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Distributori

Manga, Tokyo pensa a una piattaforma nazionale per il mercato globale

di Alessandra Rotondo notizia del 27 ottobre 2026

I manga giapponesi hanno conquistato lettori e lettrici in tutto il mondo, eppure quelli disponibili in traduzione ufficiale sono ancora una piccola parte della produzione complessiva: appena il 3 - 4% sui mercati esteri, a cominciare da quello nordamericano. È su questo margine di crescita che vuole intervenire il governo giapponese, che sta studiando la creazione di una piattaforma digitale nazionale capace di riunire i cataloghi di più editori e raggiungere il pubblico internazionale grazie anche all'impiego dell'intelligenza artificiale per le traduzioni multilingue.

La proposta, anticipata qualche giorno fa dallo Yomiuri Shimbun, punta a superare l'attuale frammentazione dell'offerta, distribuita tra servizi gestiti dalle singole case editrici e accordi commerciali differenti. L'idea è quella di mettere in comune un'infrastruttura tecnologica e distributiva, lasciando agli editori la titolarità dei propri contenuti e ripartendo i ricavi in proporzione alla loro fruizione. Il governo intende coinvolgere nell'iniziativa anche i maggiori gruppi del Paese, tra cui Shueisha e Kodansha. A rendere particolarmente interessante l'operazione è una caratteristica del mercato dei manga: mentre nella musica e nell'audiovisivo la distribuzione digitale è dominata da grandi piattaforme internazionali, nel fumetto giapponese non si è ancora imposto un operatore globale paragonabile a Spotify o Netflix. Per Tokyo c'è dunque la possibilità di giocare d'anticipo, costruendo un canale di accesso ai propri contenuti prima che siano altri a conquistare una posizione dominante.

L'ipotesi di una piattaforma condivisa circola del resto già da qualche mese. A giugno l'Agenzia giapponese per gli affari culturali aveva riunito un consorzio pubblico-privato, con la partecipazione di editori come Shueisha, Kodansha e Shogakukan, per ragionare proprio sulla circolazione internazionale dei manga. Tra i temi affrontati c'erano la formazione di traduttori e traduttrici specializzati, la possibilità di raccogliere in un'unica banca dati le informazioni sulle opere già disponibili nelle diverse lingue e la necessità di ampliare l'offerta legale di edizioni digitali, anche per contrastare la pirateria. Il nuovo progetto aggiunge a queste riflessioni una prospettiva industriale più ampia, nella quale l'IA dovrebbe contribuire ad abbattere tempi e costi della traduzione, rendendo economicamente sostenibile la distribuzione internazionale di un numero molto maggiore di titoli.

C'è poi una questione di politiche pubbliche. Finora il Giappone ha sostenuto l'internazionalizzazione delle proprie industrie creative soprattutto attraverso finanziamenti e investimenti rivolti alle singole imprese, con risultati non sempre soddisfacenti. Il caso più significativo è quello del fondo pubblico-privato Cool Japan, nato per promuovere all'estero i contenuti culturali giapponesi e arrivato alla fine dell'esercizio 2025 con perdite cumulative di 54 miliardi di yen. La nuova strategia punta invece a concentrare le risorse su strumenti condivisi, dalla distribuzione digitale al contrasto della pirateria, affiancandoli a forme di sostegno finanziario per la produzione di contenuti destinati ai mercati internazionali.

La proposta è ancora allo studio e il governo vorrebbe inserirla nella programmazione finanziaria per il 2027. Molto dipenderà dalla disponibilità degli editori a condividere una parte delle proprie strategie distributive, così come dalle condizioni economiche e dalle garanzie offerte dalla futura piattaforma. Resta aperta anche la questione della qualità delle traduzioni e del ruolo che continueranno ad avere le competenze professionali in un sistema pensato per fare largo uso dell'IA. La posta in gioco, in ogni caso, va oltre la possibilità di vendere più manga all'estero: riguarda la capacità dell'industria editoriale giapponese di governare direttamente la circolazione internazionale dei propri cataloghi e il valore economico che ne deriva.

L'autore: Alessandra Rotondo

Dal 2010 mi occupo della creazione di contenuti digitali, dal 2015 lo faccio in AIE dove oggi sono responsabile del contenuto editoriale del Giornale della Libreria, testata web e periodico in carta. Laureata in Relazioni internazionali e specializzata in Comunicazione pubblica alla Luiss Guido Carli di Roma, ho conseguito il master in Editoria di Unimi, AIE e Fondazione Mondadori. Molti dei miei interessi coincidono con i miei ambiti di ricerca e di lavoro: editoria, libri, podcast, narrazioni su più piattaforme e cultura digitale. La mia cosa preferita è il mare.

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