Sembrava a tutti un business maturo e invece è diventato uno dei settori della filiera con i più elevati indici di innovazione. Non stiamo parlando di qualche provincia del mondo del Web 2.0 che ha a che fare con i libri e gli editori, né del mondo social o delle start-up. Stiamo parlando della stampa, o meglio, della stampa digitale di libri.
Proprio alla stampa digitale è stato dedicato il workshop del 25 giugno scorso nato dalla collaborazione tra Associazione italiana editori e Rotomail (un approfondimento più ampio si troverà sul «GdL» di settembre).
La considerazione di base è sotto gli occhi di tutti: gli editori si trovano sempre più alle prese con una trasformazione dei comportamenti della filiera che va dalla segmentazione della domanda (più titoli ma stampati in quantità molto più ridotte: la tiratura media della varia è di 1.600 copie e si è ridotta del 34% dal 2010); alla gestione più attenta dello stock da parte del punto vendita (grazie anche al potere di controllo sulla composizione del monte merci che dà al libraio); fino al cambiamento nella «natura» stessa del best seller. L’indagine condotta lo scorso anno sulla piccola e media editoria (il 4% degli editori attivi pubblica più di 61 novità all’anno) mostrava chiaramente come a fronte di tirature medie di 1.200 copie – che sono comunque del 26% inferiori alla media di mercato – solo il 45% delle copie viene venduto nei 12 mesi successivi all’uscita. Tradotto: ciò significa immobilizzi finanziari importanti, costi di logistica e di magazzino.
La stampa digitale – lo hanno ben mostrato le varie case history che sono state portate e che saranno analizzate diffusamente sul «Giornale della libreria» – offre innanzitutto risposte a questo primo tipo di esigenza permettendo di gestire meglio la logistica e il magazzino nonché la domanda che viene dal mercato, anche nel caso delle copie singole dato che l’innovazione tecnologica che Rotomail ha portato nel processo di stampa permette di stampare copie uniche di libri di formato differente e con copertine diverse.
Queste innovazioni si integrano nel flusso logistico che parte dalla libreria dove se il cliente chiede un titolo non disponibile nel magazzino fisico – ma invece presente in «quello digitale», come lo ha definito Angela di Biaso di Messaggerie –, non ci sono più problemi ad accontentarlo. Ma ovviamente un discorso analogo vale anche per l’editore che voglia attivare una micro tiratura per rafforzare di qualche decina di copie il proprio magazzino presso il distributore. Per gli editori che usufruiscono del print on demand gestito da Messaggerie (con Lampi di stampa) e Rotomail, già oggi il 5% delle vendite deriva da questo tipo di domanda.
Ma se i vantaggi di non perdere vendite sui titoli esauriti, su quelli a bassa rotazione o temporaneamente non disponibili sono tutto sommato aspetti già presenti nell’orizzonte in chi si muove nel print on demand, proprio l’innovazione tecnologica introdotta da Rotomail nei processi di stampa introduce, come ha raccontato Antonio Imparato di Carocci, una domanda: è possibile per gli editori partire da queste innovazioni per immaginare nuovi prodotti editoriali?
Per capire di cosa stiamo parlando può essere utile il video di seguito che mostra come la lavorazione simultanea di titoli diversi imponga che ogni pagina rechi un codice a lettura ottica tale da garantire che, una volta composto il libro, le pagine ci siano tutte e siano tutte dello stesso titolo e che, infine, si incontrino con la giusta copertina che ha bisogno, anche lei, di un QR code. 
 

Un'altra possibilità è quella della «stampa a dato variabile» che permette di creare libri personalizzati e che all’estero è già stata utilizzata con buoni risultati per i libri per bambini.
Se ci pensiamo, ed è questo lo scarto importante, questi sono due buoni esempi di come il «pensare» a nuovi prodotti editoriali non possa prescindere dalla conoscenza di come stanno cambiando – anzi di come sono già cambiate – le tecnologie di produzione e stampa del libro, sempre più elementi imprescindibili per essere nelle condizioni di sviluppare lungo strade diverse – e fino a poco tempo fa difficili anche da immaginare – il buon vecchio format cartaceo del libro.