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Fiere e saloni

Francoforte digitale. Le attese, le aspettative e i timori delle responsabili diritti

di Samuele Cafasso notizia del 15 settembre 2020

Attenzione, controllare i dati.

Sarà una Fiera di Francoforte dilatata nel tempo, sicuramente più impegnativa per chi deve scambiare diritti, ma anche un po’ più povera perché priva di incontri casuali e chiacchiere laterali che, per chi compra e vende libri, sono una parte fondamentale del lavoro, quella che ti permette di mettere le mani sul testo inatteso, o di incontrare l’editor migliore per il libro che non pensavi di riuscire a piazzare.
 
Dopo che la Buchmesse ha annunciato lo stop agli stand in fiera, abbiamo chiesto a quattro responsabili diritti di quattro gruppi e case editrici italiane cosa si aspettano da Francoforte quest’anno, come sta cambiando e come cambierà il loro lavoro, quali timori e quali aspettative innesca una fiera tutta in digitale.
 
Come andrà il mercato dei diritti
Sarà una Francoforte più ricca di opportunità o meno? Le opinioni sono molto diverse, ma tutte le responsabili diritti che abbiamo intervistato concordano sul fatto che bisogna guardare al mercato, prima che alla forma digitale della fiera.
Paola Pecchioli (Il Mulino) si aspetta «uno scambio di diritti in crescita anche rispetto all’anno scorso, perché questo è il trend che sto vedendo in questi mesi. A livello di anticipi, noi come casa editrice siamo a un più 17% sull’anno precedente».
Andreina Speciale (Il Castoro) è meno ottimista: mentre le vendite in libreria per la casa editrice «sono molto positive», lo scambio dei diritti «ha sofferto le ondate dell’epidemia: abbiamo visto proprio un calo che ha riguardato i Paesi che mano a mano venivano travolti da Covid-19» e, d’altra parte, l’esperienza della Fiera di Bologna fa dire a Speciale che una fiera in digitale non è la stessa cosa che una in presenza.
Non si sbilancia in pronostici, infine, Cristina Foschini (GeMS), che però pone un tema di visibilità di mercato sul lungo periodo: «Un agente che ritiene di avere per le mani un libro di grande potenziale, che magari è costato anni di fatica al suo autore, lo mette sul mercato adesso o preferisce aspettare? Io mi chiedo questo. Se le cose, dal punto di vista dell’epidemia, precipitano? Se tornassimo a dati molto gravi con conseguente ritorno del distanziamento sociale applicato in maniera estensiva, cosa facciamo? Io quando acquisto un libro devo ragionare sui 12-18 mesi, era difficile programmare prima, lo è ancor più adesso».
 
Matchmaking e pausa caffè: quello che mancherà
Dice LeeAnn Bortolussi, responsabile diritti di Giunti, che «chi lavora nei diritti è una persona che si deve esprimere dal vivo. Sappiamo tutti quanto una buona presentazione sia importante: non è forse teatro, ma è sicuramente performance». Questo per adesso è archiviato e, allora, «dobbiamo abbastanza velocemente metterci nella condizione di diventare persone che si esprimono attraverso il digitale, che è un po’ diverso». Inoltre «mancherà un po’ la scintilla: incontrare qualcuno e non sapere chi stai incontrando e di cosa parlerete. Puoi fare tutti i programmi che vuoi, ma non lo sai che incontri farai: sono le cose che danno forma al tuo lavoro». Sarà difficile, in altre parole, creare nuove connessioni.
Andreina Speciale: «Da Francoforte mi aspetto, e ho chiesto, che la nuova piattaforma digitale messa a disposizione abbia sistemi di matchmaking, serve un modo di connettere le persone» che significa cioè ricreare almeno in parte quel sistema di connessioni casuali che si innescano in fiera.
Nota Cristina Foschini che «incontrare per la prima volta un editor o un agente via zoom non so quanto valore aggiunto abbia. Io quest’anno vedrò molte meno persone, faccio gli incontri imprescindibili, ma quello che mancherà sono le situazioni sociali, i party, gli incontri spontanei».
 
Fiera «lunga» e fusi orari
Intanto il modo di lavorare sta già cambiando in maniera significativa per far fronte all’emergenza. Cristina Foschini parla di «tempi dilatati»: sia per le acquisizioni che per le vendite, il gruppo GeMS ha organizzato con mezzi propri – senza utilizzare le piattaforme della fiera – un calendario «francofortese» di «incontri imperdibili» che è già partito adesso e che continuerà oltre i limiti temporali tradizionali della Buchmesse. «A Francoforte incontravo una persona ogni mezz’ora dalle 9 di mattina fino a sera. Impossibile riprodurre questa organizzazione. E poi c’è una questione di fusi orari: molto banalmente abbiamo solo il pomeriggio per organizzare gli incontri con i nostri referenti americani, per fare un solo esempio».
Il Mulino fa invece molto affidamento alla piattaforma messa a disposizione della Buchmesse che delinea nuovi modi di lavorare e che, sostiene Paola Pecchioli, potrebbero rimanere anche in futuro: «Potremo caricare video, libri interi, traduzioni. Siamo molto felici di questa modalità di presentazione che sarà una possibilità aggiuntiva a partire dal 2021, perché una volta investito sulla piattaforma questa ci sarà anche in futuro». Il risvolto della medaglia è «che ci sarà da lavorare di più, perché le procedure per caricare materiali online sono un po’ complesse, portano via del tempo». Una fiera che durava una settimana, conclude Bortolussi «diventa una fiera di otto settimane».

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano, dove ho frequentato il master in giornalismo dell’Università Iulm e quello di editoria di Unimi, Fondazione Mondadori e AIE. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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