Ieri, in occasione della giornata d’apertura della Fiera del libro di Francoforte (qui il numero di ottobre del Giornale della libreria, fatto in collaborazione con la Buchmesse) durante l’inaugurazione dello Spazio Italia è stata presentata la nuova edizione dell’annuale Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia dell’Ufficio studi AIE, che fotografa il mercato 2021 nel suo complesso (non solo il settore trade) e nei primi 6 mesi del 2022.

I dati dicono che l’editoria del post pandemia non solo ha retto l’onda d’urto, ma ha segnato lo scorso anno una forte crescita in tutti i settori, con vendite complessive pari a 3,429 miliardi di euro (+10,7%). Quella dei libri si conferma quindi prima industria culturale del Paese; quarta industria editoriale europea dietro solo a Germania, Regno Unito e Francia. I dati comprendono, oltre il mercato trade (libri a stampa di fiction e non fiction venduti nelle librerie fisiche e online e nella grande distribuzione), il comparto educativo, il professionale (libri, e-book, banche dati e servizi Internet) e l’export.

Il mercato trade nel 2021 valeva 1,701 miliardi, in crescita del 16% rispetto l’anno precedente. Il comparto educativo (solo libri scolastici di adozione) 780,1 milioni di euro, in crescita del 5,1%. Banche e dati e servizi Internet hanno segnato un giro d’affari pari a 335 milioni euro, in crescita del 6,1%.

Sul lato della produzione, il boom dell’e-commerce ha spinto gli editori a valorizzare ancora di più la propria offerta puntando soprattutto sul catalogo. I titoli in commercio, autopubblicati esclusi, sono stati nel 2021 1,331 milioni, in crescita del 5,3% rispetto l’anno precedente.

Il nostro Paese, infine, investe ogni anno oltre un milione di euro in contributi per le traduzioni e negli ultimi vent’anni la forbice tra diritti comprati e venduti all’estero si è ridotta: nel 2020, ultimi dati disponibili, sono stati venduti 8.586 titoli e comprati 9.127 titoli.

«Oggi, a quasi tre anni dallo spartiacque del 9 marzo 2020, cominciamo ad acquisire uno sguardo prospettico sugli accadimenti» scrive il presidente di AIE Ricardo Franco Levi nell’introduzione al Rapporto. «E possiamo forse spostare l’incipit del “nuovo secolo” un po’ più indietro sulla linea del tempo. D’altronde, le misure di contenimento dell’emergenza sanitaria, e la pandemia stessa, non hanno fatto altro che accelerare e radicalizzare cambiamenti provenienti da lontano».

Se 2020 e 2021 sono stati, ciascuno a proprio modo, due anni eccezionali, qual è il lascito che consegnano al 2022? I dati dei primi sei mesi dell’anno – riferiti solo ai canali trade e all’editoria di varia per adulti e bambini – sembrano già indicarlo. Rispetto al sorprendente 2021, il 2022 manifesta sì una minore spesa in acquisto di libri (-4%), ma si colloca comunque ben sopra ai livelli del 2019, con 86 milioni di euro e 6 milioni di copie in più.

Nel primo semestre del 2022 la libreria torna poi a essere, con una quota del 53%, il principale canale d’acquisto. Gli store online, dal 47% dei primi sei mesi del 2021, si ridimensionano al 43%. Rispetto al 2019, però, le librerie fisiche hanno perso cinque punti percentuali mentre quelle online ne hanno guadagnati otto.

Sarà quindi, quello che stiamo vivendo, un anno normale? La domanda resta. Il prezzo della carta è cresciuto del +58%. La sua disponibilità nei tempi e nei modi necessari a una buona programmazione dei lanci editoriali rimane una preoccupazione per tutto il settore. I prezzi di copertina ci dicono che gli editori, in questi primi sei mesi dell’anno, non hanno ancora scaricato sul lettore i rincari energetici che affliggono il settore, e non solo. Le crescenti tensioni inflative (+8% su base annua a giugno); un carrello della spesa che segna il +8,3%; il clima di fiducia delle famiglie precipitato al 98,3 dal 117,7 di dicembre 2021 (fatto 100 il valore del 2010), rappresentano più che fattori di semplice preoccupazione.

«Come pure resta preoccupante – ricorda il presidente Levi – il fatto che l’Italia non disponga, ancora, di una legge di sistema per l’editoria. È preoccupante il cortocircuito che la “non lettura” del Paese [con i lettori forti che diventano ancora più forti e la metà dei lettori che continua a non leggere più di un libro ogni 4 mesi] potrebbe fare con le minori risorse a disposizione delle famiglie, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione. È il rischio che dobbiamo evitare si verifichi».