Nel corso delle celebrazioni per i 150 anni del Corriere della Sera,
Irene Enriques, direttrice generale di
Zanichelli dal 2006, ha offerto
un intervento che ha toccato alcuni dei temi più sensibili per l’editoria contemporanea: il diritto d’autore, l’impatto dell’intelligenza artificiale generativa, la sostenibilità dell’editoria scolastica e il rapporto tra informazione, autorevolezza e verità.
Il contesto da cui parte Enriques è quello di una casa editrice storica, che oggi realizza oltre il 90% del proprio fatturato nell’editoria scolastica e che si trova davanti a una doppia trasformazione: quella demografica, con il calo costante delle nascite, e quella tecnologica, accelerata dalla diffusione dei large language model.
Nel suo discorso, Enriques torna innanzitutto su un punto che definisce strutturale per l’editoria: il ruolo economico e culturale del diritto d’autore. «L’editore è l’imprenditore che consente all’autore di vivere del proprio lavoro» osserva, ricordando come storicamente il copyright abbia rappresentato «una conquista di libertà», perché ha emancipato gli autori dalla dipendenza dal mecenatismo, proteggendone l’indipendenza intellettuale.
È in questo quadro che si inserisce la riflessione sull’intelligenza artificiale generativa. Enriques afferma apertamente che testi della casa editrice presenti su siti pirata sono stati utilizzati per addestrare almeno un noto LLM, e ammette la preoccupazione che attraversa oggi il settore: «Ci chiediamo con ansia: l’IA sostituirà i libri di scuola?». La risposta di Zanichelli, almeno per ora, è quella di mantenere «l’intelligenza umana nel processo». Gli autori possono usare strumenti di IA, spiega, ma restano responsabili dei contenuti prodotti, delle immagini e delle parole consegnate all’editore.
In uno dei passaggi più interessanti del discorso, Enriques evita sia il rifiuto aprioristico della tecnologia sia l’entusiasmo automatico. L’IA viene descritta come uno strumento utile in alcuni ambiti specifici, ma di certo non in grado di sostituire il lavoro autoriale di qualità. Richiamando una riflessione di Italo Calvino, la direttrice generale di Zanichelli ricorda che un libro esiste davvero quando possiede «un linguaggio, una struttura e la capacità di far vedere qualcosa». Qualità che, nel caso dei libri scolastici, significano affidabilità scientifica, chiarezza didattica e adeguatezza pedagogica.
Allo stesso tempo, però, Enriques porta anche un esempio concreto di integrazione efficace dell’IA nei processi editoriali: la produzione delle descrizioni alternative delle immagini per rendere accessibili gli ebook alle persone non vedenti. Un lavoro enorme, che sarebbe stato economicamente difficilmente sostenibile senza il supporto degli strumenti generativi. È un passaggio significativo perché restituisce bene una delle tensioni che attraversano oggi l’editoria: l’IA come rischio per alcuni aspetti della filiera, ma anche come leva operativa per rendere possibili attività altrimenti proibitive.
Il discorso si allarga poi al tema della comunicazione e dell’informazione. Enriques riconosce che anche gli editori devono confrontarsi con forme di comunicazione «in pillole», rapide e sintetiche, pur mantenendo una forte attenzione alla verifica e all’affidabilità dei contenuti. «La nostra firma deve essere una garanzia di verità» afferma, collegando il tema dell’autorevolezza editoriale alla crisi contemporanea delle fake news e alla frammentazione informativa prodotta dalle piattaforme.
Nella parte finale del suo intervento, Enriques riflette anche sul rapporto personale con i quotidiani e sulla lettura come pratica contro la bolla algoritmica. Racconta di essere abbonata a molte testate italiane e straniere e di leggere ogni giorno almeno i titoli completi di un quotidiano, per sapere «che cosa si sta perdendo». Un’abitudine che definisce un antidoto alla selezione automatica dei contenuti e alla personalizzazione estrema dei flussi informativi.