È iniziato mercoledì il processo che vede l’autore Greg Mortenson e il suo editore, Penguin, chiamati sul banco d’accusa da alcuni loro lettori provenienti dalla California e dal Montana.
Mortenson, autore di Tre tazze di tè e di La bambina che scriveva sulla sabbia (entrambi editi in Italia da Rizzoli) è fondatore della Ong Central Asia Institute che si occupa della costruzione di scuole in Pakistan e Afghanistan. L’ispirazione alla filantropia è legata ad un episodio accadutogli durante una scalata fallita al K2 e narrata nei volumi in questione, quando, ferito, fu accudito e curato per sette settimane dagli abitanti di un villaggio pakistano. Mortenson, allora, promise che sarebbe tornato per costruire una scuola per i bambini e le bambine del villaggio: da allora, più di 120 scuole sono state fondate dalla Ong.
Ora gli acquirenti del libro vogliono intentare una class action per essere stati ingannati da Mortenson, il quale avrebbe «gonfiato» alcuni fatti nei suoi libri autobiografici per far arrivare più donazioni alla Central Asia Institute; donazioni che, un’investigazione ha scoperto, sono state usate per l’acquisto di vestiti e viaggi privati per la famiglia. L’autore è stato costretto a dimettersi dal ruolo di direttore esecutivo della fondazione e a donarle 1 milione di dollari, di cui la metà è già stata devoluta.
L’investigazione era partita dopo la messa in onda di un servizio durante il programma serale 60 Minutes, e soprattutto dopo il libro-accusa di un altro autore best-seller, il Jon Krakauer di Nelle terre estreme (Corbaccio), che nel suo Three cups of deceit (Tre tazze di inganni) accusava Mortenson di essere tutto fuorché un filantropo che ha a cuore l’istruzione dei bambini meno fortunati.
Secondo il «Times», il caso di class action potrebbe essere «potenzialmente cruciale per gli editori», perché «se l’accusa avrà successo – cosa non scontata – significherebbe che gli editori d'ora in avanti dovranno essere pronti a difendersi in cause legali e rimborsare i lettori ogni volta che un’autobiografia riporta dei fatti gonfiati rispetto alla realtà».
Da parte sua, il rappresentante legale del Penguin Group ha dichiarato che l’azienda non poteva dimostrare la verità o falsità dei fatti raccontati da Mortenson, anche perché è abbastanza normale che nelle autobiografie si tenda a dare una certa versione degli avvenimenti; se ad un editore, ha continuato, fosse richiesto di essere sempre garante della veridicità e accuratezza dei fatti raccontati dai propri autori, il costo di pubblicazione di un libro diverrebbe proibitivo.