Che la lettura continui a crescere in Spagna è, prima di tutto, un dato culturale. Ma è anche un segnale politico, economico e sociale. Il Barómetro de hábitos de lectura y compra de libros en España 2025, presentato a Madrid lo scorso 22 gennaio, fotografa un Paese che supera per la prima volta la soglia del 70% di popolazione lettrice, se si sommano alla lettura per svago anche quella legata al lavoro e allo studio e la quota di chi legge esclusivamente fumetti. È un passaggio simbolico, perché consolida un trend avviato negli anni della pandemia e rimasto stabile anche dopo: oggi legge nel tempo libero il 66,2% della popolazione spagnola, con un aumento di 6,5 punti rispetto al 2017.
Presentando i risultati del barometro, il ministro della Cultura Ernest Urtasun ha parlato di «una buona notizia», rivendicando l’immagine di una Spagna che può definirsi un Paese lettore. Un primo elemento rilevante è infatti che la lettura aumenta in tutte le fasce d’età, smentendo quello che Daniel Fernández – presidente della FGEE, la federazione degli editori spagnoli – definisce il «mito» delle persone giovani disaffezionate ai libri.
Le lettrici e i lettori più forti restano quelli tra i 14 e i 24 anni, con un 76,9% che legge per piacere, ma il dato forse più inatteso riguarda le persone over 65: qui la lettura raggiunge il 58%, con un incremento di 13 punti rispetto al 2017. È come se il barometro raccontasse una doppia dinamica: da un lato la lettura come pratica pienamente integrata nelle generazioni più giovani, dall’altro un recupero importante tra chi dispone di più tempo. In un Paese, peraltro, in cui la mancanza di tempo è la prima barriera (42%) dichiarata da quel 33,8% della popolazione che legge poco o non legge affatto; seguita dalla preferenza per altre attività di svago (32,6%) e dalla mancanza di interesse (20%).
Dentro questo quadro si colloca anche la crescita del fumetto, che il barometro spagnolo segnala come uno dei fenomeni più netti degli ultimi anni. Oggi legge comics il 14,3% della popolazione, con un aumento del 38% rispetto al 2020. Il fumetto viene descritto sempre più come una porta d’ingresso alla lettura, un formato complementare capace di intercettare pubblici nuovi, in accordo anche con la sua espansione internazionale.
Accanto ai formati, si muove anche la trasformazione dei supporti. La lettura digitale riguarda ormai un terzo della popolazione (33,2%), mentre gli audiolibri crescono lentamente ma in modo costante, arrivando nel 2025 al 9% della popolazione, contro il 7,9% dell’anno precedente. Sono percentuali ancora contenute, ma sufficienti a indicare una progressiva diversificazione delle pratiche di lettura. Il barometro segnala anche che oltre la metà di chi legge in digitale dichiara di scaricare gratuitamente i contenuti (50,7%), mentre il 32,7% afferma di pagare per le proprie letture.
È però sul terreno dei canali che il barometro apre una riflessione più complessa. Perché se è vero che cresce la quota di popolazione che acquista libri per piacere – il 54,1% nel 2025, 6,8 punti in più rispetto al 2017 –, è altrettanto evidente che cambia progressivamente il modo di questi acquisti. Le librerie restano il principale canale: il 40% continua a rivolgervisi, davanti a Internet (24%) e alle librerie di catena (16%). Allo stesso tempo, però, El País sottolinea il progressivo spostamento interno: mentre le insegne dei gruppi guadagnano terreno (+4% rispetto all’anno precedente), quelle familiari, indipendenti e di quartiere ne perdono (-3%).
Il racconto della testata spagnola intreccia i numeri con un episodio concreto: il recente annuncio della chiusura di Tipos Infames, una delle librerie indipendenti più emblematiche di Madrid. Una chiusura facilmente attribuibile alle dinamiche di gentrificazione che stanno interessando il quartiere in cui è nata e si è radicata: Malasaña. Urtasun ha commentato che la chiusura di una libreria è «una pessima notizia per il Paese» e ha richiamato la necessità di misure pubbliche contro i processi urbani che mettono a rischio presìdi culturali essenziali. La libreria, infatti, non è solo un canale commerciale, ma un’infrastruttura sociale, un luogo che tiene insieme comunità, territorio, accesso alla cultura.
D’altronde quando, qualche mese fa, l’apertura di un nuovo punto vendita de La Central – in pieno Eixample a Barcellona – spinse i media locali a parlare di una rifioritura letteraria in città, le libraie e i librai si raccomandarono di tenere a bada facili entusiasmi, ricordando che il pieno centro è spesso luogo di passaggio e di turismo, e che le esperienze più socialmente rilevanti e al reale servizio della collettività servono e si radicano nelle periferie.
E non è un caso, in questa prospettiva, che il barometro registri anche una ripresa nella frequenza delle biblioteche: un’altra infrastruttura dall’elevato valore sociale. Nel 2025 ne ha visitata almeno una il 29,8% della popolazione spagnola, attribuendo all’esperienza una valutazione media di 8,1 su 10.
L’indagine sulla lettura in Spagna restituisce dunque un’immagine sfaccettata: una Paese che legge di più, che amplia la base delle persone lettrici, che vede crescere fumetto, digitale e audiolibri, ma che allo stesso tempo deve interrogarsi su dove avviene oggi l’incontro tra lettrici, lettori e libri, e su quali spazi – fisici e simbolici – rischiano di indebolirsi nel cambiamento.
Per l’editoria europea, e non solo spagnola, la questione non è più soltanto aumentare il numero delle persone che leggono, ma capire come si distribuisce quella crescita lungo la filiera: nei formati, nelle generazioni, nei territori e nei luoghi della mediazione culturale. Ed è in questo scarto, tra dati positivi e trasformazioni strutturali, che il barometro 2025 trova forse la sua parte più interessante.
Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.
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