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Spammy, Low-quality, Over-Produced: cosa sono gli «slop», libri scritti con l'IA che inquinano la narrativa di genere

di Samuele Cafasso notizia del 30 luglio 2026

I libri scritti con l'intelligenza artificiale si stanno prendendo una fetta di mercato della narrativa di genere, con una serie di nuovi titoli che finiscono per penalizzare le vendite anche di quei testi che, apparentemente, sono interamente autoriali. Le prime evidenze arrivano da una ricerca accademica citata dal New York Times che prende in esame solo i titoli autopubblicati. Ma i risultati dello studio agitano il mondo editoriale, perché confermano che il cosiddetto effetto diluizione, secondo cui il maggior danno arrecato al mondo del libro dall’IA è la riduzione delle vendite dei libri coperti da diritto d’autore per effetto dell’esistenza di «cloni» a basso prezzo sul mercato, è reale.

Generative AI floods and dilutes the market for books, questo il titolo dell’articolo pubblicato il 26 luglio e che deve ancora essere sottoposto a peer review, prende in esame 14.419 titoli autopubblicati presenti su Amazon, caricati tra il 2023 e il 2026, nessuno dei quali dichiarava l’uso di IA. Affidandosi a Pangram, uno dei software più noti per l’individuazione di testo generato dall’IA, i ricercatori stimano che più di un terzo dei titoli esaminati, tutti con vendite, contengano testo artificiale. Il 20% in particolare conterrebbe più del 25% di testo scritto artificialmente, il 17% meno del 25%, per un totale di 37% di testi scritti da o con l’ausilio dell’IA.

I libri scritti in maniera sostanziale con l’IA (più del 25% dell’intero testo), il cui numero complessivo è pari a uno su cinque di tutti i titoli (20%), generano vendite inferiori agli altri, ma non indifferenti. Secondo i ricercatori, la fetta di vendite a giugno 2026 sarebbe pari al 10%. Inoltre, i titoli dell’IA sono presenti anche tra i best seller: tra il 5% dei titoli più venduti, uno su 10 sarebbe stato scritto con l’intervento sostanziale dell’IA.

Ma a preoccupare di più è appunto l’effetto diluizione. Secondo i calcoli dei ricercatori, dal 2023 al 2026 su Amazon «il numero di libri con vendite osservate in un trimestre è cresciuto di 19,2 volte, mentre il fatturato trimestrale è cresciuto solo di 8,9 volte. Il mercato ha quindi aggiunto libri in vendita più velocemente di quanto abbia aggiunto fatturato, e il fatturato per libro venduto è diminuito nella maggior parte dei generi. I libri privi di testo generato dall'IA perdono più terreno nei generi con alta diffusione dell'IA, e soprattutto dove la disponibilità su Kindle Unlimited è elevata». Un portavoce di Amazon, intervistato dal New York Times, ha dichiarato che questi dati non corrispondono a quello che vedono loro, ma si è rifiutato di fornire ulteriori dettagli o numeri diversi a sostegno della sua tesi.

Amazon non vieta la pubblicazione di libri generati con l’IA sulla sua piattaforma, ma ha delle limitazioni sul numero massimo di testi caricabili in un intervallo di tempo e chiede agli autori e alle autrici di esplicitare alla piattaforma stessa l’uso di IA. Altre piattaforme, come Kobo, hanno policy diverse.

L’editoria libraria intanto vede entrare nel suo campo di interesse il neologismo «slop», utilizzato per definire i contenuti di bassissimo livello generati con l’IA e che inondano la rete. Slop è l’acronimo di Spammy, Low-quality, Over-Produced, richiama l’avverbio sloppy, ovvero trascurato, superficiale, in italiano si può tradurre come sbobba. Gli editori, anche italiani, hanno visto l’ondata arrivare già da tempo in campi specifici della non fiction, come le guide di viaggio, o i libri di cucina, un fenomeno che li ha portati a definire ancora meglio la loro produzione, innovando e puntando ancora di più sulla qualità dei testi. Per un po’ di tempo si è forse ritenuto che la fiction fosse al riparo, ma non è così.

Che fare quindi? Michael Tamblyn, CEO di Rakuten Kobo, ne aveva già parlato lo scorso maggio a Torino, al Salone del libro: «Talvolta, parte del nostro lavoro editoriale si basa su testi prevedibili, generati sulla base di tropi, stereotipi. Testi che talvolta si scelgono per la pressione commerciale, per la velocità richiesta dalla produzione. Sto parlando di alcuni romance, o science fiction. Questi sono i libri oggi più a rischio: l’editore deve spostarsi sulla ricerca della voce originale, sul non replicabile. E noi, come operatore commerciale, dobbiamo chiederci se vogliamo semplicemente dare un libro a un lettore, o lavorare a supporto di un’intera filiera che tiene assieme autori, editori, traduttori, librerie e molto altro e che vive di libri».

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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