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Librerie

Scioscia: «Il Libraccio sopra i fatturati pre-pandemia. Presto arriveremo a 60 negozi»

di Samuele Cafasso notizia del 14 marzo 2022

Attenzione, controllare i dati.

Dopo le difficoltà del 2020, il gruppo Libraccio chiude il 2021 con fatturato in netta crescita rispetto al 2019 e si dà l’obiettivo di arrivare presto, forse già entro la fine dell’anno, a 60 punti vendita in tutta Italia. Erano 48 quando è iniziata la pandemia. «Chiudiamo il 2021 con un ottimo bilancio: il fatturato consolidato è risalito a 90 milioni di euro» annuncia in questa intervista al Giornale della libreria l’amministratore delegato Edoardo Scioscia. Nel 2020, a causa della pandemia il fatturato era sceso a 81,5 milioni. Ma i 90 milioni del 2021 sono comunque di molto superiori anche agli 85 del 2019.

Partiamo dagli anni che ci siamo lasciati alle spalle. Come li avete vissuti?
Siamo entrati nella pandemia con grande preoccupazione, ma anche determinati a proseguire nel nostro piano di crescita. I soci hanno fatto delle scelte, hanno rinunciato a dividendi: era importante dare un segnale ai nostri dipendenti del fatto che l’azienda era stata messa in sicurezza. Abbiamo sofferto soprattutto nelle librerie più grandi, nei grandi centri, in quelle vicino alle università, meno in provincia e nelle aree semicentrali e periferiche. Con l’avvio del nuovo anno scolastico in un contesto più sereno, la situazione è notevolmente migliorata, ci siamo giovati sia dell’acquisto dei libri scolastici che del comparto della cartotecnica, dove abbiamo una nostra linea su cui puntiamo molto. Come per tutti nel 2021 la situazione è migliorata. 

Quanto avete investito per far crescere la nuova rete?
Circa due milioni e mezzo: avevamo 48 negozi quando è iniziata la pandemia, ora siamo a 56 con l’apertura della nuova sede a Roma nel quartiere Trieste che sarà inaugurata il prossimo 24 marzo. Già a luglio del 2020 avevamo aperto due negozi in Lombardia, nel centro commerciale di Busnago e in Via Canonica a Milano, zona residenziale. Da lì abbiamo proseguito la nostra crescita nel 2021, nonostante qualche inciampo dovuto alla pandemia nel primo trimestre. Un secondo negozio a Varese, uno dentro l’università Iulm di Milano, poi la terza sede di Torino in via Monginevro. Nell’anno in corso oltre alle nuove aperture rinnoveremo anche la libreria di Roma di Via Nazionale, che è tra quelle che ha più sofferto per la pandemia insieme a Firenze, ma su cui puntiamo molto, e la sede storica di Genova sarà rinnovata, infine quella di Torino sarà ampliata. Davamo lavoro a 470 persone, ora i dipendenti a tempo indeterminato sono 490.

Come deve essere oggi una libreria per resistere all’assalto delle vendite online?
Intanto non dobbiamo averne timore: noi vendiamo molto anche online grazie alla partnership fra i siti Libraccio.it, Feltrinelli.it e IBS.it guidata da Feltrinelli. Le due realtà, fisico e online, si integrano. E poi bisogna essere il meno generalisti possibile e questo per noi è facile perché la nostra peculiarità ce l’abbiamo nel Dna: siamo una realtà «green» che mette al centro l’economia circolare, l’usato declinato nei diversi settori della narrativa, della saggistica, del libro scolastico. E poi i libri fuori catalogo, la linea di cartoleria a prezzi vantaggiosi, il libro di modernariato, anche il supporto musicale, seppure in crisi. Siamo librerie «destination», cioè posti dove la gente ci viene a cercare anche se non siamo nei punti di passaggio.

E quindi che dimensioni ha la libreria cui puntate adesso?
Puntiamo a librerie più piccole, di quartiere, a dimensione d’uomo. Quella del quartiere Trieste a Roma prende il posto di emporio, un negozio storico, e le persone già ci ringraziano perché siamo arrivati noi e non un negozio di vestiti o un ristorante, tanto per fare un esempio. Partiamo da un minimo di 150 metri quadrati a un massimo di 400, poi ovviamente molto dipende anche dalle disponibilità immobiliari.

Chi sceglie il catalogo delle nuove librerie?
L’assortimento di partenza è definito dall’ufficio commerciale in rapporto con la direzione della nuova sede. Ma uno dei capisaldi è l’autonomia negli acquisti delle diverse librerie, pur con un controllo centrale sui numeri: il libraio non può essere un semplice commesso, puntiamo molto sulla formazione interna e attraverso la Scuola Mauri. Quando i seminari erano in presenza partecipavano ai corsi della scuola a Venezia 30 persone l’anno, adesso con l’online anche 60-70.

Quale è il peso dell’usato nelle vendite?
L’usato scolastico risente molto dei cambi di edizioni, che l’anno scorso sono stati molti: diciamo che qui il libro di seconda mano pesa per il 20%. Nella varia, su cinque libri venduti due sono usati o fuori catalogo.

Crescete perché cresce il mercato o mangiate spazio ad altri operatori?
(sorride). Un po’ entrambe le cose: è cresciuto il mercato, a volte cresciamo con i clienti di altre librerie ma anche il contrario, ne perdiamo perché aprono nuovi concorrenti. Certo è che riceviamo molte e-mail da città in cui non siamo presenti e dove ci chiedono di aprire, ad esempio Napoli. Puntiamo molto sul posizionamento del nostro marchio, sentiamo l’affetto dei clienti.

Avete mai pensato al franchising?
Non lo posso escludere, ma c’è una peculiarità nel nostro modello che impone un controllo e una guida centrali, oltre che alti livelli di formazione dei librai. Temiamo che facendo diversamente la qualità del nostro lavoro possa essere ridimensionata ed è il motivo per cui ci sviluppiamo a reticolo, aprendo sedi a distanza di 60-70 chilometri una dall’altra, per fare in modo che i nuovi negozi possano essere supportati da quelli vicini. Ad esempio, abbiamo aperto a Rovigo anche perché vicina a Padova, Ferrara e Vicenza, dove eravamo già presenti.

L'autore: Samuele Cafasso

Sono nato a Genova e vivo a Milano. Giornalista, già addetto stampa di Marsilio editori e oggi di AIE, ho scritto per Il Secolo XIX, La Stampa, Internazionale, Domani, Pagina99, Wired, Style, Lettera43, The Vision. Ho pubblicato «Figli dell’arcobaleno» per Donzelli editore. Quando non scrivo, leggo. O nuoto.

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