Negli ultimi anni l’audio è diventato una componente sempre più visibile dell’ecosistema editoriale italiano. Audiolibri, podcast, serie audio e contenuti spoken stanno progressivamente modificando le modalità di fruizione delle storie e dei contenuti editoriali, intercettando tempi e spazi diversi rispetto alla lettura su carta o su schermo. A trainare questa trasformazione non c’è soltanto la crescita delle piattaforme dedicate, ma anche un cambiamento più ampio dell’immaginario culturale legato all’ascolto, sempre più presente nelle abitudini quotidiane.
Secondo il Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2025 dell’Associazione Italiana Editori, nel 2024 le persone di 15-74 anni che hanno ascoltato audiolibri sono state 6,2 milioni. Nel 2019 erano poco più di 4 milioni. Parallelamente, cresce anche la familiarità con altri prodotti audio: il Rapporto sottolinea come le pratiche di lettura siano diventate sempre più fluide, intrecciandosi con podcast, piattaforme digitali e nuove forme di narrazione seriale. Non si tratta ancora di un consumo pienamente generalista, ma di un segmento che nel giro di pochi anni è uscito dalla nicchia ed è entrato stabilmente nelle strategie degli editori e nelle abitudini di una parte crescente del pubblico.
È dentro questa trasformazione che si inseriscono i dieci anni di Audible in Italia. Quando la piattaforma arriva nel nostro Paese, nel 2016, gli audiolibri occupano ancora uno spazio limitato nel mercato editoriale nazionale: «Dieci anni fa gli audiolibri erano un’industria di nicchia» osserva Rachel Ghiazza, responsabile dei contenuti global di Audible. «Ma noi avevamo una convinzione chiara: che l’audio intrattenimento potesse diventare parte integrante della vita culturale italiana, raggiungendo le persone quando gli schermi non possono farlo».
In questi anni il mercato è cambiato. Audible sottolinea oggi di offrire oltre 20 mila titoli in lingua italiana sviluppati insieme a editori, editrici, attori e attrici, registi, registe, sound designer e studi di produzione. Ma soprattutto è cambiata la posizione dell’audio all’interno dell’industria editoriale italiana: da formato percepito come laterale a componente sempre più integrata dell’offerta libraria.
Uno dei segnali più evidenti di questa trasformazione riguarda proprio la filiera editoriale. «Quando abbiamo lanciato il servizio di Audible in Italia, le uscite simultanee di audiolibri insieme alle edizioni cartacee ed e-book erano molto rare, mentre oggi stanno diventando la norma» spiega Ghiazza. Una normalizzazione che riflette un cambiamento più ampio nelle strategie delle case editrici, sempre più orientate a pensare i libri fin dall’inizio in una logica multipiattaforma e multiformato.
Nel rapporto con le case editrici italiane, Audible parla di collaborazioni costruite nel tempo con grandi gruppi, editori indipendenti, agenti letterari e autori. Ma il punto centrale, dal punto di vista del settore, è soprattutto un altro: l’idea che audio e lettura non siano considerati concorrenti. «L’audio non cannibalizza la lettura, bensì la amplifica, portando le storie a nuovi pubblici e favorendo la scoperta dei contenuti in ogni formato».
Nel frattempo si è trasformato anche il linguaggio stesso dell’ascolto. Se i primi audiolibri italiani erano spesso concepiti come semplici letture ad alta voce, negli ultimi anni l’industria audio ha progressivamente incorporato elementi provenienti dal podcast narrativo, dalla serialità e dalla produzione cinematografica sonora. È qui che si inserisce la crescita degli Audible Original e delle produzioni audio-first, cioè pensate direttamente per l’ascolto.
«La narrazione audio-first, cioè pensata per l’audio, è sempre stata al cuore di ciò che facciamo, perché l’ascolto richiede un linguaggio creativo proprio: non si tratta semplicemente di leggere un testo ad alta voce» afferma Ghiazza. Un esempio citato dalla stessa Audible è Io uccido di Giorgio Faletti: pubblicato inizialmente nel 2016 come audiolibro interpretato da un unico narratore, il titolo è stato successivamente ripensato come Audible Original con 35 attori, colonna sonora originale e sound design immersivo in Dolby Atmos 360°. Un’evoluzione che mostra come l’audio si stia progressivamente spostando verso forme ibride di intrattenimento narrativo.
La crescita del settore apre oggi anche nuove questioni tecnologiche e industriali. «La nostra visione è chiara: vogliamo che ogni libro abbia la sua versione audio, in ogni lingua» spiega Ghiazza. Una delle priorità indicate da Audible riguarda infatti l’ampliamento del numero di titoli disponibili in formato audio. «Oggi esistono meno di 2 milioni di audiolibri a fronte di 100-150 milioni di titoli tra cartacei ed e-book: il divario è enorme».
Anche nel mercato italiano, del resto, gli audiolibri continuano a occupare una posizione ancora relativamente contenuta rispetto al libro a stampa. Nel Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2025, AIE osserva che e-book e audiolibri, insieme a banche dati e servizi online, rappresentano il 14% del mercato complessivo del libro.
In questo contesto entra anche il tema dell’intelligenza artificiale, che Audible descrive come uno strumento utile per accelerare narrazione, traduzione e accessibilità dei cataloghi, purché accompagnato da supervisione umana ed etichettatura trasparente. Allo stesso tempo, la piattaforma punta sempre di più sulla personalizzazione e sulla scoperta dei contenuti: «Maven, la nostra funzione di ricerca basata sull’IA, permette agli utenti di scoprire nuovi titoli attraverso il linguaggio naturale, creando nuove opportunità per editori e autori di raggiungere nuovi pubblici».
A dieci anni dal suo arrivo in Italia, Audible diventa così anche un osservatorio privilegiato di una trasformazione più ampia. Non solo la crescita degli audiolibri, ma l’ingresso dell’audio dentro l’ecosistema editoriale contemporaneo: nelle modalità di produzione, nella circolazione dei cataloghi, nelle strategie degli editori e nelle pratiche quotidiane di lettura e ascolto.
Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.
Guarda tutti gli articoli scritti da Alessandra Rotondo