Il tuo browser non supporta JavaScript!
Editori

È stampato bene? Tre consigli e un webinar per migliorare la qualità dei tuoi libri

di Alessandra Rotondo notizia del 31 marzo 2022

Attenzione, controllare i dati.

Sporchi, battute, fuori registro, segnature rovesciate, ripetute o mancanti… sono tanti gli errori che possono avere un impatto sulla gradevolezza estetica di un libro, talvolta pregiudicandone la fruibilità. Come accadono questi incidenti? E soprattutto: si può ridurre o eliminare l’impatto che hanno sulla tiratura, sui costi e sui tempi di lavorazione? 
 
Al tema dei difetti di stampa e confezionamento l’Associazione Italiana Editori ha deciso di dedicare un webinar tenuto da Lorenzo Capitani, professionista poliedrico nell’ambito della produzione editoriale ed esperto di stampa e cultura grafica.
 
Il webinarche si terrà su Zoom giovedì 14 aprile, dalle 11.30 alle 13.00 – sarà l’occasione per approfondire la sequenza di controlli, azioni ed eventuali reazioni da mettere in atto in casa editrice all’arrivo dello stampato dalla tipografia. Ma anche per conoscere (e provare a evitare) i più comuni errori di grafici e creativi.
 
A Lorenzo Capitani abbiamo chiesto qualche anticipazione: quali sono i tre tranelli nei quali è facile cadere? I tre aspetti ai quali badare particolarmente per ridurre la possibilità di errore? «Spazio colore, risoluzione, calcolo del dorso», ci ha risposto così.
 
Lavorare in RGB fino all’ultimo: sì. Ma poi attenzione alla conversione in CMYK
Offset o digitale, la stampa avviene utilizzando i 4 colori di cromia, lo spazio CMYK appunto, anche se i flussi di produzione di oggi consigliano di mantenere il lavoro in RGB fino alla fine. Questo spazio è infatti quello dei dispositivi di acquisizione, come fotocamere e scanner, e dei monitor di lavoro e di output, come gli smartphone. Inoltre, essendo più ampio, riproduce più colori. Ma è anche vero che convertire in fase di realizzazione del pdf può, in alcuni casi, riservare delle sorprese. Non è che un’immagine in conversione sia sbagliata, ma può essere diversa da come la volevate.
Se converto in quadricromia una foto destinata alla stampa prima di post produrla, così da avere l’esatta gamma dei colori riproducibili (comunque filtrata dal monitor), dovrò comunque tornare all’RGB per poter usare strumenti e filtri di Photoshop altrimenti non disponibili e per usare quelle foto in ambito digitale. Allora conviene post produrre in RGB, creando una sorta di master digitale, dal quale partire per ogni canale previsto e procedere con la conversione in CMYK solo quando davvero necessario, ovvero quando la foto inizia il suo processo per essere stampata.
Ovvio, tutto dipende dal tipo di stampato. In un libro fotografico si verificheranno tutte le foto in Photoshop una per una. In altri casi la conversione in output sarà sufficiente, basta scegliere la funzione «Converti in destinazione» e il profilo di destinazione.

 


Anche un’immagine «in bassa», se sufficientemente grande, può reggere in stampa
Normalmente per le immagini destinate alla stampa si richiedono 300 dpi, ma basterebbe anche 250. Ovviamente tutto dipende dalle dimensioni che avrà in pagina. Una foto a 72 dpi, magari presa dal web (attenzione ai diritti d’uso), molto grande, ad esempio 2560x1600 px, ovvero 90 cm di base, diventa 21 cm se portata a 300 dpi e regge quindi senza problemi di qualità la pagina se tenuta al naturale. Senza perdersi dietro alle proporzioni, il trucco per capire se un’immagine in bassa risoluzione, tra i 72 e i 96 dpi, può essere usata per la stampa è dividere la misura in cm per 3,5. Senza barare, però: quando si ridimensiona una foto per creare un’alta non si deve ricampionare l’immagine. Formalmente si tratta di un’alta risoluzione con misure e dpi giusti, ma qualitativamente la foto resta una bassa! InDesign vi aiuta: la palette Collegamenti riassume, oggetto per oggetto, profilo colore, dpi originali e dpi effettivi in base all’ingrandimento.


 
 
Saper calcolare bene il dorso è fondamentale
Molto spesso alla consegna degli impianti allo stampatore di un catalogo o di un volume, brossurato o cartonato, nasce il problema del dorso. Sarà corretto? E molto spesso capita che lo stampatore nel controllare i file consegnati sia costretto a intervenire. Eppure, non è difficile. Esistono due semplici formule.
Per la brossura si moltiplica il numero delle pagine per la grammatura della carta per la sua mano, dividendo il risultato per 20 mila. Ad esempio, per un volume di 256 pagine stampato in carta patinata da 120 gr avremo:
 
256 pag. x 120 gr. x 0,9 m/20.000 = 1,4 cm di dorso
 
Nel caso di una brossura cucita si aggiunge un 10%.
 
Se dovessimo stampare un volume cartonato si dovrà tener conto anche dello spessore (in millimetri) dei due cartoni della prima e della quarta di copertina e del volume dei materiali usati per la cartonatura, come la colla, la carta dei risguardi, di solito un paio di millimetri. Quindi, ad esempio per lo stesso volume da 256 pagine con carta da 120 gr avremmo:
 
256 pag. x 120 gr. x 0,9 m/20.000 = 1,4 cm di dorso + 0,6 + 0,2 = 2,2 cm.
 
Aggiungeremo sempre un 10% se si tratta di un cartonato cucito.
 

L'autore: Alessandra Rotondo

Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Da diversi anni mi occupo di contenuti, dal 2015 al Giornale della libreria. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: i social media e la cultura digitale, il branded content, l'e-commerce, i libri non necessariamente di carta e l’innovazione in quasi tutti i suoi aspetti. Fuori e dentro Internet.

Guarda tutti gli articoli scritti da Alessandra Rotondo

Inserire il codice per il download.

Inserire il codice per attivare il servizio.