L’Italia è un Paese in cui l’attività sportiva interessa più di un terzo della popolazione sopra i tre anni – senza poi contare i tifosi, i curiosi e gli appassionati dei diversi sport – ed è naturale che anche il mercato editoriale rifletta questo interesse della società italiana. Così raccontava l’Associazione Italiana Editori in un incontro dedicato ai libri sullo sport, parte di un ciclo di presentazioni sui segmenti editoriali inserito nel programma professionale realizzato in occasione di Italia Ospite d’Onore 2024 alla Fiera del libro di Francoforte.
I dati AIE sull’editoria sportiva in Italia presentati alla Buchmesse – prendendo in considerazione le vendite di libri a tema sport tra il 2019 e il 2024 – mostrano che sono circa 500 i titoli pubblicati all’anno, grossomodo costanti dal 2019, sia sotto il profilo delle copie comprate che della spesa del pubblico, che si assesta nel 2024 attorno agli 8 milioni. Da notare, sul fronte della produzione, la crescita di titoli sugli sport diversi dal calcio e dalle biografie sportive, in aumento del 10% rispetto al 2019.
È proprio in questo contesto che si inserisce Invictus, premio letterario a tema sportivo promosso dalla casa editrice Lab DFG, specializzata in letteratura sportiva. A parlarcene è Giovanni Di Giorgi, editore di Lab DFG e ideatore e organizzatore del premio.
Partiamo dal principio. Come mai una casa editrice ha voluto organizzare un premio dedicato alla letteratura sportiva?
Sono fermamente convinto che un premio come Invictus possa essere un volano per incrementare le vendite delle opere dedicate allo sport. Invictus, inoltre, ha una peculiarità: negli anni ha premiato non solo gli autori e le autrici, ma anche le rispettive case editrici perché la nostra filosofia è proprio quella di valorizzare e promuovere la letteratura sportiva, un genere dalle enormi potenzialità.
Il primo classificato, in particolare – nel 2020 Daniele Nardi e Alessandra Carati, con La via perfetta (Einaudi); nel 2021 ex-aequo Marino Bartoletti con La cena degli dei (Gallucci) e Angelo Carotenuto con Le canaglie (Sellerio); nel 2022 Mario Salvini con Il diamante è per sempre (Terre di Mezzo); nel 2023 Davide De Zan con Pantani per sempre (Libreria Pienogiorno) e nel 2024 Andrej Longo con La forma dei sogni (Sellerio) –, si aggiudica un premio in denaro del valore di 5.000 €, di cui 3.500 all’autore o autrice e 1.500 alla casa editrice. Ma è previsto un compenso fino alla quinta posizione per un totale di 9.000 €.
Insomma, un’iniziativa in linea con il momento che sta vivendo questo segmento editoriale?
Sì, e non solo. Il Premio Invictus rappresenta un momento significativo per scoprire nuovi talenti, esplorare idee innovative e capire in che direzione si sta evolvendo il mercato. Inoltre, ci permette di avere un focus privilegiato di confronto con le altre case editrici per comprendere meglio i gusti del pubblico e scegliere le storie a tema sport da pubblicare.
Il Premio Invictus è ormai giunto alla sua quinta edizione: qual è il bilancio di quest’anno?
Il bilancio è più che positivo. La quinta edizione è stata la consacrazione di un percorso, partito nel 2020, che ha «incoronato» Cisterna di Latina, sede del premio, come Capitale italiana della letteratura sportiva, grazie all’autorevolezza della giuria – presieduta dal bicampione olimpico Davide Tizzano e composta dai giornalisti sportivi Stefano Bizzotto, Elisabetta Caporale, Italo Cucci, Matteo Marani, Sandro Fioravanti, Dario Ricci, Xavier Jacobelli, e da campioni e dirigenti del mondo sportivo come Silvia Salis, Elena Pantaleo, Cristina Lenardon, Daniele Masala, Beniamino Quinteri, Mauro Grimaldi – e alla qualità delle opere partecipanti.
Il 2024 ha visto anche incoronare come «ambassador» di Invictus una leggenda dello sport azzurro, scelta dalla giuria del premio: Tania Cagnotto, unica donna italiana ad aver vinto una medaglia d'oro mondiale nei tuffi, oltre ad essere la tuffatrice europea con il maggior numero di podi in carriera.
Un coronamento anche fuori dai confini italiani: il Premio Invictus, infatti, ha rappresentato l’Italia alla Fiera del libro di Francoforte, un palcoscenico internazionale di pregio nel mondo editoriale.
Proprio così. Invictus, negli anni, è diventato il più importante riconoscimento del settore per autori, autrici e case editrici, al punto da essere selezionato – insieme allo Strega e ai Lucca Comics – per rappresentare i premi letterari italiani alla Buchmesse, dove l’Italia quest’anno è stata Ospite d’Onore a 36 anni dall’ultima volta. Siamo estremamente soddisfatti della nostra partecipazione a Francoforte: essere selezionati per rappresentare l’Italia in questo contesto ci ha riempiti di orgoglio e conferma il valore del nostro impegno nella promozione della letteratura sportiva. A maggior ragione in un anno così importante per il nostro Paese.
In cinque anni, la nostra crescita in termini di prestigio e autorevolezza è stata enorme: questo risultato è frutto della passione di tutto il gruppo di lavoro che ruota intorno al premio, e anche un giusto riconoscimento allo storytelling sportivo, considerato per troppi anni un fenomeno di scarso valore culturale e letterario.
E ora, verso quali obiettivi rivolgete il vostro sguardo? Quali sono le sfide future che vi aspettano?
Vogliamo trasformare il Premio Invictus in un vero e proprio format capace di dialogare con gli altri festival e premi letterari italiani. In questo senso stiamo lavorando alla creazione di un «Club Invictus» itinerante che promuova il premio in tutta Italia, così che possa diventare un brand dello storytelling sportivo. Non da ultimo, stiamo già lavorando alla sesta edizione del premio che presenteremo il prossimo 4 dicembre in occasione della fiera Più libri più liberi di Roma.