone non vedenti e ipovedenti, ma anche con difficoltà di lettura dei testi a stampa, come i soggetti con dislessia. Il trattato prevede inoltre, per le entità autorizzate, la possibilità di scambio transfrontaliero delle versioni accessibili realizzate.

Nel riconoscere queste eccezioni il Trattato di Marrakesh fissa anche dei confini entro cui queste operazioni possono essere fatte. «Senza entrare nel dettaglio della norma, possiamo dire che quegli editori che si sono mossi per tempo sul fronte dell’accessibilità, mettendo a disposizione nei canali commerciali le versioni accessibili dei loro e-book, verranno toccati molto meno dalle eccezioni introdotte dal Trattato di Marrakesh».

Se il Trattato di Marrakesh introduce un’eccezione, la norma sarà dettata invece dall’European Accessibility Act.

Approvato dal parlamento europeo nel 2019, l’Accessibility Act entrerà in vigore dal 2025 e vincolerà tutta la filiera dei contenuti digitali – «non solo gli editori: anche i distributori, le librerie online, i siti di e-commerce, gli sviluppatori di soluzioni di lettura, le piattaforme, i produttori di device…» – a produrre in maniera born accessibile: accessibile dall’inizio, sin dalla prima progettazione e produzione.

«Fondazione LIA può affiancare gli editori e gli altri operatori del mondo dei contenuti digitali lungo tutto questo percorso, un passo dopo l’altro» sottolinea Mussinelli. «Valutando le loro esigenze e i loro obiettivi e suggerendo un piano d’azione su misura».

All’attività di consulenza e formazione per la produzione di e-book accessibili, Fondazione LIA affianca infatti quella di certificazione dell’accessibilità, attribuendo ai prodotti con i giusti requisiti un bollino e i metadati utili a comunicare le loro specifiche lungo tutto il percorso della distribuzione digitale. «In questo modo gli editori saranno in linea con le indicazioni dell’Accessibility Act, che sancisce il diritto dell’utente a conoscere nel dettaglio le caratteristiche del prodotto che sta comprando».

A completare il quadro di un ecosistema in cui l’accessibilità è una premessa e un obiettivo, un’altra parte del lavoro di Fondazione riguarda l’accessibilità delle piattaforme, dei siti web e delle applicazioni. «In questo caso facciamo tanto un lavoro di audit – quindi di analisi preliminare dell’infrastruttura – quanto un’attività di formazione e infine di controllo sul risultato raggiunto. L’esito di questo percorso è uno statement: un documento che descrive il percorso strategico e operativo intrapreso dall’azienda per affrontare il tema dell’accessibilità e le caratteristiche di accessibilità della piattaforma».

D’altronde la Fondazione stessa è un’implementazione ante litteram dei principi che orientano la sua azione: «Abbiamo precorso e ispirato gli interventi normativi europei, siamo stati tra i primi a lavorare sul born accessible e a immaginare un flusso di lavoro in cui gli editori producono contenuti accessibili fin dalla prima pubblicazione e li distribuiscono nei loro canali abituali: rimuovendo ogni distinzione tra le esperienze degli utenti con e senza bisogni speciali di lettura». Il risultato di questo percorso è confluito nel paper E-books for all, un manuale utile a tutti gli attori della filiera del libro interessati a far parte di un ecosistema editoriale digitale che sia totalmente accessibile.

Un’altra ragione per scegliere l’accessibilità e farlo al più presto possibile? «Fa bene a tutti» conclude Mussinelli. «Lavorare sull’accessibilità dei contenuti per persone con disabilità visiva ci ha resi consapevoli del fatto che ottimizzare un prodotto per questo target migliora l’esperienza di tutti gli utenti. Più in generale, potenzia l’efficacia dei flussi di lavoro. L’accessibilità è un approccio strategico, una cultura e una visione: sceglierla vuol dire far crescere la propria azienda nel segno dell’inclusione».

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

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