Sui profili Instagram o TikTok di bookinfluencer e appassionati di lettura spunta di sovente un numero nella bio: l’obiettivo annuale di libri da leggere, sigillo di partecipazione alle reading challenge, le sfide di lettura collettive o personali che spopolano nel mondo digitale.
Goodreads – il social network di riferimento per gli amanti dei libri, fondato nel 2006 e acquisito da Amazon nel 2013 – ha fatto delle reading challenge uno dei pilastri principali della piattaforma, popolata da circa 150 milioni di utenti globali e un gruppo italiano di 20 mila membri attivo dal 2010. Lettori e lettrici possono decidere a quali sfide partecipare, che si rinnovano con frequenza, rendendo la lettura un’attività ludica, condivisa e misurabile. Nonostante l’infrastruttura obsoleta della piattaforma e le critiche per la moderazione delle recensioni – che espone i titoli a pratiche di review bombing –, rimane un hub essenziale per la scoperta di nuovi libri e per la costruzione di comunità di lettori e lettrici.
Le sfide di lettura online attraggono soprattutto un pubblico giovane e sono molto varie: da quelle semplici basate esclusivamente sul numero di libri letti, a quelle che si concentrano su tematiche specifiche o generi – come storie ambientate in determinati periodi storici o Paesi –, fino alle più particolari, ad esempio incentrate sulle copertine («leggere solo romanzi dalla cover gialla»). La scrittrice britannica Joanna Cannon raccontava al Guardian il suo approccio personale al trend: partecipando alle sfide ha scoperto generi e titoli che non conosceva, ponendosi degli obiettivi che le hanno dato costanza nella lettura anche grazie al senso di «responsabilità» nei confronti della community, ovvero amici e follower che commentano e celebrano i progressi. Il risultato? Più libri completati, wishlist ampliate e un circolo virtuoso di raccomandazioni, che favorisce l’esplorazione di autori e autrici meno noti e di titoli di blacklist da riscoprire.
Dal punto di vista del mercato, il fenomeno è certamente positivo, poiché incoraggia consumi regolari e trasforma la lettura in una pratica quotidiana. Un obiettivo, quello di rafforzare le abitudini culturali, che viene perseguito da vari Paesi nel mondo: anche in Italia, dove i dati dell’Osservatorio AIE presentato all’ultima edizione di Più libri più liberi fotografano un quadro emblematico. Benché nel nostro Paese il tasso della popolazione lettrice sia cresciuto da 4% rispetto al 2024 – toccando quota 33,9 milioni di persone, pari al 76% della popolazione tra i 15 e i 74 anni – l’Osservatorio ha mostrato come l’espansione della platea conviva con una contrazione dei tempi e della frequenza di lettura: è calata dal 72% del 2022 al 61% del 2025 la percentuale di chi legge almeno una volta a settimana e il tempo medio dedicato alla lettura su carta è passato dalle 3 ore e 32 minuti del 2022 alle 3 ore e 7 minuti del 2025.
Nelle reading challenge, la narrativa di genere – dai thriller, al fantasy, al romance – è quella che va per la maggiore, ma le sfide tematiche incentivano la varietà. Le condivisioni delle proprie letture su TikTok e Instagram, dove l’hashtag #BookChallenge racchiude circa un milione di post – aumentano la visibilità dei titoli. E non si tratta solo di numeri: le challenge fomentano comunità globali, con subreddit e Discord dedicati ai consigli di lettura, club del libro virtuali e maratone tematiche, dove il senso di appartenenza rende il libro un’esperienza sociale (aspetto già reso evidente dal boom dei reading party). Cannon sottolinea come il confronto con estranei abbia arricchito il suo gusto letterario, spingendola oltre la comfort zone di letture a cui era abituata.
Tuttavia, in un'epoca in cui si può conteggiare tutto – dal numero di passi con Fitbit alla musica più ascoltata nell’anno con Spotify Wrapped –, il rischio è quello di privilegiare la quantità a scapito della profondità. Lo spiega Marissa Levien in un recente articolo su Literary Hub: se è vero che le app come Goodreads, i social media e gli obiettivi di lettura incoraggiano a leggere di più, d'altro canto influenzano il modo in cui si legge. Sfogliando le pagine per raggiungere un obiettivo invece che per piacere, si legge il più velocemente possibile per aumentare i propri numeri, senza entrare in profondità nel testo e preferendo titoli con una prosa leggera e una trama scorrevole. Soprattutto, «se gamifichiamo la nostra lettura, smettiamo di leggere in modo più ampio: scegliamo diverse versioni di una storia che sicuramente ci piaceranno, e con questo perdiamo il senso di completezza, di scoperta e di sorpresa» scrive Levien. Significa, di conseguenza, rinunciare alla lettura lenta, ovvero di quei libri che lasciano al lettore il piacere dell'introspezione. Levien riporta inoltre di apprezzare un'app come Storygraph, alternativa a Goodreads che offre un'esperienza diversa ai propri utenti, dando la possibilità di registrare vari aspetti delle proprie letture: il ritmo, l'atmosfera e la complessità dei personaggi. Così che la lettura non venga ridotta a una competizione stressante ma rimanga un’esperienza arricchente, in cui il valore del processo viene preservato.
Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Verona, ho conseguito il master Booktelling, comunicare e vendere contenuti editoriali dell’Università Cattolica di Milano che mi ha permesso di coniugare il mio interesse per i libri e l’intero settore editoriale con il mondo della comunicazione digital e social.
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