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Editori

Bambini: nel 2014 il 41% dei genitori ha comprato «almeno un libro» al proprio figlio

di Giovanni Peresson notizia del 10 marzo 2015

Attenzione, controllare i dati.

Bimbi e genitori. Serie tv e giornalini. Libri e giochi. Quello dell’infanzia è sempre più un ecosistema di prodotti, situazioni, relazioni – tra gli stessi bambini, ma anche tra bambini e genitori – tempi fluidi e dedicati, che si compie entro una costellazione di prodotti, piattaforme e servizi tecnologici in espansione. Proprio a questo ecosistema si è guardato con la prima edizione dei Doxa Marketing Days, una due giorni organizzata da Doxa (in collaborazione anche con Aie) che ha esplorato gli universi narrativi dei ragazzi attraverso presentazioni di ricerche, tavole rotonde, discussioni tra esperti provenienti da mondi industriali diversi e incontri b2b.
Uno di questi incontri, Kids publishing trends. La lettura e i suoi consumatori nell’ecosistema dei mondi narrativi per l’infanzia, è stato dedicato ai «mondi» del libro» e ha visto la partecipazione di Lorenzo Garavaldi (‎Direttore Marketing Edizioni Piemme e Sperling & Kupfer), Federico Fini (Responsabile Marketing Giunti Editore) Karen Nahum (Digital Director De Agostini Libri), Fides Tosoni (Direttore Marketing RCS Libri) e Cristina Liverani (Doxa Kids, che abbiamo intervistato in questo articolo uscito sul «GdL» di marzo).
Il settore presenta – e da tempo – una sua indubbia particolarità: a fronte di una crescita «zero» dei consumatori finali (i bambini nati nel 2014 registrano infatti un misero +1,1%; Fonte:Istat), il mercato del libro per ragazzi continua a registrare segni positivi. Di fatto, secondo i dati presentati da Doxa, i genitori di ragazzi (5-13 anni) che hanno comprato «almeno un libro» nell’ultimo anno al figlio sono stati nel 2014 il 41%, un valore senz'altro positivo anche se solo quattro anni prima era pari al 44%.
Ci troviamo dunque davanti ad un calo, ma inferiore rispetto a quello che ha interessato altre riorganizzazioni del carrello della spesa attuate in questi anni dalle famiglie. Segno che  se la carta è considerata in crisi in realtà continua a convivere (e quella con cui sono fatti i libri per l’infanzia meglio delle altre) accanto ai mondi narrativi provenienti dalle nuove tecnologie o dalle nuove forme di tv (l’Italia – si è detto durante l'incontro – ha il primato assoluto di canali dedicati ai bambini). Significa che genitori più scolarizzati attribuiscono al libro e alla lettura sistemi di valori premianti rispetto ad altre piattaforme, supporti, modi di passare il tempo. La carta, emerge dalle ricerche qualitative di Doxa Kids, «è percepita come veicolo di contenuti valoriali superiori alla televisione»; dal genitore «è considerata un elemento stimolante delle capacità critiche e immaginative».
Solo apparentemente il libro «non è al centro degli interessi dei ragazzi». A parte la (o «le» tv) a cui il 70% dei ragazzi non rinuncerebbe mai, i libri con il loro 13%, se la giocano alla pari con pc (12%), smartphone (11%) e tablet (9%). Solo le consolle, con il 18%, appaiono come la seconda «cosa» di cui i ragazzi non si priverebbero mai. Ed è un dato non solo della resilienza del libro rispetto alle tecnologie, ma all’atteggiamento da bricoleur che in questo momento attraversa carta e mondi digitali.
Il bambino in questi anni frequenta – con tempi più compressi – canali sempre più fluidi e dai confini sempre più labili caratterizzati da un alto tasso di capacità (e potenzialità) osmotiche tra un media e l'altro.
Dal punto di vista degli editori dobbiamo interpretare questa come una minaccia? Può essere, ma a ben guardare anche come una potenzialità da sfruttare. Si tratta solo – e in quel «solo» c’è un diverso paradigma a cui dobbiamo abituarci – di guardare in modo diverso a questi mondi narrativi (dove «narrativi», forse è superfluo sottolinearlo, non vuol dire solo romanzo).

Copyright immagine: Noemi Alessandra, Istituto italiano di fotografia - AIE 2014

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, anche se adesso è un po' complicato. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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