È stata annunciata la rosa dei finalisti dell’International Booker Prize, tra i principali riconoscimenti al mondo tra quelli riservati alle opere tradotte in lingue inglese. Possono candidarsi titoli pubblicati nel Regno Unito e in Irlanda tra il primo maggio 2025 e il 30 aprile 2026.
Patrocinato da Bukhman Philanthropies, il premio riconosce l’importanza fondamentale della traduzione, offrendo 50.000 sterline suddivise equamente tra l’autrice o l’autore vincitore e la traduttrice o traduttore e 5.000 sterline a ciascun titolo finalista. Promuovendo opere provenienti da tutto il mondo e scritte in varie lingue, il riconoscimento favorisce una comunità internazionale di scrittori e scrittrici, lettori e lettrici, le cui esperienze e interessi trascendono i confini nazionali.
I libri finalisti per questa decima edizione sono The Nights Are Quiet in Tehran di Shida Bazyar, tradotto dal tedesco da Ruth Martin e edito da Scribe (pubblicato in Italia da Fandango con il titolo Di notte tutto è silenzio a Teheran, tradotto da Lavinia Azzone); She Who Remains della scrittrice bulgara Rene Karabash, tradotto in inglese da Izidora Angel per Pereine Press (nel nostro Paese uscito per Bottega Errante con il titolo Colei che resta, con la traduzione di Giorgia Spadoni); On Earth As It Is Beneath dell’autrice portoghese Ana Paula Maia, tradotto in inglese da Padma Viswanathan per Charco Press. E ancora The Witch di Marie Ndiaye, tradotto dal francese da Jordan Stump per MacLehose Press (pubblicato in Italia da Prehistorica come La strega, con la traduzione di Antonella Conti); Taiwan Travelogue dell’autore vietnamita Yáng Shuāng-zǐ, tradotto dal cinese-mandarino da Lin King per And Other Stories; The Director di Daniel Kehlmann, tradotto dal tedesco da Ross Benjamin per riverrun (edito in italiano da Feltrinelli con il titolo Il regista, traduzione di Monica Pesetti).
«I sei libri, che racchiudono una vasta gamma di esperienze internazionali, molte delle quali ispirate a momenti reali della storia, trasportano lettori e lettrici da Taiwan sotto il dominio giapponese negli anni ‘30 all’Europa nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, dalla magia e dalla vita domestica nella periferia francese degli anni ‘90 al tumulto e alle conseguenze della Rivoluzione iraniana del 1979, da una brutale colonia penale in un angolo remoto del Brasile a una rigida comunità patriarcale nelle Alpi albanesi» ha commentato la giuria – che ha selezionato le opere finaliste da una lista iniziale di 13 titoli, a loro volta scelti tra 128 candidature –, presieduta dall’autrice Natasha Brown. «Un cast eterogeneo di personaggi ben delineati, tra cui una strega di periferia, un regista moralmente ambiguo, un carceriere sanguinario, una vergine consacrata con una nuova identità, una giovane romanziera e la sua interprete che condividono la passione per il cibo, e una famiglia multigenerazionale di emigrati iraniani».
Sei libri pieni di storia, umanità, dolore e speranza, come riporta il Guardian. Ci sono personaggi in esilio, che vivono o viaggiano lontano da casa, o che si trovano ad affrontare circostanze sconosciute, oppressive o ostili. In modi molto diversi tra loro, i libri esplorano cosa accade quando le libertà individuali – quella di creare arte, di amare, di protestare, di vivere senza paura – vengono limitate o minacciate da altri, mostrando cosa succede quando le persone trovano la forza di sopravvivere, di reagire, di vivere nella speranza o di essere fedeli a se stesse.
Raccontato da diverse prospettive nell’arco di quattro decenni, The Nights Are Quiet in Tehran è un romanzo polifonico che narra la fuga e il ritorno di una famiglia dall’Iran, passando per la Germania, che esplora temi come l’oppressione, l’esilio, la resistenza e le vite vissute a cavallo tra più culture. Libro breve e poetico sull’identità, il genere, l’amore e la libertà, She Who Remains narra la storia di un’adolescente, Bekja, che sfugge a un matrimonio combinato in un villaggio albanese governato dalle leggi dei Kanun per vivere come burrnesha, una donna che fa voto di castità e sceglie di assumere il ruolo maschile nella società e nella famiglia, vestendosi e vivendo come tale. Anni dopo, mentre Bekija – ora Matija – racconta la loro storia a un giornalista, vengono alla luce verità nascoste, insieme alla consapevolezza di tutto ciò che avrebbe potuto essere.
Esplorando le tensioni tra ambizione artistica e compromesso morale, The Director segue la storia del regista G.W. Pabst, che torna da Hollywood in patria alla fine degli anni ‘30 ed è costretto a lavorare sotto il regime nazista. On Earth As It Is Beneath porta invece i lettori e le lettrici all’interno di una colonia penale costruita su una terra dove un tempo gli schiavi venivano torturati e uccisi, e dove le regole della giustizia hanno ceduto il passo al sadismo e alla violenza.
In The Witch, Lucie, la protagonista, è una donna che – intrappolata in un matrimonio infelice in un’ordinaria cittadina francese – inizia le sue figlie a una pratica segreta tramandata dalle donne della sua famiglia: la stregoneria. Mentre le due ragazze iniziano a esplorare i loro nuovi poteri, il marito di Lucie scompare, sconvolgendo l’equilibrio della loro soffocante vita di periferia. Presentato come la traduzione di un’autobiografia storica (fittizia) e incentrato sui temi del colonialismo e dell’amore queer, Taiwan Travelogue segue il viaggio culinario di una romanziera giapponese attraverso Taiwan negli anni ‘30, accompagnata da un’interprete locale che condivide la sua passione per il cibo, per la quale svilupperà sentimenti complessi.
Il libro vincitore sarà annunciato martedì 19 maggio 2026 durante una cerimonia alla Tate Modern di Londra.
© Immagine in header di India Hobson per la Booker Prize Foundation