
Manca nell’elenco delle biblioteche più belle del mondo che ogni anno viene patrocinato dell’Associazione delle biblioteche americane e dalla International interior design association (
qui le foto delle biblioteche selezionate, solo due non sono americane: la Glenmore Christian Academy di Calgary in Canada e la biblioteca municipale di Seinäjoki in Finlandia), eppure la
Biblioteca nazionale di Bosnia ed Erzegovina a Sarajevo, riaperta venerdì scorso meriterebbe un posto d’onore non solo perché rinata bellissima dalle proprie ceneri, ma anche perché simbolo di pace e fratellanza tra i popoli.
Distrutta 22 anni fa durante i bombardamenti della città, la Vijecnica, questo il nome dell’edificio che custodiva il patrimonio letterario del Paese, torna a risplendere in una città ormai riappacificata anche se
in un Europa non ancora al riparo da tensioni etniche e politiche (
qualche settimana fa abbiamo parlato della situazione ucraina).
Durante quella notte d’estate del 1992 non fu solo lo splendido edificio ottocentesco a bruciare, ma con esso
finirono in cenere oltre due milioni di volumi, cancellando manoscritti antichi e incunaboli ma anche una parte della cultura e della storia delle etnie della regione .
Oggi, dopo un
restauro durato quasi 18 anni e costato 16 milioni di euro, la biblioteca torna alla vita: seguendo il progetto originale è stato possibile ricreare gli affreschi che avevano decorato l’edificio austro-ungarico, riprodurre i vetri mosaicati e i preziosi infissi in legno ottocenteschi. Non così semplice è stato però ricostruire il patrimonio librario della biblioteca: solo il 10% del catalogo attuale è stato recuperato dal rogo del 1992 ed è facile immaginare l’entità e il valore inestimabile di quanto sia andato perduto.
La rinascita di questo luogo altamente simbolico sarà ufficializzata il prossimo 28 giugno, non a caso il giorno del centenario dell’assassinio dell’erede al trono austroungarico Francesco Ferdinando con la cui morte si aprì il secolo breve.