Il report
AI Use Across the North American Book Industry 2025, realizzato dal Book Industry Study Group con BookNet Canada, parte da un dato che chiarisce subito il contesto: l’intelligenza artificiale è già presente nei flussi di lavoro editoriali.
Il 45,8% delle persone intervistate dichiara di utilizzarla nel proprio lavoro, mentre il 48% segnala un uso a livello organizzativo.
La diffusione è quindi ampia, ma non uniforme. Il report insiste su questo punto: l’adozione resta disomogenea e spesso esplorativa, con una parte consistente del settore che osserva, sperimenta o rinvia decisioni più strutturate. La presenza dell’IA è reale, ma non ancora stabilizzata.
Dove l’IA entra davvero nei processi editoriali
La distribuzione degli usi è forse il dato più interessante. Le percentuali più alte si concentrano nelle attività amministrative e operative e nel marketing, entrambe intorno al 29% a livello organizzativo, seguite dall’analisi dei dati poco sopra il 21%.
Quando si passa alle attività editoriali in senso stretto, i numeri si abbassano. Le funzioni editoriali arrivano al 19,8%, mentre metadati e ottimizzazione dei titoli si fermano al 16,8%. Le aree più sensibili, come diritti, traduzioni o produzione di contenuti, restano marginali.
Questo schema indica una traiettoria precisa: l’IA viene integrata prima nelle attività più standardizzabili e controllabili, dove può aumentare l’efficienza senza incidere direttamente sulla qualità del contenuto.
Una filiera che si muove in modo differenziato
Il report mette in evidenza anche una differenza significativa tra segmenti della filiera. Gli editori utilizzano l’IA soprattutto per attività di marketing, mentre le biblioteche mostrano livelli più alti di utilizzo nelle attività amministrative e editoriali interne.
Questa divergenza riflette ruoli diversi. Da un lato, l’IA è impiegata per amplificare la produzione e la visibilità dei contenuti; dall’altro, per gestire flussi informativi e supportare processi di selezione e valutazione. Il risultato è un sistema in cui gli effetti dell’IA non si distribuiscono in modo uniforme, ma si concentrano in punti diversi della filiera.
Preoccupazioni diffuse e molto elevate
Accanto all’adozione, il report restituisce un livello di preoccupazione molto alto e trasversale. L’86,4% degli intervistati indica come criticità principale la mancanza di controlli adeguati sull’uso di materiali protetti da diritto d’autore. Seguono le allucinazioni dei sistemi (84,3%), la proliferazione di contenuti di bassa qualità o fraudolenti (oltre l’81%) e la mancanza di trasparenza verso i lettori (73,9%).
Non emerge una singola area di rischio, ma un insieme di questioni che riguardano diritto, qualità e fiducia. Le risposte aperte rafforzano questa lettura: circa il 72% dei commenti ha un tono negativo, segno di una cautela diffusa e radicata.
Governance ancora incompleta
Uno dei dati più rilevanti riguarda la capacità delle organizzazioni di governare questi processi. Solo il 31% dichiara di avere una policy interna sull’IA, mentre il 34,2% non ne ha alcuna e il 26,3% è ancora in fase di sviluppo.
La conseguenza è evidente: l’uso dell’IA precede la definizione di regole condivise. Le persone sperimentano e adottano strumenti, ma le strutture organizzative faticano a tradurre queste pratiche in linee guida stabili.
Il peso della dimensione aziendale
La dimensione delle organizzazioni incide in modo significativo. Le realtà con più di 100 dipendenti rappresentano la quota più alta di utilizzatori e mostrano livelli maggiori di formalizzazione delle pratiche.
Al contrario, le organizzazioni più piccole risultano più caute, sia nell’adozione sia nella valutazione della formazione. Il dato suggerisce una differenza non solo economica, ma anche organizzativa: le strutture più grandi possono sostenere sperimentazioni più ampie, mentre le più piccole devono gestire il cambiamento con maggiore prudenza.
Una domanda diffusa di competenze
Il tema della formazione attraversa tutto il report. Il 56,6% degli intervistati considera utile investire in competenze sull’IA, mentre il 45% dichiara di sperimentare direttamente gli strumenti e il 59,4% di mantenersi aggiornato.
Si tratta di un interesse concreto, ma ancora poco strutturato. L’apprendimento avviene spesso a livello individuale, mentre le organizzazioni non hanno ancora definito percorsi formativi sistematici.
Uno sguardo comparato tra mercati
Il quadro nordamericano diventa più leggibile se messo a confronto con altri contesti.
In Germania, l’adozione appare più estesa e distribuita lungo tutta la catena del valore, con una presenza più marcata anche nelle attività editoriali.
In Italia, i dati AIE indicano una diffusione ancora più ampia, con il 75,3% degli editori che utilizza strumenti di IA e punte superiori al 96% tra le realtà più grandi.
Nonostante queste differenze, la logica di fondo resta simile. L’IA entra prima nei processi, viene utilizzata sotto controllo umano e incontra le stesse criticità, soprattutto sul piano dei diritti e della qualità.
Una fase di consolidamento ancora aperta
Nel complesso, il report descrive un settore che ha già integrato l’intelligenza artificiale nelle pratiche quotidiane, ma che non ha ancora definito un assetto stabile. L’adozione è significativa, le applicazioni sono concentrate in ambiti specifici e le preoccupazioni restano elevate.
La fase attuale è quindi quella di un consolidamento incompleto. Le tecnologie sono disponibili e utilizzate, ma il quadro di riferimento, fatto di regole, competenze e modelli organizzativi, è ancora in costruzione.