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Mercato

Usa. Il 2020 chiude in pari, ma è soprattutto l’anno in cui l’online sorpassa i canali fisici

di Bruno Giancarli notizia del 12 ottobre 2021

Attenzione, controllare i dati.

L’associazione degli editori americani (AAP) ha comunicato i dati definitivi sull’andamento dell’editoria statunitense nel 2020. Le stime diffuse a marzo parlavano di un +0,1% a valore rispetto al 2019: la previsione risulta confermata e il mercato degli Stati Uniti chiude in sostanziale pareggio (-0,2%) a 25,71 miliardi di dollari (circa 22,22 milioni di euro). Volendo sintetizzare il 2020 in una frase, è possibile dire che la prestazione più che positiva del trade (+6%) – il settore trainante dell’editoria americana – ha permesso di bilanciare le perdite di tutto il resto.




Nel mercato trade il 2020 è stato l’anno del sorpasso dell’online a scapito dei canali fisici, il quale raggiunge la soglia (psicologica e non solo) del 50% del valore del settore: era il 43,3% nel 2019. Le librerie fisiche – compresi i loro siti di e-commerce – perdono invece l’11,3% e si attestano sui 4,4 miliardi di dollari. Un’area che ha tenuto probabilmente più delle aspettative in un anno come il 2020 è quella dell’export, che con un valore di 1,27 miliardi di dollari (circa 1,10 miliardi di euro) ha perso sì il 2,8%, ma se si pensa ad altri mercati – per esempio al -26% dell’export in Spagna –può essere considerato un risultato più che positivo.

Il mercato digitale statunitense nel 2020 rappresenta il 13,8% dell’intera editoria, vale a dire 3,5 miliardi di dollari (circa 3,1 miliardi di euro). La sorpresa principale viene dall’e-book: in declino dal 2014, il formato ha conosciuto nel 2020 un’impennata dell’11,7% per un valore di 2,12 miliardi di dollari (1,83 miliardi di euro). Gli audiolibri, a differenza di altri Paesi ben lungi dal rappresentare una novità per i lettori americani, crescono addirittura del 13,2% e raggiungono quota 1,42 miliardi di dollari (1,23 miliardi di euro). Se infine si uniscono i numeri del digitale e dell’e-commerce si arriva a un risultato che più di ogni altro è esemplificativo della situazione attuale dell’editoria americana: il 37% dell’intero mercato dipende dal digitale (formati elettronici e vendite online).


Editoria scolastica e universitaria

Se per quanto riguarda la scolastica il calo (-12,3%) può essere facilmente spiegato con il ricorso anche negli Stati Uniti alla didattica a distanza, ed è quindi ragionevole sperare in un recupero nel 2020, quanto è avvenuto al settore universitario (-5,7%) e in misura diversa al professionale (-14,5%) merita una considerazione a parte. Nella stessa misura in cui anche le università torneranno alla normalità si assisterà a una graduale ripresa anche di questo settore, come del resto mostrano i numeri dei primi sei mesi del 2021. Va però notato che la perdita non sembra essere imputabile alla minore propensione all’acquisto degli studenti, bensì al passaggio dal cartaceo al più economico digitale (anche nella forma del prestito digitale, i cui costi hanno avuto un impatto decisivo sulle finanze delle biblioteche pubbliche americane). In altre parole, l’editoria universitaria deve far fronte a un generale cambiamento nelle abitudini degli studenti che non è imputabile alla pandemia: non a caso nel 2019 e nel 2018 aveva chiuso rispettivamente al -10,9% e al -8,9%.


Prima metà del 2021

Proviamo ora a dare uno sguardo ai primi sei mesi del 2021. Il +18,1% stimato rispetto allo stesso periodo del 2020 non desta certo scalpore, se si pensa al fatto che tutti i mesi da marzo a giugno avevano chiuso con il segno meno rispetto all’anno precedente. Più interessante è vedere come gli andamenti dei diversi settori si muovano rispetto a questo dato generale. La crescita del trade, largamente positiva (+17%), è inferiore alla media dell’editoria e può essere interpretata come un segno di stabilità del settore. L’editoria professionale, al contrario, cresce soltanto del 5,8%. Il prevedibile rimbalzo dello scolastico e dell’accademico (rispettivamente +35,2% e +15,2%), infine, per quanto costituisca un buon segno è un dato che va maneggiato con le dovute cautele: occorre infatti considerare che nel 2020 l’incertezza provocata dalla pandemia ha fatto sì che gli acquisti di materiali scolastici siano stati posticipati (specialmente a giugno) alla seconda parte dell’anno.

Chiudiamo infine con il digitale. Il -0,3% degli e-book nel primo semestre del 2021 può essere salutato con favore se si pensa non tanto al 2020 quanto agli anni precedenti. Sono però gli audiolibri i veri protagonisti di questo semestre e sembrano non volerne sapere di rallentare la loro crescita: il +18,4% che hanno segnato è infatti una delle soprese più gradite della prima parte dell’anno.

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Attualmente lavoro presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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