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Libertà d'espressione

Perché Gender Queer è il libro più censurato d’America

di Alessandra Rotondo notizia del 24 giugno 2026

Negli ultimi anni pochi titoli sono stati associati al dibattito sulla libertà di lettura negli Stati Uniti quanto Gender Queer, il memoir grafico di Maia Kobabe. Secondo l’American Library Association, il libro è stato per tre anni consecutivi, dal 2021 al 2023, il titolo più contestato negli Stati Uniti, cioè quello più spesso oggetto di richieste di rimozione o limitazione dell’accesso in biblioteche e scuole. Nel 2024 è rimasto al secondo posto della classifica dei libri più contestati, nel 2025 al terzo.

Pubblicato per la prima volta nel 2019, Gender Queer racconta il percorso autobiografico di Kobabe nella scoperta della propria identità di genere, nel rapporto con il corpo, nell’asessualità, nella non binarietà e nel coming out con la famiglia. L’edizione italiana è uscita per BeccoGiallo con il titolo Gender Queer. Un memoir, nella traduzione di Francesco Savino. Proprio la sua funzione di racconto di formazione queer, insieme alle accuse di contenere immagini inappropriate o sessualmente esplicite, lo ha reso uno dei bersagli più visibili delle campagne contro la disponibilità di determinati libri nelle biblioteche scolastiche e pubbliche americane.

Il caso, però, non riguarda soltanto questo singolo titolo. Negli Stati Uniti, secondo i dati dell’American Library Association, nel 2025 sono stati contestati 4.235 titoli: il secondo dato più alto mai registrato dall’associazione dopo il picco del 2023. Una parte consistente dei tentativi di censura colpisce libri che rappresentano esperienze di persone LGBTQIA+. Dentro questo quadro, il memoir di Kobabe è diventato un caso simbolico perché concentra molti dei nodi oggi al centro del dibattito: il rapporto tra libri e minori, il ruolo delle biblioteche, la rappresentazione delle identità queer, il confine tra selezione, tutela e censura.

Le accuse rivolte a Gender Queer si sono concentrate soprattutto sui contenuti LGBTQIA+ e su alcune sequenze considerate inappropriate per un pubblico giovane. In molti casi, la discussione pubblica si è costruita a partire da singole tavole o passaggi isolati, estrapolati dal contesto complessivo dell’opera. È uno dei meccanismi più ricorrenti nelle campagne di censura: il libro viene ridotto a poche immagini, separate dalla struttura narrativa e dal percorso autobiografico che le sostiene.

La centralità di Gender Queer nelle classifiche dei libri più contestati dice anche qualcosa sulla natura della censura contemporanea. Le richieste di rimozione non colpiscono necessariamente testi marginali o poco conosciuti. Al contrario, spesso prendono di mira opere che hanno già trovato una funzione pubblica: libri presenti nelle biblioteche, adottati in percorsi didattici, letti da persone che vi trovano rappresentazione o strumenti per comprendere esperienze altrimenti poco visibili. Più un libro diventa utile per nominare ciò che resta ai margini, più può diventare vulnerabile agli attacchi di chi considera quella rappresentazione una minaccia.

Dopo anni in cui Gender Queer è stato attaccato attraverso la decontestualizzazione, l’editore statunitense Oni Press sceglie di rispondere con un’operazione di visibilizzazione opposta, pubblicando nel 2026 una nuova edizione che affianca al memoir originale note, commenti e interventi di persone coinvolte nella realizzazione dell’opera, studiose e studiosi, docenti, fumettiste e fumettisti queer e trans. L’obiettivo è restituire contesto: alle scelte grafiche, alla costruzione autobiografica, alle scene più discusse, ma anche alla storia pubblica del libro. Dove la rimozione punta a sottrarre il libro allo spazio pubblico, l’apparato critico lo rende ancora più leggibile, studiabile e discutibile.

Il publisher di Oni Press, Hunter Gorinson, ha spiegato a Publishers Weekly che la casa editrice considera Gender Queer un libro di cui prendersi cura, paragonandone l’impatto culturale a quello di opere come Maus, Persepolis e Fun Home: graphic novel e memoir capaci di superare il perimetro del fumetto per entrare nel dibattito letterario, educativo e civile. D’altronde, la forza di questo tipo di narrazioni sta proprio nella capacità di tenere insieme accessibilità della forma e complessità dei temi: corpo, memoria, identità, trauma, famiglia, desiderio, appartenenza. E proprio per questo possono diventare un terreno particolarmente esposto, perché le immagini rendono immediata l’esperienza raccontata, ma possono anche essere più facilmente isolate e trasformate in «prova d’accusa».

La storia di Gender Queer mostra con particolare chiarezza che le biblioteche, specialmente quelle scolastiche, restano uno dei luoghi decisivi dell’accesso democratico ai libri. Non solo perché conservano e mettono a disposizione i testi, ma perché li collocano dentro comunità, età, percorsi educativi e conflitti reali. E i tentativi di censura non riguardano mai il semplice accesso ai titoli, quanto piuttosto la titolarità a decidere che cosa può essere letto e cosa no, quali esperienze meritano spazio sugli scaffali e quali no. Quali strumenti servono per accompagnare la lettura delle persone più giovani senza trasformare la tutela in controllo ed esclusione.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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