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Librerie

In Germania le librerie riaprono l’8 marzo

di Bruno Giancarli notizia del 4 marzo 2021

Attenzione, controllare i dati.

Dopo settimane di pressioni da parte dell’associazione del commercio libraio tedesca – e di numeri allarmanti per il settore – le librerie in Germania potranno finalmente riaprire: lo ha annunciato ieri, il 3 marzo la cancelliera Merkel. L’operazione si inserisce all’interno di un piano di più vasta portata articolato in cinque punti per allentare in maniera graduale le restrizioni vigenti nel Paese. Rimangono chiaramente in vigore le limitazioni sull’affluenza dei clienti (uno ogni dieci metri quadrati) e sull’uso delle mascherine. La notizia è ancora più importante per le motivazioni che vi sono dietro: viene affermato che le librerie vendono beni essenziali, decisione analoga a quella presa pochi giorni fa in Francia. Come ricorda Alexander Skipis, CEO della Börsenverein des Deutschen Buchhandels, si tratta di un prezioso riconoscimento del valore culturale delle stesse, oltre che del loro contributo al benessere della società. Francia e Germania hanno fatto dunque tesoro dell’esperienza italiana: il nostro Paese, grazie ad AIE, è stato infatti il primo in Europa a considerare già a novembre il libro un bene essenziale.           

Le librerie tedesche, del resto, avevano bisogno di questo cambio di marcia: dal lockdown del 16 dicembre 2020 hanno conosciuto soltanto prestazioni più che negative (basti ricordare il -48,9% di gennaio e il -36,1% di febbraio). Con il nuovo regolamento verranno applicate le direttive già in precedenza valide a Berlino, Brandeburgo e Sassonia-Anhalt, gli unici Land nei quali le librerie non erano chiuse. La riapertura di per sé non è la panacea di tutti i mali, ma una condizione indispensabile della ripresa sì. Lo dimostra un’analisi di Buchreport: se si considera la differenza tra i tre Land aperti e i restanti nel mese di febbraio si nota che il commercio libraio è andato sensibilmente meglio nei primi, senza però raggiungere i valori del 2020. Ciò conduce a una riflessione di più ampio respiro: per quanto la libreria sia un presidio culturale, occorre considerare la sua collocazione nel tessuto urbano. È facile capire come una libreria aperta in mezzo a decine di altre attività chiuse non possa costituire da sola un’attrattiva sufficiente per tutti i consumatori, e un discorso del genere non vale presumibilmente soltanto per librerie collocate nei luoghi di passaggio per antonomasia (aeroporti, stazioni, centri commerciali e così via). Febbraio è stato un mese lievemente migliore di gennaio per l’editoria tedesca – si è passati dal -19,7% al -12,4% a valore – e, se l’emergenza sanitaria non dovesse condurre a un nuovo inasprimento delle restrizioni, a marzo il trend potrebbe proseguire. Per una piena ripresa delle librerie, però, non è implausibile che i tempi saranno più lunghi: non è un luogo comune affermare che una libreria è viva soltanto all’interno di una comunità cittadina viva.

In questo momento, in ogni caso, è opportuno concentrarsi sull’aspetto positivo della vicenda. Le recenti decisioni di Germania e Francia, assieme a quella italiana di novembre, fanno bene all’editoria europea nel suo complesso. Adesso che le prime tre industrie editoriali dell’UE (data l’uscita del Regno Unito) sono concordi nel ritenere il libro un bene essenziale, la speranza è che il loro esempio inneschi un circolo virtuoso, affinché questa strada venga intrapresa da quanti più Paesi possibile.

L'autore: Bruno Giancarli

Dottorato in filosofia a Firenze, Master in editoria di Unimi, Aie e Fondazione Mondadori. Attualmente lavoro presso l'Ufficio studi Aie. Mi interessano i dati della filiera editoriale e le loro possibili interpretazioni.

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