Quasi 12 mila casi di libri messi al bando dalle scuole pubbliche statunitensi in un solo anno scolastico. Mai così tanti da quando PEN America, nel 2021, ha cominciato a monitorare sistematicamente il fenomeno. Nel 2025-2026 ne ha contati 11.982 in 114 distretti, relativi a 7.370 titoli diversi. Anche quest’ultimo è un record. Più di 4.500 titoli non erano mai comparsi prima nell’Index of School Book Bans e le opere coinvolte sono firmate da oltre 4 mila persone tra chi scrive, illustra e traduce.
I numeri arrivano dal nuovo rapporto A Spotlight on School Book Bans, pubblicato da PEN America in occasione della Banned Books Week. Rispetto all’anno precedente il salto è evidente: nel 2024-2025 i casi erano stati 6.870, in 87 distretti. Ma limitarsi al confronto numerico rischia di nascondere la parte più interessante del rapporto. A cambiare sono anche i meccanismi attraverso cui i libri vengono tolti dagli scaffali o resi meno accessibili.
Già un anno fa PEN America parlava di una «normalizzazione» del book banning: una pratica nata in larga parte da contestazioni locali e progressivamente entrata nelle procedure ordinarie di alcuni sistemi scolastici. Il rapporto 2026 aggiunge un altro tassello. Leggi che fanno scattare revisioni su larga scala, elenchi che passano da un distretto all’altro, strumenti di IA che scandagliano i cataloghi e serie manga rimosse in blocco fanno sì che una sola scelta possa coinvolgere decine, centinaia o migliaia di libri.
Cosa c’è dentro gli 11.982 casi e cosa resta fuori
Prima di tutto bisogna intendersi su cosa misura PEN America. Gli 11.982 book bans non sono 11.982 libri diversi. Se lo stesso titolo viene rimosso o limitato in dieci distretti, vengono conteggiati dieci casi. I titoli unici sono appunto 7.370.
Anche book ban non significa necessariamente che un libro sia stato eliminato definitivamente da una biblioteca. Nella metodologia di PEN rientrano le rimozioni durante una revisione e le nuove restrizioni all’accesso – per esempio quelle legate all’età o alla necessità di un’autorizzazione familiare – quando intervengono su un titolo precedentemente disponibile. Una contestazione che non produce alcuna limitazione, invece, non viene conteggiata.
La distinzione è utile anche per confrontare questi dati con quelli di altre organizzazioni. L’American Library Association, per esempio, monitora separatamente le contestazioni e le effettive limitazioni all’accesso. Nel 2025 aveva censito 4.235 titoli unici contestati, il secondo dato più alto mai registrato dall’associazione. Il 92% delle contestazioni documentate era stato avviato da gruppi di pressione o figure politiche e istituzionali; meno del 3% da singole famiglie, come avevamo raccontato ad aprile.
I dati di PEN hanno poi un altro limite dichiarato: sono una sottostima. Molte rimozioni non diventano pubbliche. In Texas e Florida migliaia di casi sono stati ricostruiti soltanto attraverso richieste di accesso agli atti presentate dal Texas Freedom to Read Project e dal Florida Freedom to Read Project. Dove non esistono organizzazioni che svolgono un lavoro simile, una parte del fenomeno può semplicemente restare fuori dal monitoraggio.
E c’è un livello ancora più difficile da misurare: i libri che non vengono acquistati, quelli eliminati durante la revisione ordinaria di una raccolta senza che ne resti una traccia pubblica, le scelte preventive fatte per evitare contestazioni. È quella che PEN definisce quiet o soft censorship: una zona che gli 11.982 casi non riescono a fotografare.
Il Texas cambia la geografia dei divieti
Per tre anni la Florida era stata lo Stato con il maggior numero di casi. Nel 2025-2026 il primato passa al Texas, dove PEN ne conta oltre 8 mila. La grande maggioranza delle rimozioni registrate a livello nazionale si concentra ormai proprio tra Texas e Florida.
PEN America mette l’aumento texano in relazione soprattutto con la Senate Bill 13, approvata nel 2025 e applicata a partire dall’anno scolastico appena concluso. La legge modifica le procedure di gestione delle biblioteche scolastiche: le famiglie devono poter accedere ai cataloghi e indicare i materiali che figlie e figli non possono consultare; sono previste procedure uniformi di contestazione; gli aggiornamenti delle raccolte passano dall’approvazione dei consigli scolastici. Se lo richiede almeno il 10% delle famiglie con persone iscritte al distretto, o almeno 50 di esse – vale la soglia più bassa –, deve inoltre essere istituito un consiglio consultivo sulla biblioteca.
La Texas Education Agency presenta queste misure nel quadro dei diritti delle famiglie, della trasparenza dei cataloghi e delle procedure di contestazione. PEN ne legge invece gli effetti sul terreno delle rimozioni. Nel 72% dei distretti in cui ha registrato book bans individua un collegamento con la legislazione statale: perché le procedure adottate fanno riferimento a una legge, perché la decisione passa attraverso organismi previsti dalle nuove norme o perché è lo stesso distretto a indicare la legislazione come motivazione.
Gli effetti, peraltro, possono propagarsi ben oltre il luogo in cui nasce una contestazione. In Florida, dopo le pressioni esercitate nel 2025 sulle scuole pubbliche della contea di Hillsborough, una lista di 55 titoli ha iniziato a circolare anche in altri distretti: dalle almeno 40 rimozioni in dieci distretti registrate nel luglio 2025 si è passati, nel giugno 2026, ad almeno 165 in diciotto. Un titolo contestato in un luogo finisce così per entrare nel radar di altri sistemi scolastici.
Cataloghi al setaccio dell’IA, serie rimosse in blocco
È su questo terreno che entra in gioco l’intelligenza artificiale. Documenti ottenuti dal Texas Freedom to Read Project e condivisi con PEN America mostrano alcune amministrazioni scolastiche texane utilizzare chatbot di IA generativa per valutare i cataloghi. In alcuni casi il sistema suggerisce di approfondire o rimuovere un libro anche perché trova sul web che quel titolo è già stato vietato altrove.
Il rischio è che il precedente finisca per produrre nuovi precedenti. Una rimozione diventa un’informazione reperibile online e può riemergere durante verifiche successive; allo stesso modo, ricerche per parole chiave possono far scattare un controllo sulla base di riferimenti alla violenza, al razzismo o alla sessualità senza restituire necessariamente la funzione che quei contenuti hanno nell’opera.
Il punto non è che l’IA decida autonomamente quali libri mettere al bando. Il suo ruolo è più spesso quello di filtro preliminare, ed è proprio qui che cambia la dimensione del lavoro: può restringere in pochi istanti un catalogo di migliaia di volumi a un insieme di titoli da sottoporre a verifica. La domanda diventa quindi quali criteri vengano incorporati in quella selezione, da quali fonti e con quale spazio lasciato alla lettura e alla contestualizzazione.
È un tema che il Giornale della Libreria aveva già incontrato nel caso della Lowry Academy, nel Greater Manchester. Quasi 200 libri erano stati temporaneamente tolti dagli scaffali durante una revisione nella quale erano stati utilizzati anche strumenti di IA per classificarne i contenuti. In Texas, segnala ora PEN, diversi distretti hanno inoltre stipulato contratti con Bookmarked, società che si presenta come specializzata in book intelligence, affidandole parte dell’analisi delle raccolte.
Un effetto di scala diverso, ma altrettanto evidente, riguarda manga e graphic novel. Le contestazioni, osserva PEN, partono spesso da singole immagini di sesso, violenza o identità di genere isolate dal contesto dell’opera; quando però a essere coinvolta è un’intera serie, la rimozione può riguardare contemporaneamente venti, trenta, in alcuni casi anche cinquanta volumi.
Succede con Fire Force e Soul Eater di Atsushi Ohkubo, Attack on Titan di Hajime Isayama, Inuyasha e Ranma ½ di Rumiko Takahashi, Assassination Classroom di Yūsei Matsui. Una parte dell’aumento dei titoli unici registrati quest’anno deriva proprio da decisioni che investono intere serie.
Quali libri finiscono fuori dagli scaffali
La crescita dei manga non cambia però il profilo generale delle opere colpite. Oltre l’80% dei casi riguarda la narrativa e più della metà titoli young adult. Tra questi ultimi, la quota di fiction supera il 90%.
La non fiction pesa meno, ma non è affatto estranea al fenomeno. Un altro rapporto pubblicato da PEN America nella primavera del 2026 aveva mostrato che nel 2024-2025 il 29% dei titoli unici rimossi era costituito da opere non narrative, più del doppio rispetto all’anno precedente. Tra i libri coinvolti c’erano testi di storia e salute, biografie, memoir e opere di divulgazione. Ne avevamo scritto a maggio, segnalando proprio l’allargamento delle rimozioni oltre la narrativa.
Nel monitoraggio 2025-2026 il libro colpito nel maggior numero di distretti è Sold di Patricia McCormick, romanzo young adult sulla storia di una tredicenne nepalese vittima di tratta sessuale: 25 casi. Seguono Speak di Laurie Halse Anderson, che affronta le conseguenze di una violenza sessuale, con 23, e Crank di Ellen Hopkins con 22. A quota 21 ci sono, tra gli altri, Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood e Looking for Alaska di John Green.
Sold era già in testa alla lista dei libri più contestati nel 2025 pubblicata dall’American Library Association. I due monitoraggi non sono direttamente sovrapponibili – ALA e PEN utilizzano criteri e perimetri diversi – ma la ricorrenza dello stesso titolo è significativa.
Colpisce anche ciò che entra per la prima volta nell’Index. Tra gli oltre 4.500 nuovi titoli ci sono Lessons in Chemistry di Bonnie Garmus, Tokyo Ghoul di Sui Ishida, il volume 34 di Attack on Titan, Be More Chill di Ned Vizzini. E Jane Eyre di Charlotte Brontë.
Da Sold a Stephen King
Se dai titoli si passa alle persone che li hanno scritti, Stephen King è per il secondo anno consecutivo il nome più colpito: 312 casi in 30 distretti, relativi a 81 opere. Nel 2024-2025 erano stati 206 casi su 87 titoli. Quest’anno seguono Ellen Hopkins con 234 e Sarah J. Maas con 196.
PEN parla di Scarlet Letter effect: quando un’opera entra nelle liste, l’attenzione tende ad allargarsi al resto della produzione della stessa persona. Nel caso di King significa che insieme a It e Christine è stato colpito persino On Writing, il suo libro sulla scrittura.
È un altro modo in cui il fenomeno si moltiplica: dal libro alla serie, dal titolo alla produzione di chi lo ha scritto, dal catalogo di una biblioteca a quello di un intero distretto.
I 34 mila casi registrati da PEN America dal 2021 raccontano dunque una crescita quantitativa, ma il rapporto di quest’anno mostra soprattutto una trasformazione nelle modalità. La contestazione locale del singolo libro non è scomparsa. Intorno, però, si è costruito un sistema molto più capace di replicarne gli effetti: leggi che intervengono sulle politiche di acquisizione, liste che viaggiano tra distretti, controlli su migliaia di titoli, strumenti automatici, società esterne, serie e intere produzioni passate al vaglio insieme.
Gli 11.982 casi del 2025-2026 sono anche il risultato di questa capacità di moltiplicazione. Il libro resta l’unità che scompare dallo scaffale. Sempre meno spesso, però, la decisione che lo fa sparire riguarda soltanto quel libro.
Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.
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