Martedì 26 gennaio 2016, a Venezia, all’Isola di San Giorgio, si inaugurerà la 33esima edizione della Scuola per librai Umberto ed Elisabetta Mauri. Seminario che vedrà la partecipazione di oltre trenta tra docenti e «testimonial» italiani e stranieri che interverranno attorno ai due poli su cui si reggerà la capacità della libreria di continuare ad affrontare i cambiamenti e le trasformazioni del mercato: l’«eccellenza» (nella gestione, nella valorizzazione del personale, nella profondità dell’assortimento) e l’«innovazione» (e quindi le tecnologie nelle varie declinazioni ma anche il layout e l’arredo).
Riportiamo, in anteprima, alcune delle considerazioni espresse da Achille Mauri in un’intervista rilasciataci per il numero di novembre del «Giornale della Libreria».
«Già il 2015 è stato un anno di cambiamenti ed è stato anche la conferma della validità della formula di Venezia, portata dalla settimana ai tre giorni e mezzo. Gli allievi arrivano oggi con più competenze ed esperienze ed è quindi inutile far perdere loro tempo su concetti che ormai le 1.555 librerie che ci hanno seguito in questi anni conoscono. Si è creata la Fondazione Mauri per dare una veste distinta alla formazione dalle altre attività del gruppo e Venezia è diventata sempre più un’occasione di incontri internazionali e di tutta l’editoria italiana per parlare dei temi del momento. Per quanto riguarda i corsi monografici del 2016, abbiamo provveduto a intensificarli ulteriormente e a comunicarli meglio rispetto al passato. Li abbiamo trasferiti inoltre al Laboratorio Formentini – nel centro di Brera – grazie ad un accordo con il Comune di Milano e la Fondazione Mondadori. Questi sono solo gli aspetti formali del cambiamento che stiamo portando avanti: un cambiamento che sta iniziando a identificare anche le nuove vie da intraprendere. Il primo obiettivo, che per me dovrebbe essere centrale, è che la Fondazione riesca a mettere a fattor comune tutte quelle competenze che ha accumulato – di informazioni, di persone, di relazioni – per le professionalità che stanno cambiando in questi anni, prima tra tutte quella del promotore editoriale. Il nostro è infatti un settore che ha bisogno di una formazione costante in tutte le sue componenti. Dobbiamo portare la Fondazione verso questo diverso approccio e in particolare su quello snodo che diventa sempre più delicato e strategico tra casa editrice e libreria, ovvero sulla figura del promotore editoriale. Certo mi rendo conto che in un contesto di maggiore attenzione ai costi e agli investimenti questo costituisce un ulteriore elemento di complessità. Ma sono altrettanto convinto che il nostro «patrimonio» di scuola vada attivato e valorizzato anche in altre direzioni».

 

La Fondazione Cini, dove hanno luogo i seminari della scuola Mauri

La formazione quindi deve essere in grado di mettere in contatto soggetti diversi?

All’estero, soprattutto in Germania ma anche nei Paesi del Nord Europa, è obbligatorio offrire un percorso professionalizzante alle persone che vengono assunte, mentre da noi questo non accade. Chiunque può aprire una libreria e la Scuola nasce come risposta di un «privato» a questa esigenza di formazione. Basta? Fino ad ora sì. La Scuola si è occupata di formare e aggiornare nuovi librai. Ma, se guardo ai dati che si ottengono dal monitoraggio delle provenienze, il 72% degli allievi arriva dalle regioni del nord e appena l’11% da quelle del sud. Una volta avremmo dovuto pensare alla formazione come una formazione itinerante, cioè a replicare i corsi di Milano o Venezia a Roma o a Napoli, ma i costi non sarebbero sostenibili. Oggi le nuove tecnologie, il pc, i tablet, le piattaforme per la didattica rompono questo schema. Un libraio può – dovrei dire «deve» – dedicare una o due ore alla settimana al suo aggiornamento: a come migliorare la sua vetrina, come inserire merceologie diverse rispetto al libro, come fare il budget. Una prima domanda che mi pongo è: come si può far capire che una formazione diversa, accanto a quella tradizionale d’aula, oggi è possibile? Come faccio a portare le persone davanti al computer per far capire che questa attività è produttiva per la loro libreria? E qui torno da dove eravamo partiti. Dobbiamo cioè saper generare, attraverso la formazione, anche in quel delicatissimo anello rappresentato dai promotori editoriali.

Quali sono le principali sfide che la Scuola ha vinto nel corso degli anni?
Non ci rendiamo conto di quanto sia stata utile questa Scuola e di quanto continui a esserlo, per i librai ma anche per gli editori. Tante sono le testimonianze di librai che, dopo aver partecipato ai corsi, ci hanno ringraziato per aver consentito loro di riflettere e approcciarsi a un mondo che non conoscevano. Nell’ambito dell’organizzazione della didattica della Scuola, abbiamo potenziato e riorganizzato i corsi monografici. La Scuola svolge perfettamente anche una funzione dissuasoria, in quanto fare il libraio resta un’attività molto faticosa, complessa e impegnativa. Richiede persone capaci e informate su tutto ciò che accade, sui titoli che escono e su come gestire l’assortimento, le relazioni con il cliente e i social. In sintesi: bisogna essere motivati. E la motivazione la crea e la sviluppa l’aula, durante i tre giorni di Venezia. Poi certo servirà tutto il resto. La Scuola ha permesso alla libreria di affrontare meglio la sfida della Gdo, la prima fase dell’e-commerce e oggi quella dell’e-book. Le vere sfide adesso sono rappresentate dal quadro economico e dal tempo che abbiamo a disposizione per acquistare e leggere, che ci porta verso le librerie on line.