Questo articolo è comparso sul numero di ottobre 2026 del Giornale della Libreria. Se vuoi leggere questo e tutti gli altri contenuti premium, abbonati qui alla nostra rivista.
La prossima edizione di BookCity Milano, in programma dal 23 al 29 novembre 2026, segna un nuovo passaggio nella storia della manifestazione. Dopo anni di crescita, diffusione e consolidamento, il programma viene affidato alla curatela di Marco Balzano, scrittore e insegnante, tra le voci più riconoscibili della narrativa italiana contemporanea. Balzano raccoglie il testimone da Oliviero Ponte di Pino ed Elena Puccinelli, che hanno seguito il programma dalla prima alla quattordicesima edizione, contribuendo in modo decisivo a definirne la fisionomia.
Nel frattempo, BookCity è diventata una Fondazione, attualmente presieduta da Luca Formenton, nel cui consiglio d’amministrazione siedono Ferruccio de Bortoli, Carlo Feltrinelli, Luca Formenton, Stefano Mauri e Piergaetano Marchetti come garante. Da qui parte la nuova edizione: una settimana in cui libri, autrici e autori, editori, librerie, biblioteche, scuole, università, istituzioni culturali e pubblico entrano in relazione dentro un palinsesto ampio, policentrico, attraversato dalla città. La prima BookCity curata da Balzano nasce dalla volontà di confermare questa identità, provando a riattivarne alcune vocazioni profonde.
«È stata una sorpresa ed è un onore essere il direttore del programma» racconta Balzano. «Mi ci sono buttato a capofitto anche perché coincideva con un anno in cui non avevo libri in uscita, ma solo alcune promozioni all’estero del mio ultimo romanzo. Con il gruppo di lavoro, che in parte già conoscevo da scrittore, si è creata subito armonia». Le linee di lavoro, spiega, si sono definite con chiarezza fin dall’inizio. «BookCity deve restare un festival diffuso sulla città dell’editoria, ma deve andare ad abitare anche nei distretti più lontani dal centro. Non deve occupare l’intero suolo milanese, ma coltivare, insieme alle aree più centrali, anche una maggiore attenzione per le periferie».
Per una manifestazione che si svolge nella città dell’editoria, conta anche il modo in cui il programma guarda alla vita dei libri e ai loro tempi. BookCity, precisa Balzano, «deve rimanere una manifestazione letteraria, in cui i libri appena usciti hanno una vetrina di spicco, ma deve anche far parlare i cataloghi e non collaborare a una vita del libro troppo compressa nel solo lancio promozionale». Nella stessa direzione va il lavoro con scuole, università e librerie. Per Balzano bisogna «coinvolgere scuole e università di più e meglio, lasciar lavorare le grandi librerie di catena, solide e strutturate, e dialogare con quelle indipendenti per far entrare nei loro spazi di comunità le grandi scrittrici e i grandi scrittori».
A essere ripensato è anche il ruolo di chi scrive. «Vorrei che gli autori si mettessero in gioco non solo per presentare i propri libri, ma come intellettuali. Per questo ho creato dei format in cui terranno delle lezioni». È uno dei punti più netti della visione di Balzano: chiedere alle scrittrici e agli scrittori di abitare BookCity non soltanto nello spazio della promozione, ma in quello della presa di parola e del ragionamento pubblico.
Se dovesse immaginare la «sua» BookCity, non soltanto l’edizione di novembre ma l’idea di manifestazione a cui contribuire, Balzano sceglie tre parole: «Dialogante, inclusiva, giovane». Tre parole che dicono il metodo con cui è stato costruito il programma: il dialogo con i soggetti della filiera e della città, l’attenzione alla pluralità dei linguaggi e dei luoghi, il rapporto con le nuove generazioni come sfida decisiva per chi si occupa di libri, lettura e partecipazione culturale.
Il percorso di Balzano come scrittore entra in questa visione in modo non lineare. «Da una parte tanto, dall’altra poco» dice. «Tanto perché, come diceva Giovanni Raboni, gli eventi letterari – festival e simili – sono come dei libri, se li si crea con un’idea forte alla base e con un’intenzione chiara da portare negli incontri». Questa intenzione riguarda soprattutto la qualità del discorso pubblico. «Io voglio una BookCity dove si discuta dei temi che ci riguardano, con le persone autorevoli che abbiamo, con parole diverse da quelle dei social e di molta TV». Allo stesso tempo, Balzano tiene a distinguere la curatela dal perimetro dei propri gusti o dei temi che attraversano la sua scrittura. «Se devo organizzare una manifestazione, non devo trincerarmi dietro ciò che mi piace o più mi rappresenta: devo cercare di essere plurale e inclusivo io prima e più di tutti. Quindi storia, lingua e memoria: certo. Ma anche musica, astronomia, pedagogia».
Il tema scelto per questa edizione, Il senno sulla Luna. Sette giorni di libri, ragioni e follie, parte dall’Orlando furioso di Ariosto e dall’immagine di Astolfo che sale sulla Luna per recuperare il senno perduto da Orlando. Ma parla con evidenza anche al nostro tempo: alle guerre, allo smarrimento collettivo, alla difficoltà di orientarsi nel rumore dell’informazione, al rapporto sempre più ambiguo con la tecnologia, alla tenuta del senso critico. Per Balzano, il tema non è una cornice da applicare al programma, ma uno strumento di lavoro. «Cerco di tradurlo facendo in modo che per gli eventi più importanti, quello di apertura compreso, ci sia un gancio tra l’autore, l’opera e il tema scelto. Il tema è uno dei criteri di selezione: non l’unico, ovviamente. Dove abbiamo la possibilità di avere ospite un’autrice o un autore importante che viene a parlarci di altro, andremo a interrogarlo anche su questo. Non è un appoggio: è una rampa di lancio».
BookCity, del resto, è sempre stato anche un grande dispositivo di relazione. Ogni anno il programma nasce dall’interazione tra editori, fondazioni, biblioteche, scuole, università, librerie, musei, teatri, istituzioni culturali, associazioni e realtà territoriali. «Sono andato a parlare con tutte queste parti in causa e coi loro rappresentanti, nessuno è rimasto fuori» racconta Balzano. Molti degli eventi già definiti, spiega, sono nati proprio da questo confronto. «Pensi che sono andati avanti per quasi due mesi. Da soli non si va da nessuna parte, bisogna mettersi in contatto: immaginare assieme perché solo così poi ci si sente responsabili di ciò che si è proposto e di ciò che si è realizzato».
Da alcuni anni a questo lavoro contribuisce anche l’Osservatorio AIE per BookCity Milano, che legge la città attraverso le abitudini di lettura e di acquisto, i consumi culturali, le biblioteche, le librerie, i musei e gli altri luoghi della partecipazione culturale. Uno strumento che aiuta BookCity a conoscersi meglio e a progettare il proprio futuro a partire da dati, comportamenti, pubblici reali. Per Balzano, ricerche di questo tipo «sono utili e aiutano: a pensare meglio la comunicazione, il linguaggio, gli attori da portare sulla scena».
Guardare ai pubblici significa anche misurarsi con quelli cruciali da intercettare. «Dobbiamo stare attenti a non lasciare i giovani nel loro mondo parallelo al nostro. È una scommessa difficilissima». La questione non riguarda soltanto la presenza di ragazze e ragazzi agli eventi, ma il modo in cui una manifestazione letteraria riesce a parlare con loro senza inseguirli, senza semplificare, senza accontentarsi di formule già consumate.
Lo stesso vale per le periferie, che Balzano invita a raccontare fuori dagli stereotipi: «sono fucine di idee e non solo difficoltà sociali». Per farlo, la strada indicata è progressiva e concreta: «Io credo che fare meno eventi e selezionare dei quartieri siano passi concreti: non possiamo dire che coinvolgeremo immediatamente tutte le periferie, ma iniziare a dare esplicita attenzione a delle zone e poi con queste esperienze andare a coinvolgere tutti». Meno dispersione, dunque, e più attenzione alla qualità del radicamento.
Negli ultimi anni, inoltre, la manifestazione ha progressivamente allargato il proprio perimetro al territorio lombardo. «Una realtà come BookCity Pavia è solida, forte, organizzatissima. Glielo dico per esperienza diretta, da scrittore, e per la restituzione di molti amici e colleghi. Alcune province devono consolidarsi, ma BookCity c’è, sia come stimolo a farlo secondo la voce della loro territorialità, sia in dialogo con Milano».
La BookCity di Marco Balzano, insomma, sembra muoversi lungo una precisa traiettoria: custodire ciò che negli anni ha reso la manifestazione riconoscibile e insieme dare maggiore profondità ad alcune sue parole chiave. In questo senso, il tema dell’edizione di quest’anno è un invito a usare i libri per provare a orientarsi dentro un tempo che spesso sembra smarrire misura, ragione, capacità di ascolto. BookCity non promette di recuperare da sola quel senno perduto. Ma può continuare a costruire le condizioni affinché Milano, il suo territorio, le sue persone, tornino a cercarlo insieme.
© Foto in header di Elena di Vincenzo
Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.
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