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Editori

Leggi alla voce resistenza: come è cambiato il dizionario

di Samuele Cafasso notizia del 21 settembre 2021

Attenzione, controllare i dati.

Sui banchi di scuola, sulle scrivanie di redattori e traduttori, talvolta su quelle dei giornalisti: i dizionari resistono. Chi li dava per morti si deve ricredere: nuove edizioni, integrazioni con il digitale, campagne di comunicazione ad hoc sono solo alcuni degli investimenti che gli editori italiani mettono in campo per preservarne il ruolo nell’era delle app, di Wikipedia, delle fonti di consultazioni online gratuite.

Un po’ a modo di scherzo, Roberto Devalle, direttore editoriale di De Agostini Scuola, dice che «finché i dizionari si porteranno all’esame di maturità e a quello di terza media, continueremo a venderli». Ma appunto, è solo una battuta perché il mercato del dizionario, pur ridotto rispetto a quello di anni fa, è un esempio di come, lavorando su qualità dei testi e innovazione, gli editori possano preservare spazi che a prima vista sembrerebbero messi fortemente a rischio dalla concorrenza del tutto gratuito in rete.
«È un prodotto con un suo fascino, un suo mercato: certo se guardo ai dati di 5-6 anni fa, le vendite su carta sono dimezzate» continua Devalle. De Agostini, con la linea di Garzanti Linguistica, ha puntato su una forte segmentazione dell’offerta «per andare incontro ad esigenze di tasche e spazi diversi»: c’è il dizionario maggiore, il medio, piccolo, mini, sinonimi e contrari. E poi un forte accento sull’integrazione con il digitale.

«Una volta c’era il cd rom, adesso un codice per scaricare i contenuti dal web, ovvero l’e-dictionary che completa il cartaceo con supporti per la navigazione come ricerca, funzioni di evidenziazione e via dicendo. Questi dizionari sono anche molto integrati con la proposta scolastica, soprattutto sulle grammatiche italiane diamo la possibilità allo studente di aprire una lista, collegarsi con il database del dizionario e consultarne così i contenuti a video: scelte di lessico, ricerca di sinonimi…». Per Garzanti Linguistica, il digitale è anche un modo per fornire agli utenti contenuti aggiornati ogni anno, superando la versione a stampa annualizzata: «Aggiorniamo in tempo reale online, mentre stampiamo ogni 3-4 anni».

D’altronde, «una volta per l’edizione compatta si viaggiava su 10-15 mila copie l’anno, oggi siamo sulle 2-3mila copie, 4 mila al massimo». Wikipedia e l’online hanno eroso il mercato, certo, «ma non hanno scalfito l’uso professionale del dizionario: non c’è solo lo studente, c’è un pubblico di professionisti, i nostri redattori, chi lavora nell’ambito dell’editoria, che hanno tutti sul tavolo la copia cartacea. Basarsi solo su quello che si trova gratis sul web mette davanti al rischio di venire a conoscenza di solo una o due definizioni di un singolo lemma quando invece ti serve approfondire. E questo in realtà vale anche per gli studenti».

«Il tema della qualità – spiega Irene Enriques, direttrice generale di Zanichelli editore – è un tema molto vero e anche molto difficile da promuovere: quello che noi proviamo a far capire è che solo un lavoro lessicografico serio, fatto da una fonte affidabile, permette di registrare l’evolversi di una lingua, di darne conto sia per quanto riguarda i nuovi lemmi ma anche per quanti riguarda lemmi consolidati che cambiano significato. La tecnologia, ma molto più spesso la società, cambiano l’uso e una lingua evolve perché siamo noi a farla evolvere scegliendo come utilizzare le parole».

Negli ultimi mesi in Italia il dibattito si è concentrato anche sul ruolo dei dizionari nel veicolare accezioni positive o negative di alcuni termini, come donna, e di come questo possa impattare sulle politiche a favore della parità. L’editore Zanichelli, che sul fronte della promozione della parità nei libri scolastici ha adottato politiche all’avanguardia, è però convinto che «il dizionario sia un notaio, non un giudice, non un maestro. Registriamo l’uso presente e l’uso passato di ogni lemma perché il dizionario serve anche a comprendere testi del passato. Non è uno strumento prescrittivo: di questo siamo convinti. Dopodiché, ovviamente lo Zingarelli riporta, anno dopo l’anno, l’evoluzione dell’italiano parlato e l’imporsi delle definizioni al femminile delle diverse professioni, ad esempio».

In occasione dell’uscita dell’edizione 2022 dello Zingarelli, la casa editrice – non nuova a queste iniziative di marketing – ha lanciato la campagna #cambialalingua con cui intende dare conto dell’evoluzione di 50 lemmi, dall’edizione del 1922 ad oggi, portando il dizionario, attraverso un’installazione digitale, nelle piazze italiane, a Torino, Milano, Padova, Forlì, Roma e Lecce. Un esempio? Prendiamo il termine «bolla»: sullo Zingarelli del 1922 è il «rigonfiamento che fa l’acqua piovendo, o bollendo, o gorgogliando», cui nel 1970 si aggiunge il significato figurato («in una bolla di sapone»: nel nulla). Nel 1994 il vocabolario registra il riferimento alla livella a bolla d’aria («in bolla»: perfettamente orizzontale); nell’edizione 2001 entrano la bolla speculativa, nel 2020 la bolla come «condizione di isolamento» e la bolla di filtraggio. Nel 2022, infine, bolla è, con significato figurato, «condizione di isolamento e protezione, specialmente per contrastare un possibile contagio e in riferimento a un gruppo»: bolla di squadra, reparto bolla di un ospedale. Oppure «resistenza»: nell’edizione del 1922 era semplicemente la «forza del resistere, saldezza, fermezza» e il «contrasto contro l'assalitore». Dall'edizione dello Zingarelli del 1959 vengono citate la resistenza francese e italiana contro i tedeschi. L'edizione del 1970 la definisce come «movimento di lotta politico-militare sorto in tutti i paesi d'Europa contro i nazisti e i regimi da questi sostenuti durante la seconda guerra mondiale».

Oggi dello Zingarelli si vendono più di 10 mila copie l’anno, la casa editrice ha mantenuto l’edizione aggiornata annualmente, «ma in vent’anni il mercato si è ridotto a un quarto» spiega Enriques. La casa editrice ha anche, e promuove, versioni digitali ma il cartaceo, a parere dell’editore, ha «vantaggi sottovalutati, come la possibilità di allargare lo sguardo oltre alla parola specifica che si va cercando, cosa che con la ricerca in digitale ci è preclusa. E questo è particolarmente importante nelle scuole».

Aaron Buttarelli, direttore editoriale di Mondadori Education, spiega che «il mercato è certamente mutato in questi ultimi anni. Esiste tuttavia uno zoccolo duro di utenti che privilegiano la qualità in un dizionario cartaceo e grazie ai quali le vendite del Devoto-Oli si sono mantenute costanti negli ultimi anni». Sostanzialmente stabile, anche rispetto a 10/20 anni fa, il «mercato dizionari primaria», per il quale Mondadori Education, con marchio Le Monnier, ha prodotto il Devoto-Oli Junior, che ha avuto da subito un'ottima accoglienza da parte degli insegnanti e vendite eccellenti, che si sono ampliate progressivamente negli anni. Tuttavia ci aspettiamo che la diminuzione della popolazione scolastica si ripercuoterà anche su questo mercato nei prossimi anni».

«Il lavoro degli editori nel campo dei dizionari – spiega Buttarelli – muove dalla constatazione che la conoscenza del significato delle parole è un bisogno primario di tutte le età. Compito degli editori è quello di progettare strumenti di erogazione e interrogazione dei contenuti al passo coi tempi. Negli ultimi anni, il Devoto-Oli ha assunto una forma editoriale mista (fisico+digitale). La scelta di Mondadori Education è stata quella di assegnare alla banca dati digitale sottesa al dizionario cartaceo un valore strategico; ad essa è rivolta infatti la maggior parte degli investimenti per aggiornamenti, integrazioni, attività di metadatazione, sviluppo di applicazioni. Per quanto riguarda la versione cartacea del dizionario, pur essendo il Devoto-Oli uno strumento di consultazione rivolto a un pubblico ampio e generalista, sono stati apportati alcuni interventi editoriali che lo avvicinano al mondo degli studenti e lo propongono come strumento di lettura distesa e come alleato preziosissimo nelle diverse pratiche di scrittura. Tali sono, per esempio, le rubriche ricorrenti incentrate sui principali dubbi linguistici (Parole minate) e quelle che affrontano argomenti e problemi lessicali, semantici o stilistici (Questioni di stile)».

Rispetto all’evoluzione della lingua, la posizione dell’editore è che «Il Devoto-Oli è un osservatorio privilegiato dei mutamenti della lingua italiana, viene aggiornato tutti gli anni e rispecchia fedelmente il dinamismo, sociale prima ancora che linguistico, del nostro Paese. Così, per esempio, la crescente presenza delle donne in ruoli tradizionalmente maschili e una maggiore sensibilità verso forme di linguaggio non discriminanti hanno comportato la completa riscrittura dei vocaboli “donna” e “uomo”, avvertendo il lettore che frasi come "comportati da uomo" o "sii uomo" associano al genere maschile qualità come il coraggio o la fermezza solo "in base a uno stereotipo tradizionale"».

E, rispetto al proliferare di neologismi inglesi il cui ingresso nei dizionari è «inevitabile» anche per l’evoluzione tecnologica, Buttarelli conclude: «Da qualche anno il Devoto-Oli lavora per aumentare la consapevolezza delle scelte linguistiche di chi parla italiano. Ha introdotto, tra le altre, la rubrica Per dirlo in italiano, per stimolare scelte comunicative consapevoli, che privilegiano l’uso della nostra lingua. Il legislatore per esempio, per essere più vicino ai cittadini, può scegliere di utilizzare "certificazione verde" invece di "Green Pass", oppure "Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza" al posto di "Recovery plan". Perché scegliere si può, e le parole che usiamo ci definiscono e dicono molto di chi siamo».

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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