La casa editrice Olschki, fondata nel 1886 a Verona e oggi guidata dalla quinta generazione della famiglia, festeggia nel 2026 i suoi 140 anni. Dopo aver organizzato, per l’occasione, alcune iniziative alla manifestazione Testo e al Salone del libro di Torino nei mesi scorsi, il culmine dei festeggiamenti è stata la giornata di oggi, 10 giugno, a Palazzo Vecchio a Firenze. Nel Salone dei Cinquecento, si è svolta una giornata di festeggiamenti organizzata in collaborazione con il Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura, con il patrocinio delle Regione Toscana. Con il titolo Olschki. Un viaggio nel patrimonio editoriale 1886-2026 è stata l’occasione per riunire gli autori, le autrici, i collaboratori, le collaboratrici e le istituzioni che hanno contributo alla fortuna della casa editrice Olschki.
La giornata si è aperta con i saluti istituzionali dell’Assessore alla Cultura del Comune di Firenze, Giovanni Bettarini, e con il contributo di Padre Bernardo Gianni. Sono quindi intervenuti, moderati da Claudio Di Benedetto, Daniele e Gherardo Olschki, i professori Carlo Sisi e Carlo Ossola, le storiche dell’arte Cristina Acidini e Lucia Tongiorgi Tomasi, il professore Edoardo Barbieri che dirige la rivista di Olschki Bibliofilía, i musicologi Giuseppina La Face e Lorenzo Bianconi e il professor Giuliano Pinto, che hanno approfondito alcuni dei principali ambiti di ricerca e delle collane che hanno caratterizzato il catalogo della casa editrice: dalla letteratura alla storia dell’arte, dalla musicologia alla bibliografia, fino alla storia della Toscana e alla tradizione degli studi umanistici.
L’incontro ha rappresentato un momento di confronto sul valore del patrimonio editoriale costruito da Olschki in centoquarant'anni di attività e sul ruolo che il libro continua a svolgere nella trasmissione della conoscenza e nella promozione della ricerca scientifica e umanistica. Oggi la casa editrice rappresenta un punto di riferimento nel panorama editoriale internazionale, con un catalogo che comprende centinaia di collane e riviste scientifiche e una produzione dedicata alla valorizzazione della ricerca, del patrimonio librario e della cultura umanistica.
Il legame con la città di Firenze è molto forte: la Olschki ha scelto il capoluogo toscano due volte nell’arco della propria esistenza. La prima volta nel 1897, a un anno di distanza dalla nascita dell’azienda, con il trasferimento a Firenze voluto dal fondatore Leone Samuele Olschki, figlio di un tipografo ebreo della Prussia orientale. Nel 1938, a causa delle leggi razziali, l’azienda è stata costretta a censurare il proprio nome, sopravvivendo con la sigla Bibliopolis, e Leone Samuele Olschki si è spostato in esilio in Svizzera. Dopo la sua morte nel 1940, il figlio Aldo Olschki ha deciso di scegliere di nuovo Firenze per ricominciare l’attività.
«Nel festeggiare oggi, assieme ad autori, direttori di collane e riviste, questa importante data della nostra storia, il pensiero corre all'indietro nel ricordare tutti coloro che hanno percorso al nostro fianco le emozioni del libro e che ancora ci parlano dagli scaffali di una biblioteca alienabile quale la nostra» ha dichiarato Daniele Olschki. «Una comunità passata che si lega al presente e a un futuro di confini indefiniti, ma per noi mai disgiunti dal lascito del fondatore, che decise il perimetro editoriale nell’ambito delle scienze umane. Quale sarà il futuro del libro, nel distacco del contenuto dal fruscio delle pagine, è difficile oggi stabilirlo, ma resterà per noi invariata la fiducia nella carta che garantisce, con l’unica interfaccia dell’occhio umano, l’indipendenza da ogni piattaforma digitale».
La giornata si è conclusa con l’intervento di Gherardo Olschki, chiamato a raccogliere l’eredità di una tradizione editoriale familiare che attraversa cinque generazioni. «Quest’oggi la nostra casa editrice ha valicato un traguardo memorabile, ripercorrendo le tappe cruciali della sua storia, onorando il legame inscindibile con Firenze, ascoltando alcune tra le più autorevoli voci che compongono l’universo di Olschki. Ma se c’è qualcosa che la giornata odierna ci insegna è che il vero protagonista da celebrare non siamo noi, non è la storia o la cultura quali entità astratte; esso risiede al centro di questo cosmo complesso, ci osserva con i suoi occhi di inchiostro e ci sfiora con le sue membra di carta: è il libro, inteso come forma più elevata e immortale dell’idea di humanitas – lo stesso principio in cui Leo Olschki aveva intravisto la propria missione civile e sociale. D’altronde, c’è una parte di ciascuno nei libri che creiamo e che leggiamo, e perciò il libro rappresenta il legame più potente che ci unisce. Celebrandolo, noi diamo valore a noi stessi e agli altri».
© Fotografia in header di Michele Monasta