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Editori

L'editoria per bambini e ragazzi è un settore che tiene. Gallucci, Giunti, Panini e Valentina Edizioni si raccontano

di Alessandra Rotondo notizia del 14 agosto 2026

Questo articolo è comparso sul numero di marzo 2026 del Giornale della Libreria. Se vuoi leggere questo e tutti gli altri contenuti premium, abbonati qui alla nostra rivista.



Nel 2025, il mercato del libro italiano ha chiuso con un segno negativo, con l’editoria per bambini e ragazzi a rappresentare l’unico comparto che non arretra a copie e che registra una lieve crescita a valore. Ma non è un panorama omogeneo, né inamovibile: ecco il racconto di quattro case editrici di settore.

La tenuta del mercato bambini e ragazzi è un segnale che Carlo Gallucci – editore dell’omonima casa editrice, coordinatore del gruppo ragazzi e membro del comitato di presidenza AIE – invita a leggere con cauto ottimismo: «È un risultato positivo, ma non è affatto scontato. Questa tenuta è frutto di un grandissimo, costante impegno da parte degli editori del nostro settore». E dipende in parte da alcune sue caratteristiche strutturali, continua Gallucci, dalla forte presenza di piccoli e medi editori nel segmento alla centralità del catalogo nell’offerta per i più piccoli, fino a una consolidata apertura internazionale che proprio alla Bologna Children's Book Fair trova la sua plastica rappresentazione.
Beatrice Fini, direttrice della divisione area ragazzi e young adult di Giunti Editore, parla apertamente di un mercato in cui alcune fasce d’età mostrano segnali evidenti di difficoltà. Teresa Panini, consigliera delegata di Franco Cosimo Panini, osserva come la relativa tenuta avvenga comunque in un contesto produttivo più complesso e competitivo rispetto al passato. Valentina Brioschi, editrice di Valentina Edizioni, riporta la discussione sul piano della mediazione adulta che inevitabilmente caratterizza questo segmento, ricordando che il comparto è sostenuto soprattutto dal fatto che «chi compra i libri per bambini sono i genitori, gli insegnanti, i nonni».

La prima infanzia e la centralità della scelta adulta
La stabilità del settore in un contesto generale di contrazione si spiega in larga parte con la fascia della prima infanzia, dove il libro continua a essere scelto dall’adulto come dispositivo di trasferimento del valore. Teresa Panini ricorda come il lavoro sulla fascia prescolare sia stato dal principio una scelta precisa della casa editrice fondata da suo padre: «Ci siamo detti, noi siamo piccoli e ci dedicheremo ai più piccoli, scegliendo uno spazio meno affollato come il preschool». Oggi però la competizione è aumentata, innalzando la qualità media dei prodotti ma anche le complessità da gestire. «Sono libri che richiedono tanta attenzione ai materiali, alla cartotecnica, alla sicurezza, con il tema delle certificazioni. È una produzione in molti casi più onerosa, ma il mercato ti chiede un prodotto che costi poco».
Per Carlo Gallucci la differenza tra prescolare e scolare resta decisiva. «Vediamo che le famiglie italiane continuano a comprare libri per bambini: sono acquisti che non possono essere sostituiti dallo schermo, specialmente nella fascia 0-6». È una logica che si riflette anche nei titoli che l’editore decide di pubblicare in questo segmento, come La casetta di Cappuccetto Rosso di Francesca Dell’Orto, libro-oggetto pensato per la manipolazione e l’interazione, e il progetto speculare dedicato ai tre porcellini.
Anche Valentina Brioschi riconosce che, finché chi compra è l’adulto, il libro mantiene una posizione relativamente solida, perché la decisione d’acquisto è legata alla crescita e alla cura, non solo all’intrattenimento. Le cose, però, diventano più complesse quando bambini e bambine cominciano a decidere per sé.

Il nodo del middle grade e l'intermediazione che cambia
Le difficoltà emergono con maggiore evidenza nella fascia successiva. Beatrice Fini individua nel middle grade il segmento più fragile: «È una fascia che sta vivendo un momento di sofferenza non soltanto in Italia, ma anche in Europa». Lettori e lettrici anticipano sempre più spesso il passaggio alle narrazioni young adult e di genere, mentre il romanzo di formazione per i più piccoli perde centralità.
In questo movimento cambia anche il ruolo dell’adulto rispetto alla socializzazione delle pratiche di lettura. Gallucci insiste su un punto strutturale: «La lettura è un atto formativo: non è spontanea e basta. Ci vogliono figure in grado di appassionare alla lettura, di insegnare come si legge». Quando la mediazione familiare si riduce e quella scolastica non è uniforme, il rapporto con i libri si indebolisce. «Nella scuola vengono fatti sforzi eroici, però a macchia di leopardo» osserva ancora, ricordando la scarsa diffusione delle biblioteche scolastiche – che negli ultimi dieci anni #ioleggoperché ha attivamente contrastato – e la necessità di un investimento continuativo sull’educazione alla lettura che riequilibri i divari nord-sud del Paese.
In questo scenario il lavoro diretto con scuole e insegnanti torna centrale. Brioschi racconta come per Valentina Edizioni la relazione con la popolazione e l’istituzione scolastica sia parte integrante del lavoro editoriale, da qui anche la scelta della casa editrice di puntare sull’autorialità italiana, pure in ottica di coinvolgimento nelle attività con le classi. «Per noi è fondamentale incontrare bambini e insegnanti, lavorare insieme sui libri» spiega, sottolineando come la sua casa editrice – una redazione interamente al femminile – costruisca la propria identità proprio attorno a questo rapporto continuo con chi legge. Da questa cooperazione nascono anche dei titoli, come Soltanto di Marco Fabbri, illustrato da Sara Brienza: ai bambini è stato chiesto di disegnare il proprio cane ideale e dal disegno selezionato è nato il protagonista del libro, «un cane capace di portare gioia dove non c’è più». Fini descrive un ulteriore scarto: la distanza tra letture scolastiche e desideri dei ragazzi. «A scuola usano i libri per fare esercizi di analisi logica e grammaticale, e questo inevitabilmente allontana dalla lettura per piacere».
In questo scenario gli editori cercano nuove strategie. Giunti, ad esempio, affianca titoli più impegnativi – come Volevo avere le ali di Francesco D’Adamo – a progetti che «abbassano» la soglia anagrafica del young adult, introducendo elementi di genere nelle narrazioni per il middle grade, come le serie Jerry & Maya di Martin Widmark, con illustrazioni di Helena Willis, ed Enid Enigma di Sonia Corvaglia, con illustrazioni di Alida Pintus. «È il dilemma dell’editore: abdico un po’ alla missione etica e valoriale per seguire le tendenze e raggiungere più lettori, oppure resto focalizzato su un catalogo formativo? Noi abbiamo scelto di bilanciare».

La divulgazione come accesso alla lettura
Accanto alla narrativa, la divulgazione rappresenta oggi una delle direzioni più condivise dall’editoria per i più piccoli. Giunti lavora su questo fronte in maniera strutturata, attraverso l’esperienza del marchio Editoriale Scienza, che Beatrice Fini indica come un presidio importante proprio nel momento in cui una parte di pubblico si allontana dalla narrativa. «Può essere un cavallo di Troia per arrivare a lettori e lettrici che non amano necessariamente il romanzo, ma hanno un interesse specifico o una curiosità che può essere approfondita attraverso il libro».
Teresa Panini sottolinea come diversi loro progetti nascano proprio da questa logica: partire dall’esperienza e dall’interesse del bambino. Titoli come Il tempo? Siamo noi!, Il suono? Siamo noi! e Lo spazio? Siamo noi! di Stefano Ascari e Christian Lodesani, illustrati da Evelyn Daviddi, lavorano in questa direzione, introducendo concetti scientifici attraverso il racconto e l’esperienza quotidiana. Alla fiera di Bologna 2026 è stato portato il nuovo titolo della serie, dedicato alla luce. Accanto a questi progetti, Panini richiama anche il ruolo di Pimpa, personaggio iconico creato da Altan e da sempre centrale nel catalogo della casa editrice, utilizzato come punto di accesso alla divulgazione attraverso iniziative rivolte anche all’estero. È il caso di Pimpa. Un viaggio nella scienza, realizzato in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, un progetto pensato per accompagnare l’attività di promozione della lingua e della cultura italiana attraverso un personaggio già familiare ai bambini, trasformando la divulgazione scientifica in uno strumento di mediazione culturale.
Nello stesso solco si inserisce un titolo di Gallucci Editore dedicato all’esplorazione spaziale, a breve in uscita, «scritto dall’astronauta Umberto Guidoni che racconta in modo narrativo, alla Jules Verne, l’eventuale fattibilità di una missione marziana».
Accanto alla divulgazione scientifica cresce anche l’interesse per una divulgazione civica e relazionale. Per Valentina Edizioni è uscito Diritti al castello di Eleonora Colombo e Riccardo Castiglioni, illustrato da Giorgia Vallicelli, un libro-game nato ancora dalla collaborazione della casa editrice con la scuola, e dall’esigenza di affrontare il tema dei diritti attraverso una narrazione accessibile ai più piccoli. «Oggi è molto richiesto il libro ludico-educativo, che attraverso il gioco e il sorriso, riesce a insegnare» sottolinea Brioschi.

Il successo degli albi illustrati
Tra i formati che mostrano maggiore vitalità, gli albi illustrati occupano uno spazio centrale. Beatrice Fini parla di un vero «momento d’oro» legato alla capacità dell’albo di integrare immagine e testo in maniera sincretica, con grande affinità con i modelli di fruizione quotidianamente sperimentati dai nativi digitali. In questa direzione si muovono pubblicazioni come Vietato agli elefanti e Il problema della giraffa di Lisa Mantchev, che affrontano temi di inclusione e valorizzazione delle differenze attraverso una narrazione visiva accessibile a più livelli di lettura.
Per Gallucci l'albo illustrato è il seme da cui si è sviluppato un catalogo che anche a Bologna ha portato novità importanti, come Geppetto, la storia del papà di Pinocchio prima di Pinocchio, narrato da Valentina Falanga e illustrato da Francesca Dell'Orto, e Lupo Astolfo missione nonna, quinto episodio della saga best seller del lupo vegetariano creato da Chiara Lorenzoni e illustrato da Francesca Dafne Vignaga.
«Molti albi lavorano su temi di grande rilevanza e attualità, come identità e scoperta di sé, con codici appropriati all’infanzia: l’editoria arriva spesso prima nell’intercettare i nuovi bisogni conoscitivi e dimostra sempre grande attenzione» osserva Teresa Panini. Ma non solo, l’albo può anche reinterpretare il classico con uno sguardo contemporaneo: è il caso di C’era una volta, c’è ancora, scritto da Giusi Quarenghi e illustrato da giovani illustratrici e illustratori italiani, che rilegge le fiabe mettendo in dialogo tradizione e sensibilità attuali. O ancora Si rimedia! di Elena Rossini, illustrato da Irene Penazzi, che lavora sul tema della possibilità di aggiustare, riparare e ricominciare, proponendo ai bambini un racconto in cui errore e trasformazione diventano parte dell’esperienza di crescita.
Nel lavoro di Valentina Edizioni, l’albo illustrato diventa anche uno spazio di confronto emozionale e generazionale. Brioschi parla esplicitamente di una linea 0-99: «Ci interessa fare libri che possano essere condivisi, in cui adulto e bambino trovino cose diverse ma possano parlarne insieme». Sono titoli come Cappuccetto rotto di Manuela Salvi, illustrato da Roberto Lauciello, che rilegge una figura della tradizione mettendo al centro affollamento e performatività della vita moderna, tanto degli adulti quanto dei bambini. O Come si fa a diventare grandi? scritto da Brioschi stessa e illustrato da Cristina Petit: il titolo è autoesplicativo.

Uno sguardo al futuro
La fotografia complessiva è quella di un settore che tiene, ma senza enormi margini di tranquillità. Carlo Gallucci richiama l’attenzione sulla difficoltà crescente degli editori di dimensione media, categoria in cui spesso si colloca chi pubblica titoli per bambini e ragazzi. «Il rischio è che le trasformazioni strutturali in atto nel nostro settore rendano più difficoltoso lo sbocco sul mercato» osserva, sottolineando come la domanda non diminuisca necessariamente, ma si restringano le possibilità di raggiungere il pubblico di lettrici e lettori per una parte dell’offerta editoriale.
È sulla continuità della lettura che Beatrice Fini individua la sfida principale dei prossimi anni. Ricostruire un percorso che accompagni i lettori nella fase della preadolescenza, quando la concorrenza di altri linguaggi diventa più forte, significa ripensare il rapporto tra scuola, famiglia, società e proposta editoriale, trovando nuovi modi per mantenere vivo il piacere della lettura anche quando la mediazione adulta si riduce.
Teresa Panini invita comunque a mantenere uno sguardo più lungo sulla storia del settore. «L’editoria ha attraversato tante crisi, e ogni volta sembrava che il libro dovesse finire. Non è successo fino ad ora e non succederà adesso».
In questo equilibrio tra difficoltà strutturali e capacità di rinnovamento, Valentina Brioschi descrive la sua casa editrice prima di tutto come una «casa»: un luogo costruito attraverso la relazione. Un’immagine che racconta bene l’editoria per bambini e bambini, ragazze e ragazzi di ieri e di oggi. E implicitamente la sua resistenza.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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