Una versione più estesa e approfondita di questo contenuto è comparsa sul numero di luglio 2026 della rivista accademica e scientifica Sistema editoria. Rivista internazionale di studi sulla contemporaneità, dedicato alla censura nei contesti editoriali mondiali.
L’attuale panorama culturale e politico mostra una profonda crisi della libertà intellettuale. L'ondata di richieste di messa al bando di libri nelle biblioteche statunitensi, promossa da gruppi conservatori e dai movimenti per i «diritti dei genitori», sta producendo ripercussioni sul sistema editoriale e bibliotecario canadese, strutturalmente legato a quello statunitense. Particolarmente vulnerabili risultano le biblioteche scolastiche, dove l'opposizione si concentra sui temi legati al genere e alla sessualità, innescando dinamiche sistemiche di autocensura preventiva.
Stati Uniti e Canada, due mercati del libro connessi
Benché i movimenti censori più vistosi riguardino gli Stati Uniti, le loro ripercussioni toccano da vicino il Canada, le cui strutture editoriali e commerciali sono fortemente legate a quelle d'oltreconfine. Nonostante il mercato trade canadese sia solido (48 milioni di copie vendute nel 2025 per un valore di circa 1,15 miliardi di dollari canadesi), i titoli pubblicati da autori e autrici locali rappresentano solo il 14% delle vendite complessive, pur registrando un lieve aumento rispetto al 12% del biennio precedente.
A dominare le classifiche di vendita in Canada sono quasi esclusivamente opere di scrittori e scrittrici statunitensi. Ciò si riscontra in particolare nelle categorie bambini e ragazzi e young adult, che insieme valgono il 39% del mercato complessivo, con titoli come Dog Man: Big Jim Believes di Dav Pilkey, Sunrise on the Reaping di Suzanne Collins, Onyx Storm di Rebecca Yarros. Questa profonda permeabilità commerciale fa sì che le tensioni socio-politiche americane si riflettano direttamente oltreconfine, trasformandosi in concrete pressioni sulle biblioteche canadesi.
Tentativi di censura nelle biblioteche: crescita e mutamenti nei temi presi di mira
L'ondata di richieste di messa al bando di libri negli USA rappresenta la più imponente mobilitazione censoria degli ultimi decenni. Come documentato dai report di PEN America, i tentativi di rimozione nei distretti scolastici si fondano su una capillare rete coordinata che diffonde liste precompilate di titoli da eliminare. La retorica ideologica fa perno sui «diritti dei genitori» e sulla presunta necessità di proteggere i giovani da contenuti definiti «inappropriati», prendendo di mira in particolar modo temi quali l'identità di genere, l'orientamento sessuale, la storia delle minoranze e i principi di Diversity, Equity, and Inclusion (DEI).
In Canada, l'influenza di movimenti analoghi come Action4Canada, Concerned Citizens Canada e Save Canada ha portato a un aumento delle contestazioni. Nel 2025, il Centre for Free Expression (CFE) di Toronto ha registrato 114 contestazioni nelle biblioteche pubbliche e 344 all'interno dei consigli scolastici. Il dato più eclatante arriva dalla provincia dell'Alberta, dove 320 titoli sono stati totalmente rimossi dalle scuole a seguito di un ordine ministeriale che vietava «rappresentazioni esplicite di atti sessuali», colpendo in primis graphic novel per giovani adulti celebri come Gender Queer di Maia Kobabe, Fun Home di Alison Bechdel, Flamer di Mike Curato e Blankets di Craig Thompson.
Se in passato le contestazioni in Canada riguardavano perlopiù il linguaggio o questioni legate al razzismo, dal 2022 si registra uno spostamento sistemico, in linea con le tendenze USA, verso l'opposizione a testi dedicati a identità di genere, educazione sessuale e tematiche LGBTQIA+. Gli studi demografici confermano che tali contestazioni sono nettamente più frequenti nei contesti a maggioranza conservatrice.
La vulnerabilità del sistema bibliotecario scolastico canadese
La criticità fondamentale risiede nella fragilità e nella mancanza di strumenti condivisi con cui le istituzioni affrontano tali attacchi. I dati ufficiali rappresentano peraltro solo la punta dell'iceberg: molte contestazioni non vengono formalmente registrate o segnalate. Le biblioteche si trovano spesso a gestire le pressioni su due livelli interni, tramite regolamenti specifici o moduli di richiesta revisione, o a utilizzare gli strumenti di tracciamento promossi dalle associazioni di categoria come la Canadian Federation of Library Associations (CFLA-FCAB) e l'American Library Association (ALA).
Le ragioni della scarsa segnalazione risiedono nella scarsa consapevolezza del personale, in concezioni divergenti su cosa costituisca censura e nell'impatto di azioni intimidatorie esterne. Diversi bibliotecari e consigli comunali hanno subito invii di «Notifiche di responsabilità personale» da parte di gruppi di pressione con minacce di azioni legali, o petizioni per tagliare i finanziamenti pubblici alle strutture. A ciò si aggiunge il fatto che il 12% delle biblioteche canadesi non possiede ancora un protocollo ufficiale per gestire e valutare formalmente i reclami sui testi in catalogo.
Il ruolo del personale bibliotecario e i fenomeni di autocensura
L'impatto più profondo e insidioso di questa instabilità è rappresentato dall'autocensura preventiva. La ricerca Silence in the Stacks dei ricercatori Byrne, Moore e Tudor – condotta negli Stati Uniti – offre un utile quadro per comprendere come i bibliotecari e le bibliotecarie reagiscano alle pressioni. Come rilevato in ambito accademico, l'assenza di linee guida trasparenti e il timore di contenziosi legali o ritorsioni spingono bibliotecari e bibliotecarie a rimuovere silenziosamente i testi o ad astenersi direttamente dall'acquisire o esporre volumi considerati potenzialmente controversi.
Lo sottolinea il PEN America: gran parte delle rimozioni di libri dagli scaffali non deriva dall'applicazione diretta di una norma di legge, bensì dalla paura preventiva dei distretti e degli operatori di non risultare conformi o di incorrere in attacchi politici. Ciò comporta una riduzione della pluralità delle collezioni, minando alle fondamenta la funzione democratica e inclusiva della biblioteca scolastica.
L'impegno delle organizzazioni delle biblioteche come l'ALA e la CFLA-FCAB
Per proteggere il diritto fondamentale degli studenti e delle studentesse ad avere un accesso libero e non condizionato all'informazione, la risposta deve essere sistemica, istituzionale e trasparente. Un ruolo di primo piano è giocato dalle associazioni di settore e dai centri di ricerca. L'accordo siglato tra la CFLA-FCAB e il CFE della Toronto Metropolitan University ha portato alla nascita del Canadian Library Challenges Database, una piattaforma unica e pubblicamente consultabile. Questo strumento consente di tracciare le minacce di censura su tutto il territorio nazionale, condividere la documentazione e sostenere attivamente il lavoro del personale bibliotecario. Iniziative come la Freedom to Read Week si confermano fondamentali per garantire che la biblioteca rimanga uno spazio aperto e democratico.
Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.
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