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Editori

Mario Calabresi: «Chora scommette sulle narrazioni». E arriva il podcast di Veronesi

di Samuele Cafasso notizia del 23 marzo 2021

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Hanno esordito con il podcast di uno scrittore premio Strega – Paolo Giordano con Ossigeno – e c’è un premio Strega anche in uno dei prossimi podcast che verrà lanciato: si tratta di Sandro Veronesi «e non posso anticipare altro, a parte il fatto che sarà una serie incentrata sullo sport» spiega Mario Calabresi. Ex direttore della Stampa e di Repubblica, Calabresi è tra i quattro fondatori di Chora media – una società che si definisce «la nuova podcast company italiana» – insieme a Guido Maria Brera, Mario Gianni e Roberto Zanco. L’abbiamo intervistato venerdì scorso, nel giorno in cui la squadra – una squadra in maggioranza femminile e che tiene assieme figure molto diverse che vengono dal giornalismo, dalle serie tv, dall’editoria libraria, dall’innovazione – si arricchiva di una new entry, Francesca Milano, ex Sole 24 Ore: «Si occuperà dei podcast più vicini all’attualità».


Al centro del progetto di Chora ci sono le storie, la narrazione. Quali sono le caratteristiche dei podcast che l’hanno convinta a scegliere questo mezzo anziché il libro, o la serie tv?
Il libro già c’è e grazie al cielo gode di buona salute, nonostante sia stata dichiarato moribondo più volte. Io li scrivo e li amo i libri: non sto facendo qualcosa di alternativo, ma complementare. Il podcast ha un pubblico che in parte è quello dei lettori, in parte quello degli spettatori di serie tv, in parte un pubblico nuovo che ama le narrazioni: si tratta di allargare il perimetro. Il podcast risponde a una domanda di storie, di narrazioni, con un format che puoi ascoltare sempre, che non tiene impegnati gli occhi e le mani, che ascolti in posti dove solitamente non riesci a usufruire di altri tipi di storie. Inoltre la voce crea intimità, fiducia, immersione, un rapporto diretto tra chi parla e chi ascolta. E questo è importante, perché aiuta a ricostruire un rapporto di fiducia in un momento di profonda crisi, una crisi che va curata e superata.

Lei è sia giornalista che scrittore e, nel lanciare Chora, si è dato l’obiettivo di creare narrazioni che abbiano una loro durata nel tempo e che non si consumino nel giro di breve tempo. Chora fa giornalismo o racconta storie come farebbe una casa editrice, solo attraverso l’audio? Ha ancora senso questa distinzione?
Si stanno mescolando molto i generi, i longform in fondo somigliano molto agli instant book. Noi veniamo da anni in cui si è fatta una rincorsa lunghissima a spezzettare, tradurre tutto con immagini. Questo ha creato una nausea globale nelle opinioni pubbliche per contenuti che non hanno più un approfondimento, uno svolgimento compiuto. Per questo hanno ripreso piede i longform giornalistici, i documentari televisivi come Sanpa, i libri. C’è una domanda di racconti lunghi e approfonditi.


Così come dai libri nascono serie televisive, avete valutato la possibilità che i vostri podcast diventino la base per serialità di altro tipo?
Assolutamente sì. Già succede con i podcast. Pablo Trincia lavora con noi e il suo podcast Veleno è diventato un libro di successo, presto sarà una serie tv. Polvere, dedicato al caso Marta Russo, diventerà un libro e una docuserie.


La prima serie che avete lanciato è scritta e letta da uno scrittore, Paolo Giordano, nel team di Chora ci sono due persone, Michele Rossi e Tommaso De Lorenzis, che vengono da case editrici. Tre se consideriamo anche l’impegno di Guido Maria Brera nell’editoria. Che relazioni intrattiene Chora con il mondo del libro?
Guardi le do una notizia: nella tarda primavera uscirà una serie podcast di Sandro Veronesi il cui tema è legato allo sport, poi ci sarà una serie di Chiara Gamberale. Abbiamo una forte relazione con chi scrive i libri e con i libri in sé ma, attenzione, noi non facciamo audiolibri. Vogliamo fare qualcosa di diverso, un podcast si può ispirare a un libro ma è una cosa diversa.


Per adesso i vostri prodotti sono free. È un modello sostenibile economicamente? Avete pensato di produrre per piattaforme come Storytel o Audible?
Faremo anche produzioni per piattaforme come Audible o Spotify, inoltre abbiamo delle sponsorizzazioni. Noi crediamo che sia un modello sostenibile e d’altronde ci abbiamo investito dei soldi, soldi nostri, non di altri.


Avete mai pensato a partnership o partecipazioni da parte di altre società, ad esempio editori?
Con gli editori abbiamo un dialogo aperto per fare alcune iniziative assieme, ma non ci vogliamo legare a un gruppo piuttosto che a un altro, stiamo facendo una cosa nuova.


Può anticiparci alcune delle serie che lancerete? Come scegliete i temi di cui occuparvi e le persone che le svilupperanno?
Oltre a Sandro Veronesi, uscirà a breve Selvaggia Lucarelli con una serie molto forte che si intitola Proprio a me e che parla di amori tossici. Poi avremo una serie di Caterina Balivo, più pop. Quello che conta per noi sopra ogni cosa è avere delle belle storie, originali, forti. Per questo facciamo un grandissimo lavoro di scouting: sui libri, sulle storie giornalistiche e molto altro ancora.

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano, dove ho frequentato il master in giornalismo dell’Università Iulm e quello di editoria di Unimi, Fondazione Mondadori e AIE. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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