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Lettura

L’emergenza della lettura nell’emergenza sanitaria

di Giovanni Peresson notizia del 13 ottobre 2020

Attenzione, controllare i dati.

Questo articolo, aggiornato al 3 settembre, è stato scritto per il numero di ottobre 2020 del Giornale della libreria, dove è uscito in lingua inglese.

La lettura, in Italia, ha sempre rappresentato una situazione di emergenza: con valori bloccati attorno al 40% nelle rilevazioni annuali di Istat, al 60-62% in quelle dell’Osservatorio AIE sulla lettura e i consumi culturali realizzate dal 2017 in poi. Siamo ultimi tra le grandi editorie europee. Ma cosa succede alla lettura in Italia quando a questa oramai nota emergenza se ne aggiunge un’altra, sanitaria e globale?

A questa domanda ha provato a rispondere la prima Indagine Cepell - AIE: la lettura nei mesi dell’emergenza sanitaria. «Prima» perché, con il supporto di Pepe Research, dopo la rilevazione di maggio relativamente ai comportamenti nei mesi di marzo e aprile 2020, un’indagine analoga verrà ripetuta nell’autunno. Insomma, una sorta di monitoraggio dei comportamenti degli italiani nelle settimane del lockdown e poi nei mesi successivi.

La prima fotografia di una raccolta di immagini che acquisiremo nel tempo. Così che la fotografia potrà animarsi e fornirci delle risposte, aiutandoci a capire se, e in quale misura, i comportamenti osservati tra marzo e aprile si protrarranno ben al di là del 2020. Con tutto ciò che ne consegue sul piano delle politiche di sostegno alla lettura e di quelle imprenditoriali, siano esse di case editrici, di canali di vendita o di biblioteche.

Le domande che ci facciamo sono sostanzialmente due. La prima: quando e come si riprenderà il mercato? Una risposta abbiamo cercato di formularla nell’articolo Dalla crescita alla pandemia, dove abbiamo constatato che già tra la fine di giugno e inizio di luglio dei segnali di ripartenza si sono manifestati. La seconda: i comportamenti già presenti tra i lettori – il crescente uso dell’e-commerce, la lettura di e-book e l’ascolto di audiolibri, lo spostamento dai media giornalistici tradizionali a quelli digitali – che hanno conosciuto una grande accelerazione legata alla situazione in corso, torneranno a riallinearsi ai trend precedenti il lockdown?


I dati raccolti in questa indagine di maggio – per alcuni aspetti sconcertanti – sui due mesi precedenti vanno inseriti in un trend di rilevazioni, non lunghissimo, ma con una sua coerenza nei risultati che dal 2017 in poi erano stati raccolti nel corso di otto rilevazioni (quella di primavera e quella d’autunno) attraverso un impianto di ricerca e di formulazione delle domande e di campionamento omogeneo negli anni nell’ambito dell’Osservatorio AIE sulla lettura e i consumi culturali.

I risultati si vedono nell’infografica sia per la lettura nel complesso (libri, e-book e audiolibri) che per i soli libri. Già a marzo 2020, nella lettura sui 12 mesi (la rilevazione viene condotta nella seconda metà del mese), registriamo un passaggio dal 65% al 58% dei «lettori nel complesso» (erano peraltro il 58% già a ottobre 2019, e tali tornano a marzo 2020). Nell’Indagine Cepell - AIE di maggio il valore rimane sostanzialmente stabile.

Non semplice l’interpretazione dei dati. L’avvio dell’emergenza Covid-19 e del lockdown già da marzo sembrano appiattire le risposte dei comportamenti nei «12 mesi precedenti» su quelli più prossimi alla rilevazione. A maggio il valore si mantiene sostanzialmente immutato rispetto a marzo. Cala al 50% quando si chiedono i comportamenti di «lettura nel complesso», ma riferiti ai due mesi precedenti. Non abbiamo, ovviamente, il dato di raffronto su un’unità di tempo analoga nel 2019 con cui condurre il confronto.

I mutamenti significativi li abbiamo tra chi dichiara di aver letto libri di carta e tra chi dichiara di averlo fatto anche digitale (e-book e audiolibri). La lettura di libri ha un andamento simile nella tendenza a quello complessivo, benché con perdite più accentuate. Le ragioni sono ovvie: la chiusura delle librerie e delle biblioteche (di pubblica lettura e non), il contingentamento degli ingressi nella Gdo (Grande distribuzione organizzata), la sospensione di fiere e saloni del libro. È pienamente «aperto» (ma con alcuni problemi di logistica e rifornimento) solo dell’e-commerce.



Lo spostamento nei comportamenti di lettura appare evidente: -15% di persone che «nei 12 mesi precedenti» si dichiarano lettori di libri; +27% di coloro che hanno letto (o ascoltato) in digitale integrando la loro dieta con più e-book e audiolibri, a discapito della lettura su carta. E la crescita a tre cifre dei prestiti digitali da parte delle biblioteche è l’indicatore più clamoroso.

Immaginavamo che nei giorni e nei mesi del lockdown in casa si sarebbe letto di più. Ma leggere è un’attività che richiede tranquillità, un luogo o dei momenti adatti. Leggere richiede abitudine, e la costruzione di un forte indice di lettura nazionale richiede una larga maggioranza della popolazione che interpreta la lettura come un comportamento radicato tra quelli quotidiani.

Nessuna di queste condizioni si è manifestata tra marzo e aprile (e neppure a febbraio). Inoltre leggere  un libro (o un e-book, o ascoltare un audiolibro) è un’attività a cui – anche in tempi normali – gli italiani dedicavano prevalentemente meno di un’ora continuativa al giorno, un’attività già sempre più occasionale, che in questi mesi più che mai si è trovata sommersa in casa in mezzo a molte altre: informarsi, seguire programmi alla televisione (in chiaro o a pagamento), usare intensivamente lo smartphone e le sue app, frequentare i social, le piattaforme di messaggistica istantanea e i servizi di teleconferenza. Sono diventate attività che hanno assorbito quote progressivamente crescenti del nostro tempo. Peraltro nei mesi di marzo e aprile entrano nell’ambiente domestico anche nuove attività: la didattica a distanza, lo smart working, si intensificano le attività di cura e si allungano i tempi per compiere le azioni indispensabili fuori casa, come le spesa.

Sui 21 comportamenti monitorati nella ricerca, e riferiti agli ultimi due mesi, il 34% degli intervistati indica la lettura tra le attività che ha svolto «più spesso», il 16% «meno spesso». Il dato più interessante è che la «lettura nel complesso», tra marzo e aprile, si colloca in tutte le fasce d’età, in termini di tempo utilizzato, tra l’undicesimo e il sedicesimo posto. Quasi la metà (il 47%) di chi tra marzo e aprile non ha letto alcun libro, nessun e-book, non ha ascoltato nessun audiolibro, indica come prima ragione la mancanza di tempo; il 35% la mancanza di spazi tranquilli (in casa) dove leggere; il 33% la preoccupazione che «ha tolto la voglia di leggere»; il 32% dice di aver dedicato più tempo alla lettura di giornali e periodici (di carta e online) rispetto a quella dei libri.


In casa, durante il lockdown, la lettura di libri (e-book, audiolibri) è stata dunque schiacciata da altre attività, si è dovuta ritagliare a fatica degli spazi. Ma in qualche modo c’è riuscita. Quel 34% che dichiara di avervi dedicato più tempo mostra un salto positivo di 18 punti. Certo, probabilmente è diventata una lettura ancor più frammentata di prima, che ha toccato meno persone di prima. Tanto più che gli italiani hanno al contempo scoperto altri aspetti del digitale. Tra tutti, le piattaforme per comunicare online: il 16% ha utilizzato per la prima volta Skype, il 16% Zoom, il 14% Hangouts... Sarà, assieme ad altre, una trasformazione solo temporanea?

Una prima risposta possiamo forse intravederla in un altro dato raccolto dall’Indagine Cepell - AIE. È stata chiesta agli intervistati una previsione su come immaginavano alcuni comportamenti prossimi futuri. Con tutte le cautele che le indagini previsionali hanno, soprattutto in una situazione fluida e ancora incerta come quella che stavamo e stiamo vivendo, si è chiesto quali delle attività indagate prevedono di aumentare nei prossimi mesi, e quali diminuire. Dalle risposte emergeva un dato – un segnale debole – che aiuta a inquadrare meglio quanto è avvenuto poi nel mercato nelle settimane successive. Solo la lettura di libri era già – con quasi 5 punti di differenza – in area positiva.

L'autore: Giovanni Peresson

Mi sono sempre occupato di questo mondo. Di editori piccoli e grandi, di libri, di librerie, e di lettori. Spesso anche di quello che stava ai loro confini e a volte anche molto oltre. Di relazioni tra imprese come tra clienti: di chi dava valore a cosa. Di come i valori cambiavano in questi scambi. Perché e come si compra. Perché si entra proprio in quel negozio e si compra proprio quel libro. Del modo e dei luoghi del leggere. Se quello di oggi è ancora «leggere». Di come le liturgie cambiano rimanendo uguali, di come rimanendo uguali sono cambiate. Ormai ho raggiunto l'età per voltarmi indietro e vedere cosa è mutato. Cosa fare da grande non l'ho ancora perfettamente deciso. Diciamo che ho qualche idea. Viaggiare, anche se adesso è un po' complicato. Intanto continuo a dirigere l'Ufficio studi dell'Associazione editori pensando che il Giornale della libreria ne sia parte, perché credo sempre meno nei numeri e più alle storie che si possono raccontare dalle pagine di un periodico e nell'antropologia dei comportamenti che si possono osservare.

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