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Mercato

Gli Usa seguono l'esempio europeo per limitare lo strapotere di Amazon

di Samuele Cafasso notizia del 19 settembre 2022

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Gli Stati Uniti in scia dell’Europa per limitare lo strapotere di Amazon sui mercati di destinazione finale. Lo Stato della California ha citato in giudizio l’azienda di Jeff Bezos con l’accusa di violazioni delle norme Antitrust, violazioni che avrebbero danneggiato i consumatori mantenendo i prezzi dei beni venduti artificialmente alti.

Al centro della disputa c’è il meccanismo del most-favored-nation clause, una clausola applicata non solo da Amazon, ma da moltissimi operatori del web fino a qualche anno fa. Tale clausola prevede che chi vuole vendere sulla piattaforma di un determinato operatore deve impegnarsi ad applicare su tale piattaforma i prezzi più bassi disponibili sul mercato. Stiamo quindi parlando del marketplace e non della vendita diretta gestita da Amazon. Tale clausola lega le mani ai singoli venditori che, per essere presenti sulle piattaforme più popolari, devono garantire su queste ultime i prezzi migliori, con l’ovvio risultato di rinforzare ulteriormente le posizioni dominanti.

Secondo le accuse dello Stato della California, questa clausola porterebbe a una crescita artificiale dei prezzi, poiché impedirebbe che operatori come Wal Mart o E-Bay possano insidiare il dominio di Amazon facendo leva sui prezzi. Infatti, sempre secondo lo Stato della California, le tariffe di vendita applicate da Amazon nei confronti dei venditori che operano sui marketplace sono eccessivamente onerose, appunto facendo leva sulla posizione dominante. Questo porta a una crescita dei prezzi per l’utente finale, che non è evitabile rivolgendosi ad altri operatori sul web. Questi ultimi infatti, per effetto della most-favored-nation clause, non posson avere sulle loro piattaforme prezzi più convenienti.

La mossa dello Stato della California arriva dopo che una causa simile è stata intentata a Washington D. C., senza successo (l’accusa ha fatto ricorso). In questo caso, però, le autorità californiane si dicono fiduciose del buon esito della causa, supportata da indagini e documenti raccolti negli ultimi due anni. Nell’Unione Europea la most favored nation clause è stata vietata con l’approvazione a luglio dei due regolamenti Digital Markets Act (DMA) e Digital Services Act (DSA).

La notizia era stata salutata con favore dalla Federazione Europea degli Editori (FEP) e dall’Associazione Italiana Editori (AIE). Sebbene in Italia il prezzo dei libri sia strettamente regolamentato per legge e tale clausola non riguardi gli accordi diretti tra editori e Amazon, la most-favored-nation clause ha comunque degli effetti sul mercato del libro. Per fare un esempio, un libraio che è presente sul market place di Amazon non può vendere lì a prezzo pieno e, attraverso il suo sito, con lo sconto del 5% consentito dalla legge, se Amazon chiede l’applicazione della most-favored-nation clause.

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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