Il gruppo tedesco Bertelsmann, proprietario tra le altre cose di Penguin Random House, ha stretto un accordo quadro con OpenAI per l’utilizzo di ChatGPT all’interno delle sue divisioni: media, servizi, education. Secondo quanto comunicato dal gruppo tedesco, l’accordo quadro con la società di Sam Altman prevede sia l’utilizzo del sistema di intelligenza artificiale generativa da parte dei suoi dipendenti per migliorare i flussi di lavoro negli ambiti dove operano, sia lo sviluppo di nuovi servizi e prodotti.
Quello siglato da Bertelsmann è tra le prime grandi intese che riguardano un grande gruppo europeo e una delle società statunitensi che dominano il nuovo business dell’intelligenza artificiale. Nel testo del comunicato che annuncia l’intesa non viene mai sollevata la questione del rispetto del diritto d’autore da parte della società americana nel processo di addestramento dei suoi algoritmi.
Un tema, quello del rispetto del diritto d’autore, che allarma le associazioni di categoria degli editori europei. Durante l’inaugurazione, lo scorso ottobre, della Frankfurter Buchmesse, la presidente della German publishers & booksellers association, Karin Schmidt-Friderichs, aveva così dichiarato dal palco: «La capacità dei sistemi di intelligenza artificiale è resa possibile dal maggior furto di dati e della storia!», riferendosi all’utilizzo di materiale coperto da diritto d’autore per addestrare i software, segnatamente libri.
Secondo quanto dichiarato nel comunicato di Bertelsmann, i sistemi di intelligenza artificiale verranno utilizzati nel lavoro giornalistico della testata RTL Deutschland, nella generazione di video, nelle attività di marketing di Penguin Random House, a partire dalla personalizzazione delle proposte di lettura sui social media. Non viene finora citato il lavoro redazionale, anche se in un’altro paragrafo del comunicato si dice che «esperti e creativi del gruppo lavoreranno con OpenAI per sviluppare nuovi modi di creare e distribuire contenuti video, audio e testuali».