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Lettura

La Gen Z sta riscoprendo la narrativa distopica

di Elisa Buletti notizia del 3 agosto 2026

Ci sono tendenze che tornano in modo ciclico. È il caso della narrativa distopica che ha avuto diversi periodi d’oro nel corso del tempo, cambiando più volte pelle. Comprendere le ragioni alla base dei cambiamenti significa analizzare l’intersezione tra le logiche del mercato editoriale e le questioni socio-politiche del mondo di oggi.

Osservando le metriche delle piattaforme social degli ultimi anni si assiste a una dinamica interessante: su TikTok, l’hashtag #dystopianbooks ha superato, ad oggi, le 150 milioni di visualizzazioni su oltre 27.000 video dedicati, secondo quanto riportato da The Bookseller. Tra gli inneschi di questa nuova ondata di popolarità del genere il ritorno delle grandi autrici che hanno conquistato il pubblico young adult dal 2008 in poi: recentemente, l’annuncio o l’uscita di nuovi tasselli legati al mondo di Hunger Games di Suzanne Collins – Sunrise on the Reaping, pubblicato nel 2025, ha scalato le classifiche di vendita di vari Paesi, tra cui l’Italia, dove è arrivato nella traduzione di Simona Brogli per Mondadori, con il titolo L’alba sulla mietitura – e di Divergent di Veronica Roth, che con The Sixth Faction, in uscita a ottobre 2026, aggiunge nuovo romanzo alla celebre serie, esplorando un universo alternativo.

A questo si aggiunge l’influenza dei gusti e delle sensibilità della community di BookTok e dei giovani lettori e lettrici. Se il mondo del fantasy ha trovato, negli ultimi anni, il suo pilastro commerciale nel romantasy, la distopia sta conoscendo una contaminazione analoga, la «dystomance»: l’ibridazione tra architettura distopica e trama romance. Il termine sta iniziando a comparire sui social e nei forum delle lettrici e dei lettori appassionati e nei materiali promozionali delle case editrici: nel mondo anglosassone, titoli come Storm Breaker di Nisha J. Tuli (Entangled Publishing), Daggermouth di H.M. Wolfe (Tor Bramble, Macmillan), To Cage a Wild Bird di Brooke Fast (Wayward TxF, Penguin Random House) dimostrano come le case editrici stiano scommettendo su opere in cui la sopravvivenza in un regime oppressivo convive con un forte e dominante character-driven romance.

C’è chi guarda a questa tendenza con un certo scetticismo critico: quando le relazioni amorose tra i personaggi diventano il fulcro della storia, il rischio è che venga depotenziata la carica allegorica, politica e di critica sociale che ha sempre rappresentato la spina dorsale della grande narrativa distopica. Ma dal punto di vista commerciale e psicologico, la formula attualmente sembra funzionare. In un contesto fittizio in cui il mondo crolla e le strutture sociali collassano, l’elemento emotivo e sentimentale offre al lettore un’ancora di salvezza: la promessa che, anche nella peggiore delle tirannie, il sentimento umano riesca a prevalere.

Per comprendere il successo della distopia occorre però scavare più a fondo nel rapporto tra finzione e realtà. Come spiega Literary Hub, la narrativa distopica è composta da due sottogeneri diversi. Il primo viene definito da Yume Kitasei, autrice dell’articolo, come «esperimento mentale»: in questi libri la costruzione del mondo è fantastica, con circostanze surreali o intenzionalmente impossibili. Alcuni esempi sono La fattoria degli animali e 1984 di George Orwell, Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, il già citato Divergent di Veronica Roth, Cecità di José Saramago. «L’obiettivo non è quello di rappresentare un futuro oscuro che potrebbe realizzarsi, ma piuttosto di amplificare e focalizzare specifici aspetti inquietanti della nostra società in un contesto astratto» scrive Kitasei.

Il secondo sottogenere, definito «realismo distopico», comprende «libri più ancorati alla realtà che offrono una visione cupa di ciò che potrebbe effettivamente accadere se la società imboccasse una determinata traiettoria». Oggi, questo filone è alimentato da un numero crescente di romanzi che rientrano nella narrativa climatica, sottogenere della letteratura speculativa e della fantascienza che esplora gli effetti, le cause e le implicazioni sociali del cambiamento climatico.

In un’epoca segnata da pandemie, dalle minacce legate all’intelligenza artificiale e all’uso sempre più incisivo della tecnologia, dalle spaccature autoritarie e dalla crisi climatica, il lettore percepisce il confine tra finzione speculativa e cronaca giornalistica come spaventosamente labile. Romanzi come Prophet Song di Paul Lynch (Il canto del profeta, nella traduzione di Riccardo Duranti per 66thand2nd) o The Dream Hotel di Laila Lalami (tradotto da Maddalena Togliani per Tre60) non sembrano proiettarsi in un futuro remoto, ma piuttosto declinare al presente dinamiche già in atto. Perfino un classico moderno come Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood viene oggi letto non più come un monito iperbolico, ma come una cronaca di possibili regressioni dei diritti civili.

Lo raccontava Wired: l’elezione di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti ha spinto il celebre romanzo di Margaret Atwood del 1985 – da cui è stata tratta la serie tv di successo The Handmaid’s Talea scalare ben 400 posizioni nella classifica dei libri più venduti nell’arco di una sola settimana. Potrebbe sembrare paradossale che i lettori e le lettrici statunitensi, preoccupati dalle possibili conseguenze su diritti civili, l’ambiente, la salute e l’informazione, abbiano cercato rifugio in narrazioni in cui il tracollo di questi sistemi è già conclamato. Eppure, l’immersione in queste storie distopiche permette, da un lato, di sviluppare una sorta di difesa immunitaria sul piano simbolico, per prepararsi agli scenari peggiori; dall’altro alimenta una forma di resistenza psicologica, stimolando la curiosità verso le strategie e le ipotesi di opposizione raccontate tra le pagine.

La lettura di libri distopici diventa uno strumento di elaborazione delle ansie e delle paure quotidiane, un modo per vivere l’esperienza del disastro apocalittico a distanza di sicurezza. Lo spiega l’autrice Lalami a Literary Hub: «La distopia moderna funziona perché oscilla tra la disperazione per il futuro e la ricerca di un barlume di speranza. Che sia attraverso la resistenza politica di un’eroina o attraverso la ricostruzione dei legami affettivi sulle rovine di un mondo collassato, questi romanzi ricordano al lettore una verità essenziale: il futuro non è un destino già scritto a cui assistere passivamente, ma un cantiere aperto da negoziare giorno per giorno».

L'autore: Elisa Buletti

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.

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