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Fiere e saloni

Insieme – Lettori, autori, editori. Un festival di sinergie per ripartire

di Samuele Cafasso notizia del 29 settembre 2020

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Ci sono i nomi di primo piano, certo – da Salman Rushdie a Yuval Noah Harari, Valérie Perrin, e Javier Cercas, oltre agli italiani Antonio Scurati, Valeria Parrella, Cristina Comencini, Edoardo Albinati, Maurizio de Giovanni, Gianrico Carofiglio, Michela Murgia, Vito Mancuso, Paolo Giordano, Stefania Auci – e la scelta di due location di altissima suggestione come il Parco Archeologico del Colosseo e l'Auditorium Parco della Musica. Ma Insieme – Lettori, autori, editori, la festa del libro romana che si tiene dal primo al 4 ottobre, è un evento rilevante per il panorama editoriale italiano per almeno altri due motivi.

Da una parte è il primo grande tentativo di riavviare il contatto diretto tra lettori ed editori dopo la pandemia. Per questo non a caso l’Associazione Italiana editori è in prima fila nell’organizzazione: sono 168 le case editrici presenti con un loro stand. Dall’altra segna un inedito coordinamento tra tre manifestazioni preesistenti (Letterature, Libri Come, Più libri più liberi) in un panorama culturale nazionale che non sempre brilla per capacità di collaborazione.

Come è nato, quindi, Insieme?«L’idea – spiega Fabio Del Giudice, direttore di Più libri più liberi – nasce durante il lockdown. In quella fase era obbligatorio guardare a ogni aspetto del nostro lavoro in maniera differente. È stato subito evidente che, banalmente, una fiera del libro così come la intendiamo noi, fino a quando non arriverà il vaccino, sarebbe stata di difficile realizzazione. Se volevamo dare un’opportunità agli editori di restare in contatto con il pubblico, dovevamo quindi pensare a un approccio differente. Contemporaneamente, visto l’isolamento patito durante il lockdown, ci è venuto naturale pensare a una iniziativa corale. Se devo dire un elemento peculiare di Più libri più liberi che portiamo in dote a Insieme, direi che è il rapporto tra editori e lettori, il dialogo diretto tra chi legge i libri e chi li crea».

«Un dato certo di questo difficile periodo – aggiunge Vittorio Bo, commissario del Sistema delle Biblioteche e dei centri culturali di Roma, l’istituzione che promuove Letterature – è quello che ci siamo scoperti più vicini agli altri, più rispettosi, con un forte desiderio di stare ancor di più insieme. Ma questo ci ha invitato a pensare che i confini naturali segnati dalle precedenti esperienze non valevano più e che bisognava assumere lo spazio più ampio della Città per creare un processo di relazioni culturali ampiamente stratificato, ma al tempo stesso coerente e funzionale ai diversi linguaggi espressivi rappresentati».

Più libri più liberi, la manifestazione targata AIE che si sarebbe dovuta tenere a inizio dicembre, dialoga quindi con Letterature e con Libri Come che è, a sua volta, uno dei primi festival che, a marzo, è stato costretto a cancellare l’edizione 2020.  L’idea non è di fare in maniera diversa o in versione ridotta quello che già c’era prima, ma, ha spiegato Marino Sinibaldi, tra i curatori di Libri Come, «aprirsi al cambiamento anziché subirlo». Sostenibilità e responsabilità sono le due parole che Sinibaldi ha messo al centro di Insieme, durante la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa: «Questo festival vivrà dei suoi limiti, dovrà comunicare i suoi limiti. Tutto sarà fatto in condizioni particolari, dovremmo accettare le misure sanitarie, il fatto che può succedere che un autore non possa venire, senza delusione o disappunto perché questi non sono più incidenti, ma la situazione stabile che stiamo vivendo». Il secondo aspetto è la responsabilità verso il pubblico: «Dovremmo dichiarare in ogni momento il massimo impegno verso la loro sicurezza. Non voglio parlare di ripartenza, di ricominciare come prima, perché questo festival sarà diverso. Responsabilità è anche un linguaggio. Ci sarà un elemento di festa perché facciamo qualcosa di coraggioso, ma vogliamo anche essere responsabili nella scelta dei contenuti: se non trovassimo la sintonia con le emozioni e i sentimenti delle persone, noi non faremmo un festival necessario».

Allo stesso tempo, spiega Bo, sarà fondamentale la presenza e, non a caso, sono ridotti al minimo gli eventi organizzati con relatori in remoto: «Il rapporto fisico è parte fondamentale dello stare insieme, del creare comunità.  Pensiamo alla piazza medievale, luogo di scambi di merci per eccellenza ma anche e soprattutto di relazioni. Immaginiamo la piazza di Samarcanda in forma virtuale? Sarebbe una follia, perché si perderebbero tutti i gusti, gli odori, i colori delle meraviglie viste per la prima volta, ma anche gli sguardi, i racconti, le storie». Insieme sarà anche un modo di mettere al centro il libro dopo che, durante il lockdown, la fruizione di media digitali e contenuti appiattiti sull’immediato, sull’emergenza, ha solo temporaneamente tolto spazio all’approfondimento: «Lo scontro tra media digitali e libro può produrre avvicinamenti proficui alle idee e alle fascinazioni che ancora ieri non si riuscivano a sollecitare. Certo, il libro ha tempi lunghi, nel suo processo creativo le idee si sedimentano e crescono e un festival è uno spazio ideale di comunicazione e creazione di rapporti. In forma spesso davvero inedita, come sono sicuro sarà nel caso di Insieme».

Quel che rimane, ora che Insieme è pronto a partire, è la domanda di cosa resterà nel futuro di questo grande esperimento. Sinibaldi non si sbilancia: «Non so se la formula cooperativa diventerà permanente, è un enigma del dopo pandemia, come molti altri. Quali cambiamenti che ci sono stati nelle nostre vite diventeranno stabili? Non lo sappiamo”. Del Giudice, da sua parte, sottolinea che «sono dieci anni che tento di capire come tracciare un filo tra le iniziative che si svolgono a Roma, e per dieci anni non ci siamo riusciti. L’iniziativa di quest’anno è eccezionale nel momento in cui ci auguriamo che dal prossimo anno torneranno i tre appuntamenti tradizionali. Ma l’auspicio è che la collaborazione e il dialogo rimangano. Per coordinare i programmi, per offrire di più, perché ci dobbiamo rendere conto che Roma acquista un ruolo fondamentale nel sistema editoriale nazionale».

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano, dove ho frequentato il master in giornalismo dell’Università Iulm e quello di editoria di Unimi, Fondazione Mondadori e AIE. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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