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Lettura

Scuole e biblioteche sperimentano nuove pratiche per mantenere viva la lettura nel passaggio verso l’adolescenza

di Samuele Cafasso notizia del 24 agosto 2026

Questo articolo è comparso sul numero di marzo 2026 del Giornale della Libreria. Se vuoi leggere questo e tutti gli altri contenuti premium, abbonati qui alla nostra rivista.



Le attività condivise e di confronto tra pari possono riattivare l’interesse di ragazze e ragazzi verso la lettura in quel passaggio cruciale di età dall’infanzia all’adolescenza, quando il libro si confronta più che mai con altri media e interessi. Centrale, in questo percorso, è il ruolo delle biblioteche scolastiche come primo innesco di nuove occasioni di lettura.

Certo: gli albi illustrati, i libri tattili, le fiabe raccontate, l’educazione alla lettura fin dalla più piccola età. Questo, oggi in Italia, si fa molto più che in passato e i risultati si vedono sia negli indici di lettura sia nelle vendite di libri dedicati ai più piccoli. Ma dopo, quando i ragazzi devono prima approcciarsi alla lettura autonoma e poi, con il passaggio alle scuole medie, il libro si trova a confrontarsi con la concorrenza di altri media e svaghi – soprattutto digitali – che cosa succede?
Lo spazio per stimolare la lettura c’è ancora, ma a patto di sapersi confrontare con i giovani, coinvolgerli in attività che li vedano protagonisti, stimolare il dialogo e il passaparola tra pari perché, se dei consigli degli adulti si fidano poco o nulla, è proprio il confronto tra coetanei a far nascere un interesse che altrimenti rischia di scemare.

Gruppi di lettura, contest creativi che affiancano alla lettura la creazione di nuove storie, premiazioni dei libri migliori e fascette autoprodotte: è così che oggi scuole e biblioteche promuovono il libro. Se mai ce ne fosse stato bisogno, è la conferma che la lettura, soprattutto in quella fascia d’età, funziona quando diventa un’attività sociale, condivisa.

Alessia Niniano, docente di scuola primaria, è la referente del progetto biblioteche dell’Istituto comprensivo Cappelli di Milano, una delle scuole della città con la più alta presenza di studenti di origine straniera, molti dei quali arrivano nel Paese – e quindi sui banchi di scuola – nel mezzo del proprio percorso didattico, senza conoscere ancora la lingua italiana. «Il nostro sforzo è duplice – racconta Niniano – avvicinarli alla lingua italiana, alla cultura del nostro Paese e quindi alla lettura, ben sapendo che i romanzi classici per loro hanno scarso appeal, perché difficili da leggere e perché percepiti come vecchi».

L’Istituto Cappelli si distingue così per lasciare grande spazio alle lingue madri degli studenti, con una biblioteca dove trovano posto libri in molte lingue diverse, e per un percorso di accompagnamento che spinge i bambini fin dalla prima elementare, quando ricevono la loro tessera di iscrizione, a frequentare la biblioteca in modo sempre più autonomo con il passare degli anni. «Due anni fa abbiamo avviato un’attività – racconta Niniano – che ha coinvolto insieme ragazze e ragazzi delle medie ed elementari: i più grandi organizzavano per i più piccoli una caccia al tesoro di albi illustrati, che poi venivano raccontati agli alunni più giovani. Era anche un modo per responsabilizzare gli studenti delle scuole medie e avvicinare alla lettura di libri più semplici i ragazzi con minore dimestichezza con la lingua, senza farli sentire sminuiti. Per quell’occasione io e il collega di Lettere della secondaria avevamo selezionato venti albi illustrati che i ragazzi hanno letto tutti prima di scegliere i due destinati alla caccia al tesoro».

Strategie e pratiche, quelle adottate all’Istituto Cappelli, che poggiano anche su una dotazione libraria importante e aggiornata della biblioteca scolastica, cresciuta nel tempo grazie alla partecipazione al progetto dell’Associazione Italiana Editori #ioleggoperché, il cui valore strategico sta soprattutto nel potenziamento delle biblioteche scolastiche con titoli attuali e di valore, primo innesco per nuove iniziative di promozione e occasioni di lettura. Nove scuole su dieci tra quelle aderenti, secondo l’indagine AIE, hanno infatti avviato nuove attività proprio grazie al progetto: erano sei su dieci nel 2017. «Il punto di forza è che arrivano in biblioteca edizioni nuove, accattivanti, spesso richieste e suggerite dagli studenti stessi attraverso liste consegnate alle librerie dove avvengono le donazioni. Questa è una grandissima spinta».

Ma di che libri parliamo? «Molti graphic novel, grandi classici reinterpretati, libri interattivi che prevedono la partecipazione dei ragazzi. Libri che li attivano, che si avvicinano ai loro gusti. E poi tematiche che sentono vicine: non vivono in una bolla, vogliono capire le ragioni della guerra, la difesa della pace».
«Il modo migliore per incentivare la lettura è lavorare accanto alle scuole» spiega Gabriella Marinaccio, coordinatrice delle attività e dei servizi per ragazze e ragazzi del Sistema bibliotecario di Milano. Tra i progetti rivolti a diverse fasce d’età, comprese le scuole medie, c’è il concorso Ossibooki, giunto alla sesta edizione. Ogni classe partecipante, a partire da una lista di cinque libri selezionati dai bibliotecari, costruisce nel corso dell’anno una messa in scena di storie nuove – attraverso video, sceneggiature e formati digitali – che nascono dai libri ma li superano. «Lo scopo è stimolare la loro creatività e renderli partecipi». Il ritorno del progetto, spiega Marinaccio, si misura in modo pragmatico nei dati di prestito dei titoli selezionati, oltre che nel numero di classi coinvolte e di studenti partecipanti, che lo scorso anno hanno superato i tremila.

«I libri proposti sono talvolta anche scomodi, fanno arricciare il naso a qualche docente, e posso capirlo. Ma alle ragazze e ai ragazzi di quell’età servono libri che parlino a loro, non di loro. Sessualità, violenza, identità di genere, percorsi di vita difficili, genitori con dipendenze: sono temi che li interessano». Il discrimine, spiega, è che siano «libri di qualità». Ma come si valuta la qualità di un libro per ragazzi? «Dalle storie, che devono essere avvincenti, coinvolgenti, ben costruite. Ben vengano libri contaminati con serie tv o videogiochi, o con un forte apparato visuale anziché testuale. Non è quello l’importante: ciò che conta è l’immersione nella storia. I libri pedagogici, quelli a morale, sono i primi che i ragazzi rifiutano».

A Milano si lavora anche con i gruppi di lettura. Ce ne sono diversi nelle sedi bibliotecarie e uno, TeamChat, nella fascia specifica 12-14 anni, che prevede incontri online e un appuntamento finale in presenza alla biblioteca Sormani. «Ma sono numeri più piccoli, di ragazze e ragazzi che spesso sono già appassionati di libri, ma questo ovviamente non ci impedisce di provarci». In molti casi i libri diventano uno dei media di cui discutere, accanto a videogiochi, film e musica.
Le biblioteche milanesi nel 2025 hanno raggiunto quota 51.182 prestiti nella fascia d’età 9-14 anni, confermando un trend positivo rispetto al 2024, quando se ne erano registrati 50.884.

Si lavora molto con le scuole – ma anche con i gruppi di lettura – pure alla Biblioteca Salaborsa Ragazzi di Bologna, che accoglie ogni anno circa 130 classi di tutti i cicli scolastici. «Abbiamo una progettualità lunga: per agganciare i ragazzi delle medie bisogna partire prima, alle primarie, far conoscere la biblioteca e creare una consuetudine» spiega la bibliotecaria Egle Beltrami.

Tra i progetti dedicati alle prime e seconde medie c’è Libri da Oscar: «Selezioniamo 42 titoli con trame avvincenti e coinvolgiamo 14 classi che vengono in biblioteca una prima volta tra novembre e dicembre. Consegniamo loro 25-30 copie di sei titoli diversi: i ragazzi li portano a casa, li leggono per cinque o sei mesi, se li scambiano. Poi torna no a maggio, incontrano una classe che ha letto gli stessi libri e ne discutono insieme per assegnare premi come migliore trama, miglior atmosfera, miglior protagonista o miglior incipit. Non si vince nulla: è semplicemente un modo per attivare il confronto e potenziare la capacità critica. È una dinamica simile a quella dei gruppi di lettura e anche chi non ha letto si incuriosisce. I premi assegnati dai ragazzi diventano poi fascette autoprodotte che esponiamo sui libri».

I risultati sono concreti. «In Salaborsa Ragazzi registriamo circa 92mila prestiti l’anno e negli ultimi cinque anni sono raddoppiati i prestiti nella fascia dai 12-13 anni in su. È cresciuto l’interesse per fumetti, gialli, avventura e storie d’amore. Ragazze e ragazzi sono curiosi, sperimentano, passano dal fantasy a testi più leggeri e umoristici. Noi facciamo un grande lavoro di selezione, perché quello editoriale è un mare magnum in cui è difficile orientarsi. Di alcuni libri prendiamo anche quindici copie, di altri nessuna. Esiste un diritto dei ragazzi a leggere storie belle, che li appassionino. E non ci piacciono i libri a tema, con un messaggio educativo troppo evidente, perché non sono quelli che i ragazzi scelgono».

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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